Italia

Un’Europa di fuggitivi e derive populiste

L'Analisi|lo scenario

Un’Europa di fuggitivi e derive populiste

E così, alla fine, gli Inglesi se ne sono andati via. Sono usciti dall’Unione. I primi a farlo, forse non gli ultimi: di sicuro la manifestazione più eclatante di un continente in fuga. Se qualcosa accomuna i popoli europei oggi, ben più del passaporto color melanzana e di una serie di regolamenti e normative percepite da tanti, a torto o a ragione, come diktat se non capestri, questo è l’essere dei fuggitivi. Uomini e donne in fuga da un establishment, europeo e nazionale, che non lascia altra possibilità che quella della fuga, perché di ascoltare, includere, rappresentare non è più capace.

Lo aveva ben formalizzato tanti decenni fa quel genio di Otto Hirschman, nel suo schema exit/voice: abbandono o protesta. Quando all’interno di una qualunque organizzazione le possibilità di voice (di richiedere un cambiamento con qualche chance di essere ascoltati) è preclusa, non resta che l’exit, l’andarsene. Ora i tanti sordi che non solo a Bruxelles, ma in ogni capitale dell’Europa sono stati incapaci di fornire una risposta alle proprie popolazioni in fuga, criticano Cameron per aver fatto il contrario, per aver lasciato votare il popolo (sovrano) sul futuro di quel bene (la sovranità, appunto) di cui esso è il detentore di ultima istanza. Quando invece va reso merito a Cameron di aver osato affrontare un referendum (e non un plebiscito) per provare a portare dalla parte del “remain” un popolo il cui sentimento dominante era a favore del “leave”.

Cameron ha perso, e con lui abbiam certamente perso tutti noi. Ma quale è stato il contributo, il sostegno che gli altri non-leader europei gli hanno offerto? Una mancia, soldi, “80 euro” in salsa inglese, per così dire. E poi le consuete minacce da fine del mondo, “dopo di me il diluvio”, e simili sciocchezze: tutte cose che ricordavano la bufala del millennium bug, più che prospettive politiche. Hanno tentato di comprare o di minacciare gli inglesi, immemori che questi avranno tanti difetti, ma non temono certo la battaglia solitaria. A tutti i Soloni che ignorano la storia e oggi accusano gli inglesi di “egoismo” mentre si riempiono la bocca di quanto l’Unione abbia fatto per la pace in Europa, vorrei sommessamente ricordare che senza il valore solitario e straordinario dei britannici, un ben diverso progetto di unificazione europea si sarebbe realizzato nel 1940.

Ora tutti temiamo, e giustamente, che la via inglese possa essere adottata da altri: ed è evidente che la paura quasi inconfessabile è che la Francia possa seguire lo stesso percorso. In troppi si illudono che senza gli inglesi, finalmente potremo procedere più speditamente verso “un’Unione più stretta”, inconsapevoli di come proprio la fuoriuscita inglese metta in evidenza la penosa qualità dell’establishment europeo, l’assenza di leadership, a partire da quella tedesca. Tutti fattori che renderanno più difficile fronteggiare il contagio.

Dagli quindi agli inglesi, guardando al dito anziché alla Luna...ma se mettiamo insieme quello che è successo giovedì nel Regno Unito, con le crescenti percentuali di astensione in tutte le tornate elettorali e con il consenso che raccolgono i partiti anti-establishment (e quindi anti-europeisti) in ogni singolo Paese europeo, allora dovrebbe essere chiaro che la vera fuga, la vera exit, è quella del grande ceto medio allargato e impoverito dalle politiche, dai discorsi, dalle retoriche di establishment che hanno dimostrato sul campo, e per anni, di non saper e voler essere classi dirigenti. L’Unione non scalda più i cuori di nessuno perché non si è rivelato quello scudo contro gli effetti più iniqui della globalizzazione che ci era stato propagandato in questi decenni; ma semmai il suo moltiplicatore e la sua cinghia di trasmissione. L’Unione non ha tutelato i residui di sovranità popolare dall’assalto degli oligopoli finanziari, semmai anzi ne ha decretato lo svuotamento, ne ha sancito il trasferimento presso ristretti circoli da nessuno e da nulla legittimati a impossessarsi del potere di decidere su futuro delle nostre vite e di quelle dei nostri figli. Se su questo qualche leader europeo, non importa di quale Paese, è disposto a raccogliere la sfida e a tentare di invertire il trend, troverà seguito e salverà l’Europa con l’aiuto e nel nome del popolo, non contro e a spese del popolo.

© Riproduzione riservata