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«Impensabile un mondo che limiti la circolazione delle merci»

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«Impensabile un mondo che limiti la circolazione delle merci»

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«Quest’anno a Davos il presidente cinese Xi Jinping ha messo l’accento sul rischio di un nuovo problema, il protezionismo, l’opposto di quello che si è discusso qui tra le nevi svizzere per tanti e tanti anni. Ma questa situazione, purtroppo, e lo dico da imprenditore, è stata rafforzata anche dall’elezione di un nuovo presidente Usa che, sebbene ancora nessuno sappia davvero cosa intenda fare in futuro, si è presentato con un programma elettorale che prevede il ritorno a politiche protezioniste nel suo Paese». Così il presidente di Geox, Mario Moretti Polegato a margine dei lavori del Wef sulle strategie del futuro.

«Se questo dovesse accadere a noi europei avremmo dei problemi enormi per sopravvivere tra queste due grandi potenze, gli Usa da una parte e la Cina dall’altro. Ma se avremo un’Europa debole e divisa rischiamo la irrilevanza geopolitica».

Cosa auspica, dunque?

Mi auguro che questi siano solo annunci provocatori che rafforzino invece la globalizzazione. Non possiamo pensare a un mondo composto di due entità, una cinese e l’altra americana, perché in caso di contrasti noi abbiamo bisogno di un intermediario che si chiama Europa e che equilibri le forze in campo.

Che ne pensa di Brexit?

Sento politici felici di Brexit. Non è il mio caso. Dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli e di quello che sarà il futuro. Spero che Brexit e le minacce di protezionismo insito siano solo provocazioni perché la storia ci ha insegnato che non si può tornare indietro. Come possiamo pensare a un mondo dove le merci abbiano dei limiti di circolazione? Sarebbe un tradimento delle aspettative dei giovani che sono abituati a viaggiare in Europa senza passaporto e con un’unica moneta in tasca. È un Davos molto interessante dove spero che il buon senso prevalga sugli egoismi nazionali. Altrimenti ci saranno problemi nell’export italiano e non solo. Già ora negli Usa ci sono situazioni critiche verso gli europei (vedi il caso Fiat e Volkswagen) ma anche noi come Geox, una azienda che vive di tecnologia, abbiamo dovuto difenderci da attacchi impropri di colleghi americani.

Quindi che fare?

Dobbiamo mantenere la globalizzazione in un’area di competitività e sviluppo tecnologico. La globalizzazione vuol dire libera circolazione di persone e merci, ma dobbiamo migliorare anche in campo sociale facendo sì che ci siano pari doveri e diritti per tutti. Creare legislazioni più uniformi in campo sociale e di lavoro.

Che cosa pensa del valore dell’euro?

Il valore dell’euro è forte perché noi siamo ancorati alla Germania. Assistiamo a questo riguardo continuamente a discussioni sull’opportunità per l’Italia di restare nell’euro, ma non c’è nessuna speranza al di fuori della moneta unica per avere rilevanza nel mondo. Questa incertezza anzi è un elemento che fa fuggire le aziende italiane dall’Italia.

Cosa pensa del sistema creditizio in Europa?

L’impresa non può vivere senza il credito e la parte finanziaria. È vero però che la finanza ha creato in passato problemi nelle imprese, che ha deviato molti imprenditori che hanno guadagnato di più con la finanza che con l’impresa. Sono stati eccessi. Ma non si può distruggere la finanza e la banca perché l’imprenditore senza finanza non vive.

Il volàno della crescita futura?

Il volàno della crescita futura varia da Paese a Paese. La Germania ha l’industria meccanica come elemento di punta, l’Italia è conosciuta per il turismo, l’alimentare, l’artigianato, la cultura e per la meccanica delle Pmi. Ogni Paese deve individuare le sue specializzazioni riconosciute nel mondo e lì bisogna focalizzare l’investimento. L’Italia può diventare la Florida dell’Europa.

Il progetto Geox come va?

La settimana scorsa Geox ha avuto il cambio dell’amministratore perché la Geox, che è la prima in Italia e la terza al mondo nel settore lifestyle, vuole sviluppare il mercato internazionale in particolare quello asiatico. Per questo abbiamo scelto Gregorio Borgo, che viene da Pirelli, dove ha affinato proprio questa esperienza. In Asia vogliamo fare volumi come li facciamo in Germania, in Spagna ecc. Inoltre la Geox vuole ritornare a essere profittevole come lo era prima e quindi aumentare la redditività a favore degli investitori. Infine il terzo motivo per il cambio è quello di sottolineare il concetto della managerialità. La Geox è nata da un mio progetto, ma ora che si avvicina a un miliardo di fatturato è il momento di fare un salto per riaffermare il valore dei manager. Quindi confido che Gregorio Borgo, che viene da un’azienda che fattura 6 miliardi, dia una mano per fare questo balzo ulteriore. Quindi nulla di negativo. È una scelta a mio favore che possiedo il 71% di Geox e a favore di chi ha investito nella società.

Cosa deve fare l’Italia in questo contesto?

L’Italia gode da sempre della capacità individuale e creatività. Ma la sfida è come far nascere in Italia tanti casi come Geox. Noi siamo un Paese dove vengono a copiare idee, ma non vengono a comperare progetti. A volte alcuni operatori stranieri ci dicono: perché voi che avete inventato il caffè espresso non avete creato Starbucks, o voi che avete inventato la pizza non avete creato Pizza Hut che ha 25mila pizzerie? Tutto il sistema-Italia deve far sì che tutti gli operatori usino i brevetti per le loro idee.

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