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Perché Berlino sta con Vienna

le difficoltà di angela merkel

Perché Berlino sta con Vienna

Scotta sempre di più il terreno politico sotto i piedi di Angela Merkel e questo spiega almeno in parte la solidarietà verso l’Austria.

Scotta sempre di più il terreno politico sotto i piedi di Angela Merkel e questo almeno in parte spiega l’atteggiamento di “solidarietà” all’Austria sulla questione del Brennero esibita venerdì scorso dal suo ministro degli Interni, e compagno di partito, Thomas de Maizière. Gli scontri tra estremisti di sinistra e polizia che hanno contrassegnato l’apertura a Stoccarda del congresso nazionale di Alternative für Deutschland (AfD) rivelano un clima sociale e politico a dir poco incandescente. Frau Merkel avrà pure ottenuto l’appoggio e il plauso di Barack Obama, del papa e della stampa liberal di mezzo mondo per la sua politica di proclamata apertura ai migranti durante la scorsa estate. Ma resta il fatto che da quel momento in poi ha dovuto confrontarsi con il malessere che attraversa l’altra metà della Germania, paradossalmente maggiormente avvertito nelle regioni della ex Ddr, da cui pure la cancelliera proviene.

È proprio questo malessere che ha gonfiato le vele elettorali di AfD, guidato da un’altra donna, Frauke Petry, in tutte le ultime consultazioni regionali e locali, che ha portato a rapporti sempre più tesi con la costola bavarese (Csu) della democrazia cristiana tedesca (Cdu) e che ha provocato critiche anche all’interno della stessa Cdu. Non a caso, nel corso degli ultimi mesi, Frau Merkel ha agito in maniera tutt’altro che coerente con lo scioccante annuncio («vi accoglieremo tutti») che ha contribuito non poco ad alimentare il flusso attraverso la via balcanica che ha ulteriormente affossato una Grecia già prostrata dalle draconiane misure finanziarie impostele dalla troika per il suo “salvataggio”.

Di queste, l’accordo con la Turchia, affinché blocchi i profughi siriani e iracheni sul suo territorio, sostanzialmente imposto agli altri Paesi europei, in cambio della liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi in ingresso nella Ue, è stato il passo più significativo. Quell’accordo, e i ripetuti endorsements politici nei confronti del presidente Tayyp Erdogan, proprio mentre il suo regime acquisiva tratti apertamente autoritari, aveva di fatto determinato il superamento temporaneo della crisi delle relazioni con la Mitteleuropa germanica (Slovacchia, Cechia, Ungheria, Slovenia, Croazia e Austria) che era deflagrata sull’onda dell’emergenza migratoria. Era stato il raggiungimento di quell’accordo a determinare la rapida obsolescenza dei vari “muri” tirati su alla bell’e meglio da questo o quel Paese. Non può quindi sorprendere che la Germania si schieri a fianco dell’Austria quando questa si propone di adottare contromisure preventive rispetto alla nuova falla che si temeva potesse aprirsi sul fronte sud con l’arrivo dell’estate. Così come non sorprende che ora la Germania, con altri Paesi, chieda la possibilità di estendere controlli frontalieri temporanei dentro l’area Schengen. Intendiamoci molto bene: il ministro tedesco ha gioco facile quando ricorda che la Germania ha accolto un milione di profughi nel corso dello scorso anno e persino la Grecia ne ha accettati oltre 60.000 a fronte delle poche decine di migliaia registrate in Italia. Così come può legittimamente far valere i ritardi incomprensibili del nostro Paese nel provvedere a un numero appropriato, e adeguatamente sorvegliato, di hotspots per l’identificazione e l’accoglienza di profughi e migranti.

La Germania, finora, si è mostrata generosa verso i profughi e, indirettamente, anche nei confronti dei partner europei alle prese con una crisi dalle dimensioni e dalla durata colpevolmente sottovalutate. Ma forse il vento anche a Berlino sta cambiando e, come avevamo sempre sostenuto, una Merkel più debole e una Germania più in affanno sono, per la tenuta del progetto europeo, un elemento ben più preoccupante di una cancelliera trionfante e di una Germania forte. Un segnale in tal senso è il progetto del ministero del Lavoro di limitare l’accesso al generoso ed efficiente sistema sanitario tedesco anche nei confronti dei cittadini Ue. Si tratta di un’iniziativa di stampo “britannico”, impensabile solo fino a qualche mese fa e che, se realizzata, produrrebbe ben più danni all’idea di cittadinanza condivisa dell’Unione della ridefinizione degli accordi di Schengen.

Su questi ultimi, la Germania sembra ammonire l’Italia che la vigilanza e il controllo delle frontiere esterne dell’Unione rappresenta il presupposto affinché le frontiere interne siano liberamente attraversabili. Come nel caso della Francia sul caso Regeni, occorre comunque chiedersi se la cattiva manutenzione delle relazioni con Berlino, le dure prese di posizione anti-tedesche e anti Merkel del premier italiano, non abbiano finito col rendere più “agevole”, conciliare la necessità con l’opportunità: i sassolini dalle scarpe amano toglierseli non solo a Roma, ma anche a Berlino e a Parigi, stiamone certi.

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