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Nessuna cambiale in bianco per Erdogan

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l’analisi

Nessuna cambiale in bianco per Erdogan

«L’Unione Europea ha bisogno della Turchia più di quanto la Turchia non abbia bisogno dell’Unione Europea»: questa l’ultima bordata del sempre più bellicoso presidente turco Recep Tayyip Erdogan, pronunciata mentre teneva un discorso a una riunione di dirigenti municipali ad Ankara e la polizia turca rifiutava il visto di ingresso in Turchia a un giornalista tedesco della tv pubblica Ard.

Il presidente turco, sempre più a suo agio nelle vesti di un sultano ottomano, ha così replicato alla risoluzione,che ha definito «provocatoria», con cui giovedì scorso l’Europarlamento, relatrice l’olandese Kati Piri, dei Socialisti & democratici,ha adottato con 375 voti contro 133 il rapporto nel quale si denunciano il «regresso» e i «passi indietro» della Turchia in tema di diritti fondamentali: dalle libertà di espressione, di opinione e di stampa.

I parlamentari europei, nell’ambito dell’accordo sui migranti tra Ue e Turchia, devono dare il via libera all’abolizione dei visti per i cittadini turchi diretti in Europa, ma dopodomani si riuniranno nella commissione Libertà civili per prendere in esame i progressi di Ankara e preparare il voto in plenaria. L’esito del voto in aula non è affatto scontato, viste le forti preoccupazioni sulla libertà di stampa,dopo il forzoso cambio di proprietà del maggior quotidiano turco Zaman,e «l’escalation delle violenze nel sud-est del Paese», a maggioranza curda, «dove 400mila persone hanno dovuto lasciare le proprie case». Un voto contrario potrebbe bloccare l’intesa sui migranti.

Il momento scelto da Erdogan per la sua sortita contro l’Europa non è casuale ed è coinciso con l’intervento del premier Ahmet Davutoglu davanti al Consiglio d’Europa: «Continuo a credere che avremo l’esenzione dai visti a giugno. Se non sarà così, allora nessuno potrà aspettarsi che la Turchia mantenga i suoi impegni».Insomma la minaccia a Bruxelles è chiara: senza abolizione dei visti salta il patto sui migranti.

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, ha ricordato che «la liberalizzazione dei visti è una questione di criteri. I criteri non saranno annacquati nel caso della Turchia».In realtà l’Europa, già in fase di dissolvenza, non deve annacquare se stessa, i suoi valori fondanti se vuole continuare nel percorso unitario.

Il Parlamento europeo aveva già messo in guardia contro l’assegnazione di un «assegno in bianco» ad Ankara e criticato lo snellimento dell’iter di adesione alla Ue in cambio della disponibilità a riprendere indietro i migranti irregolari.

Se Ankara ha pensato di poter usare il Patto con la Ue sui migranti come un’arma per costringere ad accettare la sua contradditoria condotta in ogni caso, oltre ai sei miliardi di euro già sul piatto, è il momento per mandare un messaggio forte e chiaro sul Bosforo: i diritti fondamentali non sono materia negoziabile.

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