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Le tre sfide per le banche

le parole del governatore

Le tre sfide per le banche

Ignazio Visco (Ansa)
Ignazio Visco (Ansa)

La lunga nottata della crisi volge al termine e porta varie buone notizie per le banche italiane. Ma proprio per questo il Governatore le richiama alle loro responsabilità di fronte ai problemi messi a nudo da una caduta dell’attività produttiva che non ha precedenti nella storia repubblicana. I fattori positivi sono almeno tre.

Primo: la questione più spinosa, cioè quella dei crediti di dubbia qualità si va attenuando sia perché continua a ridursi il flusso incrementale, sia perché la sistemazione delle partite pregresse risulterà più facile grazie al fondo Atlante e alle nuove procedure concorsuali.

Secondo: il credit crunch è ormai alle spalle, perché la politica monetaria ha ristabilito la capacità delle banche di concedere credito, anche se per le imprese bisogna accontentarsi di non registrare tassi di crescita negativi.

Terzo: è sparito il rosso nel bilancio del sistema bancario nel suo complesso e si torna a registrare un utile.

Insomma, non una ma tre rondini per fare primavera. Che però si rivelerà veramente tale se le banche sapranno affrontare adeguatamente le sfide puntualmente indicate dal Governatore.

Innanzitutto, occorre agevolare e assecondare i processi di ristrutturazione del tessuto industriale italiano. Le imprese nel complesso hanno dimostrato di saper superare gli scogli della crisi, guadagnando in competitività sui mercati internazionali; nello stesso tempo è emerso chiaramente che ciò non è possibile per quelle al di sotto di una certa soglia, in particolare meno di 50 addetti (che in Italia sono molto di più della media europea).

Queste aziende hanno dimostrato di non essere più in grado di tenere il passo delle maggiori.

Di conseguenza, oggi la finanza d’impresa, soprattutto in Italia, richiede non solo l’erogazione generica di fondi, ma un supporto adeguato ai processi di ristrutturazione e ricapitalizzazione.

Il vecchio alibi che queste operazioni sono tipiche delle banche d’affari, non regge più poiché oggi le banche sono gruppi diversificati (spesso costruiti con l’acquisizione di know-how specifici dei vecchi istituti di credito speciale). In altre parole, se hanno voluto la bicicletta della banca universale, devono anche pedalare al passo con le esigenze dei tempi.

La seconda sfida riguarda la capacità di competere con le forme alternative di finanziamento emerse in questi anni. Si va dai fondi di credito, anche stranieri, che si stanno affermando nonostante qualche indebito scetticismo iniziale, alle piattaforme di crowdfunding, che sfruttano l'enorme potenziale (anche se con tutti i rischi relativi) di internet e dei social network.

Si tratta di forme alternative che possono sembrare ancora marginali (anche se il crowdfunding britannico rappresenta quasi un quarto dei prestiti bancari alle imprese), ma destinati a crescere in futuro. Si tratta di una concorrenza che va affrontata nel merito della qualità del servizio prestato, evitando atteggiamenti come quelli dei tassisti di fronte ad Uber.

Lo spazio dedicato sia nelle considerazioni finali di Visco sia nel testo della relazione a questi canali, induce a credere che la Banca d’Italia non abbia nessuna voglia di assecondare arroccamenti corporativi.

E poiché anche la banca è un’impresa, la terza sfida riguarda il ritorno a livelli di utile capaci di assicurare una redditività del capitale adeguata, visto che il Roe delle banche di media e piccola dimensione italiane è ancora molto modesto, mentre per i primi cinque gruppi è inferiore di quasi due punti alla media europea.

Qui la soluzione passa attraverso processi di riorganizzazione aziendale e soprattutto di sfruttamento fino in fondo delle enormi potenzialità delle nuove tecnologie. Goldman Sachs stima i ricavi annui del cosiddetto Fintech in 4,7 trilioni di dollari a livello globale. Saranno intercettati da banche tradizionali o da operatori alternativi più intraprendenti? E quanto di questo flusso rimarrà in Italia?

Il messaggio del Governatore quest’anno è dunque ottimista perché basato sulla prospettiva che la crisi stia volgendo al termine. Ma proprio per questo per le banche cominciano i veri problemi del dopo-crisi: come avrebbe detto Eduardo, gli esami non finiscono mai.

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