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Le sfide globali e la mancanza di leadership

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Le sfide globali e la mancanza di leadership

(Reuters)
(Reuters)

Riuniti oggi nella cornice della città di Chengdu, nella parte sud-occidentale della Cina, i ministri finanziari del G-20 si trovano di fronte un quadro dell’economia mondiale assai diverso rispetto alla precedente riunione di Shanghai dello scorso febbraio.

Le dinamiche che guidano lo sviluppo congiunturale dell’economia mondiale si sono invertite. Le prospettive a breve termine delle economie emergenti sembrano essersi stabilizzate, almeno per l’anno in corso. Solo lo scorso febbraio, i riflettori erano puntati sull’economia della presidenza cinese del G-20, il cui quadro congiunturale sembrava assai più incerto. Invece, la crescita del Pil sia nel primo che nel secondo trimestre si è attestata al 6,7% e, proprio in settimana, l’Fmi ne ha confermato la traiettoria su valori analoghi per il resto dell’anno.

Per le economie sistemiche di Brasile e Russia, la contrazione prevista nel Pil è stata sovrastimata per l’anno in corso e dovrebbero riattestarsi su un sentiero di crescita, per quanto modesto, già nell’anno che segue.

Al contrario dello scorso febbraio, le economie avanzate sono tornate a rappresentare un elemento di incertezza. Nel Regno Unito, l’attività manifatturiera e dei servizi sta registrando una contrazione destinata a perdurare, spingendo così l’economia britannica in recessione. Del resto, proprio l’incertezza legata alla Brexit ha indotto l’Fmi ha rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’Eurozona. Anche in Giappone il quadro congiunturale si è deteriorato, con il Pil a crescita piatta e i prezzi che, a giugno, saranno probabilmente in caduta per il quarto mese consecutivo.

Tra le economie avanzate, infine, gli Stati Uniti continuano a rappresentare l’elemento più dinamico con gli ultimi dati che rivelano un miglioramento nell’andamento del mercato del lavoro rispetto ai mesi scorsi. Eppure, permane l’incongruenza nella batteria degli indicatori congiunturali di crescita, sottolineandone la persistente fragilità.

Di fronte a questo quadro così variegato, i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali torneranno a ribadire la necessità di utilizzare in modo pragmatico e proattivo tutte le leve di politica economica secondo le esigenze, ma anche gli spazi consentiti dalle condizioni di ciascun paese. È improbabile, tuttavia, che l’assai cauta presidenza cinese riesca a far passare oggi un’iniziativa comune di impatto significativo.

Del resto, l’amministrazione americana che ha tradizionalmente spinto per un maggiore sostegno alla domanda aggregata mondiale sta ripiegando su posizioni assai meno ambiziose. Al tempo stesso, tuttavia, non esita ad accrescere la pressione sul G20 per proteggersi da dinamiche esterne indesiderabili.

Nell’attuale fase di incertezza dell’economia mondiale, il Tesoro americano è, infatti, preoccupato che il dollaro si rafforzi eccessivamente sulle altre valute sospinto anche dal “flight to quality” degli investitori internazionali, i cui capitali sono tornati ad affluire in misura significativa sui mercati americani nelle scorse settimane. Come già' accaduto a Shanghai lo scorso febbraio, il comunicato del G20 includerà l'ennesimo richiamo a non intervenire unilateralmente sul mercato dei cambi per conseguire impropri vantaggi competititivi per le esportazioni, nel tentativo di contenere l'apprezzamento del dollaro nel mercato
delle valute.

Un monito alla Cina, la cui divisa si è deprezzata rispetto al dollaro dallo scorso febbraio, ma anche al Giappone. La prossima settimana la sua banca centrale dovrebbe annunciare un ulteriore allentamento delle politiche monetarie che, già iperespansive, non sono tuttavia riuscite a indebolire il corso dello yen per agevolarne l’export, nonostante l’introduzione di tassi negativi lo scorso gennaio.

Gli incontri bilaterali al margine dell’agenda ufficiale saranno almeno altrettanto importanti. Per la delegazione britannica, si tratta di discutere gli accordi bilaterali di cooperazione internazionale che il Regno Unito deve negoziare per il dopo-Brexit, in primo luogo il trattato commerciale con la Cina, i cui negoziati sono stati avviati a Londra in via riservata subito dopo i risultati del referendum.

Per gli Stati Uniti e i paesi europei, vi sono, poi, gli attesi incontri bilaterali con la delegazione ministeriale turca per la prima volta dal fallito golpe e l’avvio della stagione delle purghe. Proprio la Turchia sarà oggetto di grande attenzione e possibile imbarazzo per questo foro nei prossimi mesi. Come presidenza uscente del G20 (sino allo scorso anno), e, dunque, membro della troika, co-presiede l’incontro di oggi, così come il prossimo summit di Hangzhou ai primi di settembre.

Se si pensa che questo è l’ultimo incontro preparatorio dei ministri finanziari in vista del summit, si amplia il divario fra la necessità di governare il processo di globalizzazione per ricomporne le crescenti spinte centrifughe e le limitate capacità di leadership politica che questo foro va esprimendo dal 2010.

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