Commenti

Cultura e creatività, il metodo inglese

libro bianco del governo britannico

Cultura e creatività, il metodo inglese

A più di cinquant’anni dalla precedente (e unica) versione, il Governo britannico ha presentato recentemente un impegnativo Libro bianco sulla cultura, che il ministro per Cultura, Media e Sport, Ed Vaizey, definisce una «visione di cultura in azione – di cultura che sta rinnovando la nostra società, e le nostre economie, sia a livello nazionale che locale».

Del documento inglese ci sono almeno due aspetti che risultano interessanti anche per l’Italia. Innanzi tutto, l’enfasi con la quale il governo ribadisce lo stretto collegamento tra la cultura e il settore creativo, che assicurano, insieme, un contributo essenziale e crescente al benessere collettivo: dal libro bianco risulta, ad esempio, che mentre l’economia britannica è cresciuta tra il 2008 e il 2014 di oltre il 12%, lo sviluppo delle industrie creative è stato del 29%; l’intero settore vale ormai oltre l’8% dell’economia britannica. Ma la cultura vale non solo per quello che rende: accanto a quello economico, infatti, il Governo sottolinea l’importanza del valore intrinseco, e di quello sociale della cultura, rappresentato dalla capacità di determinare una vita migliore per tutti, e di influire perfino sulle condizioni di salute.

Il secondo aspetto riguarda proprio l’obiettivo che il governo si dà di favorire al massimo la diffusione della cultura. I dati dimostrano, infatti, che la “democratizzazione” della cultura, anche in Gran Bretagna è un risultato tutt’altro che pacifico: occorre dunque operare, dice il governo, perché bambini, giovani, minoranze e categorie disagiate possano appunto accedere ai benefici che la cultura assicura. A proposito dei quali, il documento aggiunge che l’investimento in cultura è la strada maestra per rinnovare le comunità locali; e per ribadire quel “soft power” di Londra che guida già le classifiche internazionali al riguardo: la cultura, insomma, per migliorare la Gran Bretagna a casa propria e per rafforzarne la reputazione a livello globale.

Ma il libro bianco non vuole essere un libro dei sogni; le azioni sono indicate con chiarezza e vanno nella direzione non solo di investire, quando necessario, di più, nonostante la spending review: per esempio, coi 150 milioni di sterline destinati al British Museum, al Victoria ed Albert Museum e allo Science Museum. Fondamentale sarà la leva fiscale, con nuove agevolazioni, per esempio, per favorire la cessione di opere d’arte a titolo successorio; col rafforzamento del programma Catalyst, che ha l’obiettivo di far collaborare lo stato, l’Arts Council e la Lotteria nazionale per individuare forme innovative di finanziamento e di gestione delle attività culturali; con agevolazioni fiscali a favore della musica (a partire dal prossimo aprile) e dei musei (dal 2017); e con uno schema pilota di crowdfunfdung, per accompagnare le organizzazioni capaci di trovare sul mercato risorse private.

Ultima notazione di metodo: il documento si conclude con un’appendice che indica specificamente gli obiettivi che si intendono raggiungere, e gli indicatori quali-quantitativi, alcuni dei quali inediti, o da perfezionare, coi quali misurare le performance.

Notizie interessanti per la cultura giungono anche dal Canada, dove il governo di Justin Trudeau jr. ha sensibilmente aumentato nel budget 2016 (significativamente intitolato “Rafforzare la classe media”) il finanziamento alla cultura, che lì comprende anche il contributo al canale radiotelevisivo pubblico Cbc: complessivamente la spesa pubblica per la cultura passerà dai 340 milioni di dollari di questo esercizio finanziario a oltre 356 nel 2020-21. Il Canada Council for the Arts, cioè l’organismo pubblico che distribuisce i finanziamenti alla cultura, vedrà passare la propria dotazione da 40 a 180 milioni di dollari. La svolta è senz’altro senza precedenti, ma non ha mancato di suscitare interrogativi su come questo fiume di denaro verrà speso: il Canada, infatti, ha la tradizione di finanziare soprattutto gli artisti, col rischio di inflazionare l’offerta e di provocare sprechi.

Proprio il libro bianco di Londra, infatti, conferma che le risorse, da sole, non bastano: perché raggiunga i fini che le sono prefissi, occorre che la cultura coinvolga tutti, che un numero sempre crescente di cittadini ne colga i vantaggi per la propria esistenza e per il futuro dei propri figli, che nuove forme di gestione siano sperimentate.

© Riproduzione riservata