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La via pugliese per l’agricoltura biotech

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La via pugliese per l’agricoltura biotech

Da terra del rimorso a terra del biotech. Nel 59 l’etnologo napoletano Ernesto de Martino girava il Salento in compagnia di uno psicologo, un musicologo e un sociologo. L’oggetto dei suoi studi erano le tarantate, la cura rituale delle contadine morse dalla taranta. Se un etnologo dei nostri tempi volesse ripetere il viaggio di De Martino, farebbe bene a reclutare un ingegnere, un chimico e un agronomo, gli unici capaci di scandagliare una terra che si può tentare di capire solo lasciandosi alle spalle città confusamente imperfette. L’oggetto dell’indagine è cambiato, e solo gli scienziati sembrano in grado di decodificare un mondo in cui la tecnica ha preso il sopravvento. Tra Leuca e Castrignano del Capo gli uliveti popolano una campagna che si trasfigura in luogo sacro, il nostro Getsemani, il luogo perfetto per una riflessione sull’immensità di questo giardino sul quale incombe come una catastrofe il batterio della Xylella fastidiosa. Ma più che ai vecchi contadini, figure omeriche e segnate dal tempo, si deve bussare alle porte delle università per cogliere gli effetti di un Big Bang. La prima cosa che colpisce è l’interdisciplinarietà. Al Politecnico di Bari ci sono studiosi che lavorano alle applicazioni in agricoltura di una nuova sonda a ultrasuoni che moltiplicherà il contenuto di polifenoli nell’olio e nel vino. È l’irruzione della nutraceutica (neologismo di nutrizione e farmaceutica) nell’agricoltura pugliese, con ricadute per ora insospettabili sull’export e la produzione. La prima scoperta l’ha messa a segno l’università di Foggia con Carmela La Macchia. Trattando in vitro il grano arso alle alte temperature si genera una modifica chimica che annulla l’effetto negativo del glutine. Il primo brevetto è del giugno del 2014 (con Aldo Di Luccio e Carmen Gianfrani); il secondo, del dicembre 2015, è solo della La Macchia. La tecnologia è stata poi ceduta al gruppo Casillo di Corato, che aveva finanziato prima la ricerca con 800mila euro e nei prossimi anni sosterrà la spin off nata dalla scoperta del gluten friendly, New gluten world, con altri 1,2 milioni. Piccolo giallo: Di Luccio, sostenuto dalla Gianfrani, frena: «Scoperta valida, ma ci vuole ancora tempo». Carmela La Macchia procede come un treno: «Abbiamo provato che sul celiaco il gluten friendly avrebbe un effetto antimicrobico, probiotico e di ripristino della flora intestinale». Operazione con ricadute difficilmente stimabili. Il mercato del gluten free nel 2021 avrà un valore di 8,3 miliardi di dollari. Casillo venderà in 25 Paesi, il resto lo gestirà su licenza. In cinque anni Ngw potrebbe fatturare 44 milioni di euro. Più armonica la storia di Riccardo Amirante e Maria Lisa Clodoveo, marito e moglie (si veda l’articolo in basso). Lui insegna al Politecnico, lei ad Agraria, tanto che qualcuno li chiama i Curie della Puglia («Non mi piace, non hanno fatto una bella fine», scherza Amirante). L’interdisciplinarietà, sempre evocata ma in passato poco praticata, sperimentata con successo da Amirante e Clodoveo, ha contagiato anche la tecnostruttura. A Domenico La Forgia, ex rettore dell’università del Salento, cooptato da Emiliano a capo dell’innovazione tecnologica nell’assessorato regionale alle Attività produttive, si somma Gian Luca Nardone, ordinario di Economia ed Estimo rurale a Foggia e due mesi fa nominato direttore generale del Dipartimento agricoltura della Regione Puglia. L’ufficio del professore, in viale Nazario Sauro, nel palazzo che ospita il Corpo forestale dello Stato, restituisce il clima di luoghi trascurati: segretarie imbronciate e neppure una targhetta con il nome. Il professore fa una lezione di Economia agraria in poche battute. E comincia dal principio della Red Queen: «Corri a perdifiato per restare sempre nello stesso posto». Una metafora che si attaglia perfettamente ai contadini. «La prima lezione che faccio ai miei studenti del primo anno? L’agricoltore paga sempre per tutti». Nardone non ha dubbi: nanotecnologie e meccatronica stanno cambiando il mondo della Food industry. Il professore foggiano ama le frasi a effetto. E recita il paradosso di King: «Quando il buon dio manda la grandine, sta facendo un regalo al contadino». Conseguenziale la conclusione: raccolto giù, prezzi su. Sull’agricoltura si replica lo stesso copione della meccatronica. Qui non manca il piano nazionale della ricerca, ma la politica centralizzata dei cluster per sua natura non tende ad enfatizzare le specificità regionali. «Se fossimo in Olanda, tutti cercherebbero di replicare il modello pugliese, almeno nel Sud. Le organizzazioni più virtuose sono quelle orizzontali, federate, non verticali» dice il capo del Dipartimento agricoltura. Di una cosa Nardone è orgoglioso: «Da Foggia alla punta estrema del Salento, tutti i nostri agricoltori utilizzano la lotta integrata». Di basso impatto ambientale e riuso della frazione organica è fatta la storia di un’altra impresa, la Tersan di Bari, fondata da Silvestro Delle Foglie, un nome una missione. Il nome (Terra sana) già dice tutto. Con l’aiuto dei figli, Leonardo e Claudia, la Tersan ricava dalla frazione organica un compost su misura dei singoli terreni, il Biovegetal, che va a ruba tra gli agricoltori. Con le ricerche del Cnr e del Politecnico, l’azienda barese ha creato dei fertilizzanti naturali. Gli agricoltori rimangono a bocca aperta quando scoprono che la materia prima del biofertilizzante è la frazione umida che si raccoglie nelle cucine di Bari e dintorni. «Una cosa impensabile solo dieci anni fa» dice Claudio delle Foglie, che ha creato una serra lunga un chilometro e un uliveto da una ventina di ettari per sperimentare le nuove composizioni. Investimenti di dieci milioni, ma il patriarca Silvestro, che per anni ha declamato nel deserto («lavori la spazzatura» gli dicevano come se fosse un appestato) esprime soddisfazione con riserva. Il suo pensiero lo affida a una profezia di Aldo Moro, incorniciata e appesa sopra la sua poltrona con la faccia dolente del premier di Maglie: «Se non nascerà un nuovo senso del dovere, questo Paese non si salverà».

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