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Non si tratta di «lupi solitari»

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Non si tratta di «lupi solitari»

Difficile che sia una semplice coincidenza o persino l’effetto di una sorta di “idem sentire” tra i seguaci, i simpatizzanti e gli emulatori dei Daesh. Questa volta l’ipotesi dei “lupi solitari” sembra essere meno sostenibile. Un attentato in Francia (che poteva trasformarsi in un’ecatombe), una carneficina in Tunisia e una in Kuwait che avvengono contemporaneamente fanno piuttosto pensare a cellule dormienti attivate ad hoc

Lo scopo più verosimile è quello di mandare un segnale forte e chiaro circa il fatto che Daesh goda ottima salute e così ribaltare quella percezione di una sua possibile crisi che si era fatta strada nelle scorse settimane, sotto i colpi delle offensive dei curdi in Siria nella regione di Raqqa (la capitale del califfato), di Hezbollah nella zona del Qalamun (sul confine libanese) e dell’esercito iracheno a Tikrit oltre che dell’eliminazione di diversi proconsoli e comandanti di al Baghdadi dal Nordafrica al Levante fino alla Penisola arabica.

Gli attentati accompagnano infatti la controffensiva spettacolare che la legione nera del califfo ha scatenato nelle ultime 72 ore proprio contro la roccaforte curda di Kobane, al confine tra Siria e Turchia, sottoposta a un lungo assedio ma mai caduta nelle mani del nemico. Il valore simbolico della sua eventuale conquista sarebbe evidentemente enorme e gli attentati di queste ore (che potrebbero essere solo i primi di una più lunga serie) ne rappresenterebbero insieme l’amplificatore e il piedistallo.

Anche la scelta della collocazione geografica dei tre attacchi terroristici appare tutt’altro che arbitraria: Europa, Nordafrica e Penisola arabica. L’impatto di un’offensiva terroristica che prende corpo in tre continenti non poteva essere maggiore. Ma si tratta ancora una volta di teatri in cui Daesh era apparso in difficoltà o comunque dove si imponeva un cambio di strategia. In Nordafrica proprio la Tunisia è l’unica vera storia di successo di ciò che resta delle primavere arabe; ma è anche uno dei Paesi che fornisce il maggior numero di reclute per i campi di battaglia del Levante e conseguentemente di “reduci”, pronti a “importare” la rivoluzione in casa propria. Più in generale, dopo l’iniziale successo, anche la campagna di Libia del califfo in Nordafrica segnava il passo, ed ecco allora il sanguinario “colpo di teatro”.

Nella Penisola arabica al-Baghdadi deve fare i conti con le torsioni dei suoi antichi protettori sauditi, che sono sempre piuttosto disposti a utilizzare i servigi dei “salafiti da esportazione” ma che mal tollerano la loro intrusione in casa propria. La sfida del califfo qui è tremenda e insieme perfida ed è rivolta ai Sauditi e ai vari emirati che compongono il Consiglio di cooperazione del Golfo,che da settimane sta bombardando i ribelli sciiti in Yemen: «Siamo noi i campioni dell’islamismo sunnita radicale, siamo noi i veri salafiti che estirperanno l’eresia sciita dall’Islam». Un discorso che può essere suadente per chi è stato per anni blandito da una furiosa propaganda anti-sciita in chiave anti-iraniana…

Infine c'è l’Europa, e in Europa la Francia, ovvero il continente da cui provengono un numero sempre maggiore di combattenti, dove le popolazioni di fede islamica sono sempre più numerose ma non per questo più integrate o meno emarginate e dove la crisi economica aumenta la frustrazione e l’esasperazione di giovani che più facilmente di altri possono cadere preda della propaganda sanguinaria di Daesh. E l’Europa è colpita due volte: sul suolo francese e nei molti turisti massacrati in Tunisia. La scelta della Francia come target va probabilmente interpretata alla luce del suo tradizionale e nuovo attivismo verso il mondo arabo e verso l’Africa. Com’è noto, da alcune settimane gli aerei della Charles De Gaulle partecipano ai bombardamenti contro le posizioni “califfali”. Le truppe francesi stazionano ancora in Mali, la Francia sta fornendo 3 miliardi di dollari di armamenti (finanziati dai sauditi) alle Forze armate libanesi (Laf), proprio in funzione anti-islamista, e la sua azione politica nella regione si sta concretizzando anche nella ipotesi di forniture nucleari (civili) ai sauditi, sempre avendo in mente l’Iran. Tutt’altro che folle e molto lucida si conferma così essere l’azione di Daesh. Colpire nel mucchio, dunque, per trasmettere il messaggio che nessuno, dovunque esso sia, è al sicuro. Ma non certo colpire a casaccio o alla cieca: così appare configurarsi la strategia mortale scelta da al-Baghdadi come «prova della sua esistenza in vita».

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