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Promesse mancate e bolle finte

L'Analisi|Global view

Promesse mancate e bolle finte

Tutti sanno che le azioni e i tassi di interesse sono schizzati alle stelle dopo l’elezione di Donald Trump. Al contempo, se non siete preoccupati delle politiche imprevedibili del twittatore in capo, significa che siete un bel po’ distratti. Ma allora significa che i mercati stanno sbagliando su tutta la linea?

Mi sto interrogando al riguardo (e sì, nelle prime ore dopo l’elezione ho pensato, per breve tempo e sbagliando, che un crac fosse imminente).

In ogni caso, ho deciso di fare due conti, e mi sono sorpreso da solo: penso ancora che i mercati stiano sottovalutando il rischio catastrofe.

Ma non sono sicuro come prima che sia in atto un’enorme bolla-Trump che spinge i mercati, perché se si vanno a guardare i dati effettivi si scopre che il movimento è molto più contenuto di quanto sbandierato.

Innanzitutto, è vero che le azioni sono in crescita dal giorno del voto. Ma quanto sono salite rispetto alle oscillazioni passate? Non così tanto, a guardar bene.

E riguardo ai tassi di interesse reali? Io sono del parere che la diffusa convinzione che avremo un grosso stimolo di bilancio sia errata, il che significa che un aumento molto significativo dei tassi di interesse reali non sarebbe garantito. Ma si è visto che il movimento non è così importante: al momento attuale è soltanto di 30 punti base circa, in linea con uno stimolo di bilancio pari forse all’1% del prodotto interno lordo. Comunque alto, a mio modo di vedere, ma non enorme.

Anche le aspettative di inflazione sono in crescita, ma questo potrebbe riflettere una serie di fattori che non sono legati a Trump, per esempio la crescente evidenza che l’economia è effettivamente vicina alla piena occupazione.

Continuo a pensare che i mercati siano troppo fiduciosi. Ma la verità è che non sono cresciuti così tanto come si dice: e quindi ci sono molte meno ragioni di quel che potreste credere per sostenere che siamo di fronte a un enorme effetto-Trump o a un’enorme bolla-Trump.

Quello che Trump ha fatto o cercato di fare nelle ultime settimane è incredibilmente brutto. Ma teniamo da parte un po’ di attenzione per quello che, a quanto pare, non sta succedendo. Qualcuno ha sentito qualcosa, anche un minimo accenno, riguardo allo sviluppo di una politica economica interna?

Come ricorderete, dopo il voto Wall Street aveva deciso che avremmo avuto senza alcun dubbio una grossa spinta alla spesa infrastrutturale e una sforbiciata delle tasse. Alcuni analisti ammonivano che la sinistra doveva prepararsi alla possibilità che Trump si lanciasse in un «keynesianesimo reazionario». Inquietanti paragoni venivano fatti fra il trumpismo e la costruzione di autobahn sotto l’uomo con la H.

Ma se c’è una task force alla Casa Bianca che sta preparando un piano per le infrastrutture, devo dire che è ben nascosta.

Contemporaneamente, il piano sostitutivo dell’Obamacare è ancora non pervenuto, con i parlamentari repubblicani che scappano letteralmente via quando qualcuno gli fa una domanda al riguardo.

Grandi riduzioni delle tasse (e tagli selvaggi ai programmi sociali) restano in cima alla lista delle priorità dei parlamentari repubblicani, e il partito potrebbe mettere insieme il tutto, passare le carte a Steve Bannon, lo stratega capo di Trump, e farle firmare al presidente senza nemmeno leggerle. Ma comincio a chiedermi: sicuramente l’amministrazione aveva in programma di svelare i piani durante la luna di miele di Trump, con l’opinione pubblica pronta a credere che tutto venisse fatto tenendo a mente gli interessi del cittadino comune. Perfino prima dell’11 settembre, George W. Bush poté contare sull’acquiescenza dei Democratici e la compiacenza dei media per far passare i suoi tagli delle tasse.

Ma ora? Con l’enorme sfiducia dell’opinione pubblica e i media disposti a fare una reale informazione sulla distribuzione dei tagli delle tasse? Con l’infatuazione dei mezzi di informazione per il “Serio e Sincero” Paul Ryan intaccata, almeno temporaneamente, dal suo fervido sostegno al bando antimusulmani e tutto il resto? Forse la squadra di Trump riuscirà a farlo comunque, ma sembra molto meno sicuro di quanto sembrasse a novembre.

A questo punto comincio a domandarmi se ci saranno reali cambiamenti della politica economica, al di là di un po’ di insulti a casaccio contro Paesi alleati.

È strano che i mercati, finora, non riflettano nulla di tutto questo: sono sostanzialmente invariati rispetto ai livelli che avevano raggiunto dopo l’iniziale euforia da Trump Boom. Ma di certo le probabilità sono cambiate e ora c’è la concreta possibilità che quello che ci aspetta, almeno in politica interna, sarà un periodo all’insegna de “L’urlo e il furore” (e di un po’ di tweet che non significano nulla).

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