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Se la Russia torna in partita

gli impatti sull’economia

Se la Russia torna in partita

A volte un nemico comune fa (ri)nascere importanti amicizie. Il Summit G20 di Antalya, in Turchia, non si è concluso con un piano di misure economiche straordinarie per ristabilire la traiettoria di crescita che, solo un anno fa a Brisbane, i leader avevano concordato per l’economia mondiale. Invece, ha gettato le basi per una nuova dinamica geopolitica che potrà contribuire a ridurre dei fattori di incertezza che attanagliano l’economia mondiale, i cui effetti sono destinati a materializzersi già nelle prossime settimane.

La tragedia degli attacchi terroristici a Parigi ha impresso, nel giro di poche ore nel ristretto perimetro di sicurezza della cittadina di Antalya, una potenziale svolta alle relazioni dell’Occidente con la Russia con l’evidente obiettivo di privilegiarne gli aspetti cooperativi su quelli conflittuali. Rispetto al precedente Summit di Brisbane lo scorso novembre, quando Vladimir Putin, il leader russo, lasciò in anticipo per l’evidente isolamento, anche personale, al tavolo dei lavori, ad Antalya, Putin è stato uno dei protagonisti inattesi con una fitta agenda di incontri bilaterali tra cui spicca quello potenzialmente conciliatorio con il presidente americano, Barack Obama.

Il Fondo monetario internazionale prevede che il pil della Russia si contragga del 3,8 per cento nell'anno in corso, e che tale contrazione prosegua per il prossimo anno, riflettendo l’interazione del regime sanzionatorio con l’abbattimento dei prezzi delle risorse energetiche che la Russia produce. Le sanzioni inflitte alla Russia lo scorso anno da Stati Uniti, Ue e altri paesi occidentali, in seguito all'invasione dell’Ucraina e all’annessione della Crimea, hanno avuto l’effetto di comprimere l’interscambio commerciale da e per la Russia.

Gli effetti depressivi di tale dinamica si combinano con il generalizzato indebolimento delle prospettive di crescita delle economie emergenti – come il progressivo rallentamento della Cina e la contrazione in Brasile – e il deflusso netto di capitali dai paesi emergenti per la prima volta dalla fine degli anni Ottanta, secondo le previsioni dell’Institute of International Finance. Eppure, nel periodo 2008-14, solo le economie dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno contribuito per oltre la metà della crescita economica mondiale, e le altre emergenti hanno apportato un ulteriore terzo.

Nel complesso, il confronto tra l’export commerciale della Ue verso la Russia mostra una riduzione del 30 per cento in meno solo nel secondo trimestre dell’anno in corso rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. L’impatto per l’export italiano è stato pari a una riduzione del 29 per cento, del 43 per cento per la Francia, e del 28 per cento in meno per la Germania, sospinto da vari settori del comparto manifatturiero tradizionale, ma anche dai settori della difesa e dell’energia.

L’abbattimento dell'interscambio con la Russia interagisce con un generale deterioramento dei flussi di export verso le altre economie sistemiche, la cui dinamica sta diventando particolarmente evidente in Germania. Il dato di pil per il terzo trimestre dell'anno rilasciato giorni fa evidenzia un contributo negativo della domanda estera sospinto da un nuovo calo dell'export, questa volta, verso la Cina. D'altro canto, proprio il regime sanzionatorio verso la Russia ha ristretto sinora la possibilita' di mitigare l'impatto del rallentamento della Cina, riorientandone l'export verso altri mercati come la Russia e le economie ad essa collegate. Non e' un caso che in Francia, l'amministrazione stia gia' considerando di proporre la revisione del regime sanzionatorio nel quadro di un complessivo riorientamento delle relazioni verso Mosca che privilegi l'interlocuzione diplomatica rispetto a quella sanzionatoria. Di questo e di altri sviluppi, si parlera' nel vertice che il presidente francese Francois Hollande terra' a breve con Obama e Putin.

Da parte russa, e' arrivato, nel frattempo, un ulteriore segnale di distensione proprio sulla partita ucraina che aveva scatenato il regime sanzionatorio. Sempre ad Antalya, il ministro delle finanze russo, nel colloquio bilaterale con Christine Lagarde, direttrice generale del Fmi, ha indicato che la Russia e' ora disponibile a trattare sulla ristrutturazione del debito ucraino, del quale e' tra i maggiori creditori, e che il programma di assistenza del Fmi a Kiev puo' pertanto proseguire.

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