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Dal digitale chance per giovani e Sud

trani - durezione hackathon 2016

Dal digitale chance per giovani e Sud

Quella di Francesco Caio è forse la frase più dura da mandar giù. «Il digitale – dice l’amministratore delegato di Poste Italiane – è per i nostri anni come la siderurgia per la fine dell’800. Un motore di sviluppo. Ma ci si è chiesti dove si vuole puntare? Il sistema finanziario zoppica e la politica industriale non è granché. Ci si è chiesti sul come sostenere i centri universitari, sul come attirare i fondi, sulle regole per la fiscalità?». Insomma la progettualità di base, necessaria, insieme alle idee chiare, per agganciare un futuro che altrimenti fuggirà via velocissimo, senza che probabilmente l’Italia se ne accorga. Con tutto quel che ne consegue a livello economico e di sviluppo: «Anche solo pensando alla Pa, una lingua standardizzata nel digitale è un passaggio non facile ma se lo Stato lo facesse sarebbe la migliore spending review».

Futuro, economia, digitale, ma anche territorio, giovani che vanno via e sforzo necessario della politica per far sì che questo non accada. Di questo si è parlato ieri a Trani, nella splendida cornice del Castello Svevo, in occasione di “Direzione Hackathon 2016” : una sorta di “puntata zero” di quello che si preannuncia come il festival globale dell’economia al tempo del digitale. Un’iniziativa, salutata con grande favore anche dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, voluta dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, insieme con Confindustria Bari-Bat e che per la Puglia diventerà un appuntamento annuale fisso. Dal 9 al 12 giugno 2016 alle “Vecchie Segherie Mastrototaro” di Bisceglie si ritroveranno 200 startuppers per una maratona in grado di mettere in contatto le migliori idee d’impresa con i principali investitori nazionali e internazionali.

«Con Hackathon 2016 – ha spiegato Boccia – sarà il resto del mondo che verrà al Sud e non viceversa come al solito, senza costringere i giovani ad andar via. Anziché fare andare i nostri ragazzi in giro per il mondo con il cappello in mano da Milano a Parigi, da Londra a New York, vogliamo portare qui i principali investitori nazionali e internazionali, vogliamo capovolgere le abitudini italiane sul finanziamento alle idee nel mondo digitale». Considerazioni, queste, fatte mentre a Venaria, in Piemonte, si discuteva di digitale, alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Teniamoci per mano nel segno dell’equità fiscale, della redistribuzione del valore collettivo e delle opportunità che l’economia digitale offre», ha detto Boccia rivolgendosi idealmente al premier.

Le considerazioni fatte dal presidente della Commissione Bilancio della Camera sono centrali anche nel ragionamento di Domenico De Bartolomeo, presidente di Confindustria Bari-Bat, che punta il focus sul versante imprese. «Dobbiamo – ha spiegato De Bartolomeo – aumentare la competitività delle aziende. E dobbiamo farlo sforzandoci di creare un contesto completo e funzionale attorno alle imprese di eccellenza. Altrimenti ogni attività resta fine a se stessa. E invece occorre sostenere questa sfida lavorando come sistema». E in questo senso «la politica e lo Stato devono stare molto vicino alle piccole e medie aziende».

Al centro di queste discussioni ieri a Trani c’è stato però sempre, ben visibile, il fil rouge della rivoluzione digitale che bussa con grande insistenza alle porte del nostro Paese, come dappertutto. Francesco Caio, dal palco di Direzione Hackathon 2016 non ha dubbi sulla conditio sine qua non: «Il digitale sarà un’opportunità che il Paese riuscirà a sfruttare solo se si sarà liberi di dirsi le cose come stanno. Alcuni mestieri non servono più. Far finta di nulla è rischioso. Il digitale, in questo, mette a nudo le inefficienze come le opportunità di crescita». E c’è tempo anche per un pensiero diretto esplicitamente a Google, Facebook e Amazon: «Sono esempi di accumulazione rapidissima di valore nelle mani di pochi che possiedono un algoritmo. Bisognerebbe redistribuire le opportunità. I leader cambiano. Non facciamoci narcotizzare - ha concluso Caio - dal fatto che non si possa pensare al dopo Google».

Il tema della redistribuzione della ricchezza ai tempi del digitale è venuto fuori in più occasioni durante tutti gli interventi al convegno. Ma al di là di questo, secondo Caio lo sviluppo digitale ha in sé un presupposto imprescindibile: «Occorre cambiare prospettiva in Italia. Questo è un Paese che si è preoccupato di conservare la ricchezza accumulata, senza pensare opportunamente a quella da costruire. Siamo stati strepitosi da poveri, ma un disastro da ricchi».

Dalla redistribuzione della ricchezza in giù, i giganti del web sono spesso (anche ieri) al centro di una vulgata non certamente benevola. A loro si imputa (si veda anche l’articolo in basso), di non seguire le stesse regole del gioco alle quali sono sottoposti gli altri attori, né sul fronte del rispetto della proprietà intellettuale dei contenuti, né su quello della tassazione. Non ci sta Diego Ciulli, di Google, che ha invece indicato in Google «un partner in tema della tutela dei contenuti contro la pirateria, grazie a servizi da noi come “Content Id”» e comunque in generale un partner delle imprese per far fruttare «la grande opportunità rappresentata dalla trasformazione digitale».

Una posizione espressa più volte nel tempo dal colosso di Mountain View, ma che non ha convinto granché in sala, con la discussione che ha virato spesso sul tema dei contenuti non remunerati per come dovrebbero essere pagati. Se ne è parlato in particolar modo nel panel della mattina in cui Filippo Sugar (presidente Siae), Enzo Mazza (presidente Fimi), Roberto Razzini (ceo Warner Chappel Music Italia), Daniela Biscarini (responsabile multimedia entertainment di Telecom Italia)e gli Zero Assoluto hanno messo a fuoco l’incrocio fra economia digitale e musica. Del resto uno studio Roland Berger (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) quantifica in 369 milioni il valore generato dai produttori di contenuti in Italia a favore degli “intermediari tecnici” (search, social) ma per il quale gli stessi produttori di contenuti non ricevono nulla.

Nel trattare di economia digitale a “Direzione Hackathon 2016” c’è stato anche modo di parlare di esperienze di successo: Key4biz, Luisa Via Roma, TheOutplay. Anche qui però il Ceo di TheOutplay, Andrea Pezzi, non ha mancato di citare esperienze di successo come AirBnb, che «sta per sbarcare in Borsa e vale quanto la più grande catena alberghiera, pur non avendo asset», ma anche i problemi che derivano «dall’esistenza di posizioni dominanti come quella di Google». Si chiude con un aneddoto raccontato da Francesco Boccia: «Ripenso ancora a quando l’ex ambasciatore Usa in Italia mi invitava a non occuparmi di Web tax. E io per risposta lo invitai a non occuparsi della capacità di legiferare del Parlamento italiano».