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Libri, il 2015 «vede» il positivo

fiera nazionale piccola editoria a roma

Libri, il 2015 «vede» il positivo

Senza tanto clamore e con tutte le difficoltà del caso, dopo tutto il gran parlare di concentrazioni editoriali, di colossi, di sigle che riconquistano la libertà e ciurme che costruiscono nuove imbarcazioni, forse il 2015 verrà anche ricordato come l'anno nel quale i piccoli editori hanno, se non trainato, molto aiutato il comparto editoriale a rivedere la ripresa. Forse il 2015 è proprio l'anno dei piccoli, capaci di centrare l'obiettivo di rientrare in territorio positivo prima e meglio dei loro rivali più grandi.

Un'impressione supportata dai numeri Nielsen nell'indagine commissionata dall'Aie che ieri hanno fotografato il mercato editoriale alla vigilia del Natale (tradizionalmente il picco delle vendite di libri) in occasione dell'apertura della 14esima edizione di «Più Libri più Liberi», la fiera della piccola e media editoria in corso a Roma, all'Eur, fino all'8 dicembre (380 espositori, 330 incontri con molti scrittori e saggisti noti e 50 mila presenze previste).

«È un bene che ci sia un segnale di ripresa, ma abbiamo un grande lavoro da fare per recuperare un ritardo storico che ha il nostro Paese rispetto ad altri Paesi europei» ha messo in guardia il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che ha inaugurato la manifestazione, spiegando perciò che è «necessario un lavoro sulla lettura che va fatto nelle scuole, e abbiamo iniziato a farlo». Aggiungendo che ora «ognuno deve fare la propria parte insieme, grandi e piccoli editori, per aumentare il numero di lettori in Italia. Se insieme lavoreremo per questo, i risultati arriveranno». A ribadire l'importanza del libro e dell'ecosistema della lettura e dell'editoria era stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con un messaggio letto nella cerimonia di inaugurazione. «I libri sono, insieme, un bene privato e un bene pubblico, perché generano sapere condiviso. Sono il patrimonio che lasciamo alle giovani generazioni, le radici sulle quali continuare a costruire il futuro della nostra comunità. È necessario adoperarsi per garantire la maggiore libertà editoriale possibile. Le piccole e medie case editrici coraggiosamente e faticosamente continuano a investire nella cultura».

Per tornare ai numeri, chiudono in bellezza i primi dieci mesi del 2015 i piccoli editori (che sono definiti come i marchi editoriali indipendenti il cui fatturato a valore di copertina non supera i 13 milioni di euro all'anno) conquistano un doppio segno più, sia per numero di copie vendute che per fatturato. Tra i generi in cui primeggiano la graphic novel (va detto che i piccoli però detengono la stragrande maggioranza delle pubblicazioni del genere) e i colouring book (tuttavia un fenomeno di moda). «Siamo cautamente ottimisti» ha concesso il presidente dell'Aie Federico Motta. «Adesso dobbiamo lavorare ancora di più per recuperare. I piccoli editori sono la nostra speranza. Dimostrano la capacità di anticipare le tendenze. È quello che dobbiamo fare, per attivare nuove leve di crescita e recuperare lettori e fatturato». Per Motta il comparto sembra che lasci intravvedere ormai il segno + a fine anno. A fine ottobre, per i libri di carta nei canali trade, e senza Amazon, si stima un -1,6% di fatturato (circa 14 milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2014). Il segno è ancora meno ma in continuo recupero, dunque, e tende allo zero se si stimano i canali non censiti e l'ebook. Le copie di libri di carta venduti nei primi dieci mesi del 2015 segnano invece un -4,4%. Guardando ai generi preferiti del mercato complessivo cala la fiction straniera mentre cresce quella italiana.

Bene il settore bambini che incrementa la sua crescita al punto che quasi un libro su 4 venduto nel 2015 è per bambini, ben di più di quanto si venda a copie di narrativa italiana (circa 1 su 6) e solo un po' meno delle copie vendute di fiction straniera (1 su 4). Se dai dati complessivi del mercato trade si toglie la grande distribuzione, gli esiti sono nettamente più positivi: -0,2% a fatturato e -1,7% a copie. Su questo perimetro si possono confrontare bene le performance di piccoli e grandi. E gli esiti sono opposti: +1,7% di copie vendute e un +2% di fatturato per i piccoli editori. E -2,8% di copie vendute e un -1,1% di fatturato per gli altri. Per i piccoli crescono la fiction italiana (+14,7% a copie ma +23,5% per fatturato), il settore bambini e ragazzi (+8,9% a copie e +11,1% per fatturato). «Dopo cinque anni di mercato editoriale con il segno meno, l'emorragia – ha sottolineato Antonio Monaco, presidente del gruppo Piccoli editori di Aie – si sta fermando. Ma tutti sappiamo però che nulla sarà come prima».

Proprio per questo Monaco ha lanciato un appello ai suoi colleghi e alle istituzioni, una sorta di manifesto in cinque punti che è un «impegno civile» della piccola editoria che si fa propositiva, abbandonando gli atteggiamenti più difensivi e rivendicativi. Certo, una maggiore alleanza tra i piccoli, anche per migliorare le performance nelle librerie (come visibilità e come forza commerciale) sarebbe auspicabile, perché le differenze con i grandi ovviamente permangono. «Piccoli e grandi editori sono un unico mondo. Non ci sarebbero gli uni senza gli altri e il mercato non potrebbe farne a meno» ha detto a margine l'ad di Mondadori, Enrico Selva Coddé che, curiosamente, era presente a una fiera della piccola editoria insieme agli altri rappresentanti dei grandi gruppi editoriali italiani. C'erano anche Stefano Mauri, presidente e ad di Gems ora secondo gruppo italiano e Alessandro Monti, direttore operativo di Feltrinelli. Segno dell'attenzione che l'editoria più piccola sa richiamare e della sua vitalità. Stessa vitalità che Selva Coddé rileva nella mossa dell'addio di Elisabetta Sgarbi a Bompiani per far nascere una nuova (piccola) casa editrice. «È un segno di vitalità dell'editoria». E per Stefano Mauri la Sgarbi «è un esempio di passione», che non è prerogativa dei piccoli. Parole di un editore che grande lo è diventato, in poco più di un decennio e spesso usando (ancora oggi) tecniche che molti piccoli rivendicano come loro caratteristica. «Bisogna far quadrare i bilanci seguendo la propria curiosità culturale». E vale per tutti gli editori, grandi e piccini.

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