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No, purtroppo Trump non è neppure un populista

L'Analisi|Global view

No, purtroppo Trump non è neppure un populista

Cardiff Garcia ha scritto recentemente, sulle pagine del Financial Times, un bell’articolo per cercare di immaginare che cosa potrebbe succedere all’economia con il presidente Trump, prendendo le mosse dalla classica analisi di Dornbusch-Edwards del populismo macroeconomico in America Latina.

Garcia fa notare che impennate della spesa pubblica e aumenti salariali obbligatori per legge producono di solito una «botta di zuccheri», seguita da un crac. È una teoria valida, ma temo che non si applichi più di tanto alla situazione presente, perché Trump non è un populista vero, ma solo uno che recita la parte del populista in un reality televisivo.

Il saggio di Dornbusch-Edwards (lo trovate qui: bit.ly/2krfoYn) era incentrato sugli esempi del presidente Salvador Allende in Cile e del presidente Alan García in Perù; una versione aggiornata presumibilmente prenderebbe in esame anche l’Argentina, il Venezuela e altri Paesi. Ma quanta attinenza hanno questi esempi con l’America di Trump?

Allende, per esempio, era un populista vero, che cercò sul serio di aumentare i salari e incrementò drasticamente la spesa pubblica: l’andamento della spesa pubblica per beni e servizi in percentuale del prodotto interno lordo durante il suo mandato, all’inizio degli anni 70 registrò un incremento enorme: negli Stati Uniti equivarrebbe a un potenziamento della spesa di quasi mille miliardi di dollari ogni anno.

Trump farà qualcosa di simile? Ha selezionato unamministrazione di plutocrati, con un segretario al Lavoro ferocemente contrario ad aumenti del salario minimo. Parla di infrastrutture, ma la sola cosa che possa essere spacciata per un piano in questo ambito è un documento che propone un po’ di crediti di imposta per gli investitori privati, che non comporterebbe grossi esborsi per le casse pubbliche, anche se conducessero a nuovi investimenti (invece di essere semplicemente gentili elargizioni per investimenti che sarebbero stati effettuati comunque).

Trump molto probabilmente farà esplodere il deficit, ma solo attraverso riduzioni delle tasse per gli americani ricchi. Le indennità sociali per poveri e classe media sembrano destinate a subire tagli drammatici.

Ma allora perché mai Trump dovrebbe essere considerato un «populista»? Sostanzialmente è solo una questione di immagine: è riuscito a presentarsi come uno che tiene testa all’arroganza delle élite di sinistra (e legittima il buon vecchio razzismo delle classi basse). Forse avremo un po’ di protezionismo, ma nulla sembra indicare che il programma economico del presidente avrà qualcosa in comune con il populismo di altri Paesi.

Nel qual caso, forse non avremo nemmeno la «botta di zuccheri» dei populismi d’antan. Un boom trainato dai tagli delle tasse è possibile, ma non ci sarà molti stimoli sul versante della spesa.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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