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Per la Cdp soltanto investimenti «redditizi»

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Per la Cdp soltanto investimenti «redditizi»

L'Italia è tra i big. Sono tre i grandi co-finanziatori del Piano Juncker al fianco della Bei. Cdp, la tedesca Kfw, le francesi Cdc-Bpi, ognuna per 8 miliardi. Italia, Germania e Francia sono nel Piano con lo stesso impegno ma nessuno varca la soglia del nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici. Non a torto: Feis assorbirà le prime perdite. La Cdp è pronta a co-finanziare i progetti del Piano Juncker con un impegno fino a 8 miliardi di euro in tre anni. Prevedibilmente interverrà in prima battuta sui progetti infrastrutturali italiani, al fianco della Bei. È l'unica, tra l'altro, tra le casse già coinvolte nel Piano (Kfw, Cdc e la spagnola Ico per 1,5 miliardi) a poter fare leva su un accordo-quadro siglato nel 2009 con la Bei. La Cdp lavora da oltre un quinquennio in tandem e “framework” con la Banca europea (per le Pmi e per le infrastrutture) e questo potrebbe rivelarsi un vantaggio rispetto alle altre “Casse” che non hanno lo stesso contratto quadro avviato con il colosso guidato da Werner Hoyer. Non è da escludersi che la Cdp decida di intervenire finanziando anche progetti infrastrutturali cross border, al fianco delle altre “Casse”. E tra le opzioni sul tavolo dell'istituto guidato da Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini potrebbe esserci anche quella di operare su nuove “piattaforme” tramite la costituzione di Special purpose vehicles.

Quello che sicuramente non c'è, tra i ruoli che potrà ricoprire la Cdp nel Piano Juncker, è una partecipazione diretta nel capitale del nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici Feis. Questo perché il fondo, che fornirà le garanzie ai progetti per il credit enhancement (rating più elevati per attrarre gli investitori istituzionali privati) si accollerà le prime perdite. È un fondo di intervento a fondo perduto, quel tipo di rischio senza remunerazione che solo gli Stati possono decidere di correre pur di rilanciare l'economia.

Il capitale del fondo al momento è rappresentato da 16 miliardi dell'Unione europea e 5 miliardi versati dalla Bei (sottratti tra l'altro al capitale che la Banca già impiegava a copertura dei suoi finanziamenti tradizionali). Nel caso in cui uno Stato decidesse di aumentare il capitale del Fondo, quell'intervento verrebbe contabilizzato come debito pubblico (come è già accaduto nel caso del versamento dei singoli Stati membri dell'Eurozona nel capitale paid-in del meccanismo di stabilità ESM).

Gli interventi della Cdp, che è fuori dalla Pa, non costituiscono debito pubblico, Ma il punto è un altro. La Cassa investe i risparmi degli italiani, fino a questa settimana il risparmio postale e da questo lunedì anche il risparmio dei privati per transita per il sistema bancario. La Cdp quindi, come il suo ad e presidente non si stancano di ripetere, investe come operatore finanziario privato soltanto in operazioni che remunerano il capitale e che presentano un adeguato rapporto tra rischio e rendimento. Per questo l'ingresso della Cdp è un bollino blu sulla redditività e sostenibilità dei progetti infrastrutturali italiani che entreranno nel Piano Juncker: e se comunque ci saranno dei problemi e perdite, a pagare il conto non sarà la Cdp ma il Fondo europeo di investimenti strategici.

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