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Questo articolo è stato pubblicato il 03 gennaio 2015 alle ore 09:42.
L'ultima modifica è del 03 gennaio 2015 alle ore 09:46.

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«L'opinione pubblica tedesca è molto importante per noi», ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in una lunga intervista al quotidiano finanziario «Handelsblatt», uno dei (molti) organi di stampa che in Germania criticano duramente le sue scelte.

Draghi ha ragione. La Germania è non solo la più grande economia dell'Eurozona, ma la sua banca centrale è il modello sul quale è stata costruita la Bce. L'accettazione dell'unione monetaria da parte dell'opinione pubblica tedesca è la base della legittimazione della Bce. Inoltre, è dalla Germania che è venuta, e verrà, l'opposizione più aspra alle decisioni che l'istituto presieduto da Draghi ha preso negli ultimi anni e prenderà nelle prossime settimane.

Non è quindi un caso che, nella lunga rincorsa verso il consiglio del 22 gennaio, quando si prevede che la Bce approvi il Quantitative easing, l'acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri, un vero e proprio tabù per la Bundesbank, per i media, per buona parte della politica e dell'opinione pubblica tedesca, per la Corte costituzionale, la Bce abbia deciso di difendere la propria posizione in tre diverse interviste a giornali tedeschi, dello stesso Draghi, del suo vice Vitor Constancio, del capo economista Peter Praet, nel giro di una decina di giorni. L'opinione pubblica tedesca è in effetti un problema pressante per la Bce.

Non è detto che questa strategia di comunicazione abbia successo, anzi è possibile che sia destinata al fallimento. In fondo, come il presidente della Bce ha detto in un'altra occasione, «quando i fatti si scontrano con la religione, i fatti non hanno alcuna chance di spuntarla». E per molti degli oppositori della Bce in Germania, non ci sono fatti né argomentazioni che tengano, quando la loro religione dice il contrario.

La Bce è però anche la banca centrale di altri diciotto Paesi: mentre Draghi argomenta pazientemente con i media della Germania sull'assurda questione del “sequestro” dei risparmi dei tedeschi da parte della Bce, in Francia, in Italia, in Spagna, in Grecia si sta facendo strada un'opposizione molto più drastica all'idea stessa di unione monetaria, alimentata da diversi movimenti politici e che a sua volta dà loro fiato. L'euro è diventato, per molti politici europei, di opposizione e spesso anche di Governo, un facile capro espiatorio per coprire anni, in alcuni casi decenni, di scelte sbagliate dei politici stessi. Non ci si può aspettare che la difesa dell'euro venga da loro.

È la Bce ad avere il dovere di difendere l'unione monetaria, non solo con il Qe, ma anche con la sua autorevolezza. Per quanto importante, l'opinione pubblica tedesca non è l'unica rilevante per la sopravvivenza dell'euro.

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