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Mediaset, rassegna sugli anni ’70 a quarant’anni dallo «spartiacque» 1977

(Contrasto)
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Dj Fabo era nato nel 1977. Essere nati negli anni 70 significa avere meno di 50 anni oggi e nessun ricordo diretto di quegli anni che non sono più cronaca, ma neanche storia. Anni la cui analisi anche oggi può rivelarsi preziosa, nella consapevolezza di quei corsi e ricorsi di cui è piena la storia. Mediaset ripercorre quella storia. E lo fa con cinque serate consecutive dedicate con 15 film agli anni Settanta e dintorni, a 40 anni dal 1977.

Tra film notissimi e pluripremiati (da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” a “Bianca”, da “La classe operaia va in paradiso” a “Maledetti vi amerò”), il ciclo porta per la prima volta in tv anche due documentari “militanti” come “Pagherete caro, pagherete tutto” e “Festival del proletariato giovanile al

Parco Lambro”. Tutti trattati nel ciclo “Black Out” di Iris in onda da sabato 11 a mercoledì 15 marzo 2017. «Questo titolo – spiega Marco Paolini, direttore generale Palinsesti Mediaset – è stato scelto proprio per dare l’idea di ciò che è successo in quegli anni, oltre a indicare simbolicamente l'interruzione della normale programmazione».

Non saranno Canale 5, Italia 1 o Rete 4, a ospitare questa rassegna, ma la prima rete tematica della galassia Mediaset, forte – come ricorda il direttore di rete Marco Costa – di un 1,71% di share in prime time. «Non avrebbe avuto senso mandarla su Canale 5 – spiega ancora il direttore dei Palinsesti Mediaset Paolini – dal momento che fare una sperimentazione su canali che vanno fra l’1 e il 2% di share è possibile mentre sugli altri diventa un'operazione economicamente rischiosa».

Ma Mediaset ci crede e crede al valore di questa rassegna per riportare al centro dell’attenzione quegli anni in cui uno, il 1977, ha rappresentato un svolta, peraltro tutta italiana, nella politica e nella cultura. «Scomponendolo sembra un anno infinito» dice Paolo Liguori, direttore di Tgcom24 che quegli anni li ha vissuti molto intensamente. E c'è una data che fa da indubbio spartiacque secondo Liguori: «Il 17 febbraio il Partito comunista, con una scelta scellerata, decide di mandare Luciano Lama, allora dirigente sindacale di punta, con il servizio d'ordine all'Università. Quel potentissimo servizio d’ordine del Pci fu sconfitto. E da allora il fossato fra il partito e quei manifestanti si è sempre più allargato», sfociando peraltro in una violenza crescente.

Il video realizzato da Mediaset che introdurrà ogni singolo film – alcuni in prima, altri in seconda e altri in terza serata – ripercorre in qualche minuto le fasi di quello che è stato anche un anno rappresentativo di un passaggio di costume verso gli anni 80. Tant’è che la rassegna si conclude con un film di Jerry Calà “Il Ragazzo del Pony Express”, fotografia di una disoccupazione giovanile che iniziava a fare capolino unitamente a un cambio di prospettiva, meno comunitaria e più individualistica.

Il 77 è l’anno in cui diventano strutturali e non più sperimentali le trasmissioni tv a colori. È l'anno di “Rocky” e di “Guerre Stellari” e dell’uscita negli Usa de “La Febbre del Sabato Sera” con John Travolta. Ma poi ecco la data chiave – quella non a caso scelta per la partenza della rassegna – con gli scontri dell’11 marzo a Bologna in cui perse la vita Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. Il video mostra l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga che dichiara vietate le manifestazioni, come la notizia della morte di Giorgiana Masi che in una di quelle manifestazioni poi perse la vita. Ci sono le gambizzazioni (Vittorio Bruno del Secolo XIX e Indro Montanelli) e le immagini di poliziotti in borghese, oppure di manifestanti, con la pistola. Il video riporta poi l’audio dell’irruzione delle forze dell’ordine nei locali di Radio Alice a Bologna come le immagini e la notizia dell'attentato a Carlo Casalegno della Stampa, primo giornalista ucciso da terroristi durante gli anni di piombo. Tutto in un anno

«Ci sono molti modi di guardare al passato» dice dal canto suo Toni Capuozzo, giornalista e curatore di Terra. «Di certo il ’77 ha rappresentato la fine della centralità del proletariato. a ogni modo, guardarlo oggi può aiutare a leggere anche cose che accadono e che ritornano. Oggi come allora».

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