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Il «miracolo» di Christo che rilancia il lago d’Iseo

Cultura & Società

Il «miracolo» di Christo che rilancia il lago d’Iseo

«L’opera d’arte non è il tessuto, il tessuto è il materiale dell’opera d’arte. L’opera d’arte è anche l’acqua, sono le case su Monte Isola. Tutto questo è l’opera d’arte», dice Christo presentando la sua ultima creazione. L’opera d’arte è la luce che cambia, è la sensazione di camminare sull’acqua, è l’arancione – suo colore prediletto nel “segnalare” l’artificio artistico che si inserisce nella quinta della natura –, è il poter osservare da angoli inediti e altrimenti impossibili lo scenario paesaggistico, è il tempo meteorologico dell’esperienza, è la sensazione del corpo di chi osserva, mentre interagisce con l’opera d’arte. Ma c’è di più. Perché «The Floating Piers», l’imponente opera dell’artista bulgaro-americano, che si è aperta il 18 giugno e sarà visitabile fino al 3 luglio, è effimera e straordinaria, bella e memorabile, come deve essere un’opera d’arte, ma è, anche, un esempio concreto di come l’arte possa essere intellettualmente coinvolgente ed economicamente proficua: per l’artista, per il pubblico, per il territorio.

Il “ponte” di Christo parte per le strade del centro e, con i suoi 5 km, consente di fare una passeggiata a filo d’acqua da Sulzano a Montisola, passando poi intorno all’isola di San Paolo. È realizzata con un sistema modulare composto da 200mila cubi in polietilene, ricoperti da 70mila mq di un tessuto particolare, un tipo di nylon, fatto realizzare appositamente dall’artista e posato sopra uno strato di feltro. Alla fine dell’esposizione, l’intera struttura di «The Floating Piers» sarà smontata e riciclata. L’artista ha sostenuto totalmente i costi relativi alla realizzazione (circa di 15 milioni di euro), a partire dalla richiesta dei permessi, e compresa la costruzione, l’installazione e lo smontaggio del progetto. Tutto finanziato (e pagati tutti i 750 collaboratori) con i proventi della vendita dei suoi studi preparatori e da altre opere degli anni 50 e 60, con prezzi che andranno vicino al milione di euro per ciascun disegno. Un metodo che Christo ha sviluppato negli anni insieme alla moglie Jeanne-Claude, scomparsa nel 2009, ma che con lui aveva immaginato il progetto fin dal 1970 e poi rifinito nel 2014 quando l’incontro con Germano Celant e la famiglia Beretta, proprietaria dell’isola di San Paolo, aveva propiziato quello con i sindaci dei paesi interessati. Le istituzioni locali e regionali hanno fatto la loro parte: prima di tutto cogliendo l’occasione, concedendo i permessi, le aziende del territorio hanno lavorato alla realizzazione e il settore turistico si è predisposto ad accogliere i visitatori. Ne sono attesi un milione e alcuni studi provano a definire le cifre dell’operazione: quasi 50 milioni di euro in 16 giorni per l’indotto, tra prenotazioni alberghiere, spese, viaggi e il brand del lago d’Iseo che schizza alle stelle (si dice qualche miliardo di euro): è merito di Christo e dei suoi drappi se del piccolo lago si sono occupati i giornali di tutto il mondo e se il «NYT» l’ha messo fra le mete imperdibili del 2016. Calcoli difficili da fare, ma che indicano chiaramente come l’arte possa davvero (senza la solita retorica che accompagna spesso queste dichiarazioni d’intento) essere un volano economico per un territorio, a maggior ragione per l’Italia, benedetta da una condizione storica e paesaggistica ineguagliata nel mondo. Ciliegina sulla torta: non serve nessun biglietto per vedere, accedere e godersi «The Floating Piers», il progetto è assolutamente gratuito per i visitatori. E quando sarà finito non resterà nulla, o, meglio, quanto di più prezioso: le fotografie, i filmati e il ricordo dei visitatori. Sia detto senza irriverenza e con un pizzico di ironia, ma, oltre alla camminata sulle acque, che già sarebbe stata un piccolo miracolo, sul lago d’Iseo a Christo è riuscito anche un altro remake: la moltiplicazione dei pani e dei pesci a beneficio di tutti. Chapeau.

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