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Viaggio nell’astrattismo di Kandinskij

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Viaggio nell’astrattismo di Kandinskij

Grazie all’insistenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, la mostra Kandinskij. Il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione si è inaugurata al Mudec - Museo delle Culture (Via Tortona 56), dove resterà aperta tutti i giorni fino a domenica 9 luglio. Sì, perché la sede ospitante fa la differenza. Rispetto ad altre mostre dedicate al pittore russo Vasilij Kandinskij (1866 - 1944) - compresa quella del 2014 in Palazzo Reale – «è proprio nella mostra al Mudec, luogo votato ai temi dell’interculturalità e della ricerca sulle matrici antropologiche dei linguaggi dell’arte - ha dichiarato Del Corno - che il visitatore potrà scoprire l’immaginario visivo dell’artista, le sue radici che affondano nella tradizione del popolo russo».

Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore (secondo l’ad del gruppo, Franco Moscetti, «la cultura rappresenta, insieme all’informazione e alla formazione, uno dei tre pilastri del Gruppo»), la mostra è curata da Silvia Burini, professoressa di Storia dell’arte russa e direttrice del Centro studi sulle arti della Russia Csar Università Ca’ Foscari Venezia e da Ada Masoero (critico d’arte e nostra collaboratrice) che propongono un viaggio immaginario nella Russia dell’artista.

È un viaggio interiore, perché scava nell’anima dell’artista attraverso 49 capolavori autografi datati dal 1898 al 1921 - anno in cui Kandinskij si trasferì in Germania per non fare più ritorno in madrepatria - «il periodo del genio» come sottolinea Burini.

Ma è anche un viaggio esteriore, perché prende vita dalle suggestioni visive e iconografiche che accompagnarono l’infanzia e la formazione dell’artista. A documentarlo sono in mostra un’ottantina di oggetti d’arte tra icone, stampe popolari, giocattoli, tessuti, costumi, stampini per biscotti intagliati nel legno, mestoli, candelieri, scatole e bauli decorati con i motivi della tradizione contadina delle regioni del nord, provenienti dal Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti applicate e dell’arte popolare di Mosca.

Dai personaggi delle favole per bambini riprodotte nei lubki (le stampe popolari), ai santi della devozione ortodossa dipinti a tempera su legno, fino ai colori e ai decori che Kandinskij vide sulle vesti degli abitanti di Komi-Zirjani e nelle isbe di Vologda, la mostra è un viaggio nel laboratorio creativo dell’artista alla ricerca di quei segni che dapprima lo avvolsero, poi conquistarono e infine guidarono verso l’astrazione.

La strada che lo condusse a realizzare il primo quadro astratto fu lunga e accidentata, fitta di scatti in avanti e di arretramenti. La mostra la ripercorre in modo filologico in quattro sezioni. Come spiega Silvia Burini in catalogo «è difficile stabilire con certezza il momento preciso in cui Kandinskij rinuncia all’oggetto» e soprattutto rispondere alla domanda che più lo tormentava: “Che cosa deve sostituire l’Oggetto?” «La risposta - prosegue la studiosa - si trova nella sezione intitolata “La musica dell’astrazione”». Qui sono esposti alcuni capolavori poco noti provenienti da musei georgiani e armeni e in particolare il primo quadro astratto di Kandinskij, Quadro con cerchio del 1911, reso pubblico per la prima volta a Mosca nel 1989 e poi dimenticato nel deposito del museo di Tbilisi. «L’opera, all’inizio, non piaceva al suo autore - racconta la curatrice – ecco perché il quadro non è numerato e non esistono fotografie d’epoca». Se lo si confronta con il suo primo dipinto, Il porto di Odessa, realizzato nel 1898 secondo schemi naturalistici , ben si comprendono i passaggi teorici e pratici che portarono Kandinskij a elaborare i segni della propria sintassi: i cavallini giocattolo, lo scudo di San Giorgio che sconfigge il drago, gli uccelli del Paradiso Alkonost e Sirin, il carro di fuoco del profeta Elia, la mano di Dio. Dimenticato il dato reale, l’artista cerca la «vibrazione interiore» che esso genera nello spirito umano e prende a modello la musica, «la più astratta delle arti».

L’esposizione al Mudec è un viaggio immersivo nel mondo di Kandinskij; grazie a un ottimo apparato didattico e multimediale si fa esperienza della bellezza insita nella cultura russa. Meravigliano le installazioni interattive progettate da Giuseppe Barbieri e realizzate dai creativi di “camerAnebbia” che scompongono i quadri astratti di Kandinskij per riannodarli alle fonti visive del folklore russo. È la stessa unità con la Pittura che Kandinskij agognava: «Avrei voluto che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri, che vi sparissero dentro». Al Mudec l’altro nome della bellezza (krasota) è, dunque, unità (sobornost). Unità che trasforma ogni momento della vita quotidiana in una sacra liturgia, come fa l’icona appesa nelle case, o il viandante russo che cammina sulla terra e la benedice, facendo del mondo un’immensa cattedrale. Per il sindaco Giuseppe Sala la mostra «valorizza al megliola vocazione del Mudec: un luogo su cui Milanoinveste come segno di apertura internazionale».L’ad del Gruppo Sole 24 Ore, Franco Moscetti, ha ricordato le oltre 800 mila presenze al museo dal marzo 2015 ad oggi e il fatto che i conti siano in positivo.

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