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L’aumento diluitivo che squilibra il mercato

ANALISI

L’aumento diluitivo che squilibra il mercato

La formula degli aumenti diluitivi disorienta. La riprova si è avuta ieri all’avvio dell’aumento di capitale Saipem che ha proposto un’operazione da 3,5 miliardi con l’emissione di 9,668 miliardi di azioni da collocare al prezzo unitario di 0,362 euro: ogni azione aveva un diritto per sottoscrivere 22 nuove azioni a questo prezzo. Il vecchio capitale è costituito da un numero molto inferiore di azioni: 441,41 milioni tra ordinarie e risparmio.
Per chi segue l’aumento di capitale, sottoscrivendo le nuove azioni, non cambia nulla nella percentuale di partecipazione al nuovo capitale. Per chi non segue, la diluizione è del 96%, vale a dire che - a ricapitalizzazione avvenuta - la quota di azioni di chi non sottoscrive si sarà ridotta al 4% rispetto al peso originario. In teoria però il valore del pacchetto non sarebbe perso se l’azionista riuscisse a vendere i diritti al prezzo teorico pieno. Cosa che ieri non è avvenuta, anche perchè non si è riusciti a scambiarli se non nell’asta di chiusura, dove i diritti trattati sono stati pochissimi e dove il prezzo che si è formato era molto inferiore al valore teorico.

Giovedì, quando sono state fissate le condizioni dell’aumento di capitale, Saipem aveva chiuso in Borsa a 5,29 euro per una capitalizzazione di 2,3 miliardi. Venerdì il titolo aveva già risentito dell’annuncio cedendo oltre il 20% per scendere a 4,2 euro, con la capitalizzazione di Borsa scesa di conseguenza a 1,8 miliardi. Senza variazioni da venerdì, le azioni Saipem dopo lo stacco del diritto avrebbero dovuto quotare 0,529 euro. Ieri le azioni hanno registrato prezzi più alti - 0,5645 euro in mattinata e poi 0,627 euro - a riflettere probabilmente le ricoperture di chi era andato “corto”.
Al prezzo di chiusura delle azioni, il diritto avrebbe dovuto valere 5,08 euro. Invece, per tutta la seduta, sui diritti non si è riusciti a incrociare domanda e offerta, non tanto per questioni di quantità, quanto per questioni di prezzo, col prezzo del venditore troppo alto rispetto a quello che l’acquirente era disposto a pagare. Il risultato è che i diritti hanno fatto prezzo solo nell’asta di chiusura a 2,94 euro, con scambi che hanno interessato poco più di 1,7 milioni di pezzi. Vale a dire meno dell’1% rispetto ai diritti teoricamente negoziabili. Infatti, c’è una parte di azionariato stabile che ha confermato l’impegno a sottoscrivere: l’Eni che ha il 42,93%. E c’è un’altra parte di azionariato che presumibilmente seguirà l’aumento per non diluirsi: discorso che riguarda il fondo Dodge &Cox che ha il 12,22% e People’s bank of China che ha il 2,04%. Dai 441,3 milioni di diritti totali, togliendo quelli legati alle partecipazioni “stabili”, si scende cioè a 188,9 milioni di diritti teoricamente smobilizzabili. Di certo azioni e diritti Saipem devono ancora trovare un equilibrio.

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