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Una «guerra» pericolosa

l’analisi

Una «guerra» pericolosa

Prepariamoci: se l’Irlanda potesse incassare controvoglia 13 miliardi di dollari dalla Apple Computer, molti prodotti italiani potrebbero subire penalizzazioni tariffarie sulle esportazioni negli Usa.

Per una parte di quei 5 miliardi di dollari all’anno in ritorsioni concesse dalla Wto all’America per la questione sussidi Airbus. In entrambi i casi il pallino è stato in mano del dicastero europeo per la Concorrenza guidato da Margrethe Vestiger. Nel primo caso dicono i critici per eccesso di zelo nell’interpretare i codici con dubbio effetto retroattivo, nel secondo caso per aver invece chiuso un occhio su codici e regole che la signora e la sua squadra conoscono a menadito.

Due pesi e due misure? Possibile che tutto ciò sia il risultato di una guerra commercial/fiscale per “proxy” fra Stati Uniti e Unione Europea? In effetti Washington ha gioito ieri per la decisione della Wto di “condannare” l’Unione Europea per aver glissato sugli enormi sussidi concessi a Airbus. E le ritorsioni autorizzate dalla Wto per 5 miliardi all’anno saranno spalmate su vari prodotti , anche italiani.

Eppure la signora Vestager conosce bene le regole. Mercoledì alla Columbia University ha insistito sulla bontà della sua decisione di “multare” la Apple per 13 miliardi di dollari: le violazioni fiscali che hanno danneggiato la concorrenza ci sono eccome, non autorizzate e soprattutto non previste dai codici europei. E ha snocciolato articoli e comma con impressionante destrezza. E ieri, nonostante la bastonata della Wto, la Commissione ha negato che si trattasse di una sconfitta. Si aggiunga a questo l’ironia della situazione di contorno: sempre blindata dietro l’irreprensibile rispetto delle regole, la Commissione per bocca del presidente Juncker ha negato altra flessibilità fiscale all’Italia per far fronte alle spese extra per il terremoto.

E l’America? Washington non sta ferma ha chiesto 4 miliardi di dollari per operazioni non proprio trasparenti di Deutsche Bank su derivati. Complessivamente tra multe e ritorsioni nelle due direzioni parliamo di una trentina di miliardi di dollari con tanto di scorno per le aziende che dovranno pagare pagare. Che ci si trovi nel bel mezzo di un braccio di ferro transatlantico?

Non proprio. Non si tratta di congiura ma di coincidenze: l’appello americano alla Wto, giudice supra partes, risale a molto tempo fa; la multa inflitta dalla signora Vestager alla Apple è il risultato di un fascicolo aperto dal suo predecessore. E le violazioni della Deutsche Bank, sappiamo quanto la banca tedesca abbia scherzato col fuoco esponendosi per centinaia di miliardi di dollari a operazioni di sola carta, prive di garanzie reali.

Ma ci sono alcuni aspetti che meritano riflessioni: come mai la Vestager, ha chiuso un occhio, anzi due su Airbus? La sua padronanza di codici, articoli, regole che stringono l’impreditoria europea in una morsa di rigidità è impressionante. Possibile che le sia sfuggito quello che la Wto spiega nella sentenza, un tomo da 574 pagine? Non è forse il caso di cambiarle alcune di queste regole se non funzionano? Intanto l’Italia paga due volte: per il rispetto di regole vessatorie in uno stato di crisi e per far fronte al danno generato da altri Paesi che invece le regole non le hanno osservate.

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