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Padoan: lavoreremo alla ripresa del dialogo, conta l’economia…

Il ministro dell'Economia

Padoan: lavoreremo alla ripresa del dialogo, conta l’economia reale

Una lunga telefonata con Renzi, colloqui fitti con il direttore generale del Tesoro e con i suoi collaboratori più stretti: per Padoan quella di ieri sera è stata la serata più difficile da quando ha accettato l’incarico a ministro dell’Economia. La vittoria del “no” al referendum greco è un macigno lanciato contro questa Europa, ma mette a rischio in primo luogo i Paesi dell’eurozona più indebitati, quindi l’Italia tra i primi. Padoan è consapevole del rischio e sa che è bene, ad urne ancora calde, evitare di esporsi con dichiarazioni premature e non adeguatamente pesate con gli altri leader europei.

Si limita ad alcuni tweet in cui ribadisce che «integrazione» e «solidarietà» sono i pilastri dell’Europa e che le «riforme e gli investimenti sono in tutti i Paesi la chiave per recuperare la crescita sostenibile». Ma con il presidente del Consiglio e con i suoi collaboratori non nasconde le sue preoccupazioni per una situazione che rischia di essere difficile sui mercati già nelle prossime ore.

Per questo secondo Padoan l’Italia non ha scelta: «Lavoreremo – dice – a una ripresa del dialogo con la Grecia». Una linea condivisa all’interno del governo italiano, che verrà fatta pervenire anche alla Merkel e a Hollande, che oggi si incontreranno per decidere i prossimi passi di una partita a scacchi che si è ulteriormente complicata. L’Italia non parteciperà all’incontro, come è accaduto già altre volte, ma proverà comunque a far pesare la sua posizione, nella consapevolezza che la Francia non è anch’essa sulla linea dell’estrema fermezza espressa dalla Germania. «Bisogna cercare di riaprire il dialogo», malgrado tutto, perché un default greco e un’uscita non controllata dall’area euro possono mettere tutto l’eurosistema a rischio ed esporre pericolosamente il nostro Paese sui mercati finanziari.

Il ministro non drammatizza comunque i rischi. Nei suoi colloqui dice di aspettarsi certamente «una turbolenza e una forte volatilità alla riapertura dei mercati», ma confida «sullo scudo della Bce che ha ben operato anche nella scorsa settimana» limitando l’impatto sugli spread della crisi greca. C’è quindi una ragionevole speranza che i tassi di interessi non vadano fuori controllo nei prossimi giorni.

Piuttosto il ministro confida un’altra preoccupazione, quella che «l’incertezza possa gelare la ripresa che stiamo registrando nell’economia reale». «Questa – dice il ministro – è la vera partita. Dobbiamo evitare che il riacutizzarsi delle tensioni legate alla Grecia possa bloccare l’economia reale».

Stamattina Mario Draghi sentirà i capi di Stato e di Governo dell’eurogruppo. Con loro deciderà i prossimi passi della Bce in relazione alla Grecia e non solo. Ma intanto, è la convinzione condivisa tra Padoan e Renzi, «l’Italia deve fare di tutto per implementare, dare attuazione, alle misure approvate per il rilancio dell’economia».

«Questa – ha spiegato Padoan nei colloqui riservati di ieri sera – deve essere la nostra priorità e il nostro sforzo. Dobbiamo garantire che il Pil continui il percorso di ripresa sul quale a fatica si sta incanalando. Abbiamo molta carne al fuoco: le misure per il rilancio del credito approvate nell’ultimo Consiglio dei ministri, quella sulle procedure giudiziarie sul recupero crediti e quella sulla tassazione delle perdite sui crediti, eppoi le misure per le imprese, non dobbiamo farci distrarre da questo impegno, perché è qui che alla fine l’Italia si gioca la sua partita, anche nella sua credibilità verso i mercati finanziari».

Insomma l’Italia non è la Grecia, ha una struttura produttiva infinitamente più potente, e deve contare sulla forza del suo prodotto proprio per mettersi al riparo da qualunque turbolenza possa arrivare dall’esterno. Se saprà tenere la barra dritta sulla sua economia reale non ci saranno da temere spostamenti devastanti sui tassi di interesse. D’altra parte l’Italia ha già messo molto fieno in cascina quest’anno con le sue aste. E la previsione per quest’anno era quella di uno spread a 150. Lo scudo della Bce ci protegge. «Ma dobbiamo crescere, la ripresa si deve irrobustire: su questo ci giochiamo il nostro futuro e con noi se lo gioca l’Europa tutta».

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