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Dai contratti un welfare personale

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Dai contratti un welfare personale

Imagoeconomica
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Un welfare complementare e integrato, in grado di proteggere la persona adattandosi a tutte le fasi della vita, “dalla culla alla tomba”. Che poggia su grandi fondi - frutto dell’accorpamento dei fondi tradizionali - che, attraverso l’integrazione delle prestazioni previdenziali, sanitarie e di assistenza alla non autosufficienza, possa offrire servizi personalizzati, in base ai bisogni di ciascuno.

È questa una delle sfide lanciate nel Libro Bianco per “un welfare della persona”, elaborato dal centro studi Adapt (fondato da Marco Biagi) e dall’associazione Amici di Marco Biagi, ovvero da gran parte degli autori del Libro Bianco governativo del 2009 sulla “vita buona nella società attiva” che già si ispirava a molte delle tesi care al giuslavorista ucciso 15 anni fa dalle Br. «Biagi ha saputo intuire l’avvento della quarta rivoluzione industriale - spiega il presidente dell’associazione Amici di Marco Biagi, Maurizio Sacconi -, e i cambiamenti prodotti sul lavoro, mettendo al centro il diritto di ogni lavoratore a migliorare continuamente abilità e competenze. Di fronte alle nuove insicurezze, il mondo del lavoro si sarebbe ancor più potuto autorganizzare per produrre tutele e servizi attraverso enti bilaterali, espressione della contrattazione. Di qui nasce la proposta di un welfare con la sanità integrata alla previdenza e alla long term care in grandi fondi, che possano modulare le prestazioni in base ai bisogni».

Il problema è che previdenza, sanità e assistenza sono pilastri pubblici non in grado da soli di assicurare un livello di copertura adeguato in tutte le fasi della vita; solo l’afflusso di risorse private dei datori e dei lavoratori decise dai contratti potrà garantire soluzioni collettive sostenibili. La sostenibilità di questo impianto, dunque, poggia sulla comunicazione tra gli stessi due pilastri e su una adeguata “massa critica” degli iscritti ai fondi. «Solo grandi platee possono assorbire i diversi andamenti demografici delle categorie di lavoratori e i maggiori rischi connessi all’allungamento fino alla tomba della protezione sanitaria come all’introduzione della long term care», aggiunge Sacconi. Questi fondi “integrativi integrati” dovranno assumere peraltro una struttura di “fondi aperti” per accogliere tutti in una prospettiva universalistica.

Alla base del nuovo welfare il Libro Bianco ripropone l’obiettivo della società attiva: «Noi - aggiunge Sacconi -rifiutiamo che la diffusione delle nuove macchine intelligenti produca la fine del lavoro come destino scontato. Servono scelte politiche adeguate. Per i giovani il contratto di apprendistato di tipo duale deve diventare il canale principale di accesso al mercato del lavoro. Per i lavoratori adulti serve un piano straordinario di alfabetizzazione come base di una formazione continua». In linea con questa impostazione, viene respinta la proposta di introdurre un reddito di base garantito in quanto potrebbe produrre la “trappola della inattività”; in alternativa si propone un premio al lavoro, sotto forma di imposta negativa che consenta a un basso reddito di raggiungere la soglia della no tax area. A beneficio, per un periodo limitato, di giovani fino a 30 anni, lavoratori oltre i 60anni, e genitori con figli minori a carico. «Dal 2009 a oggi - conclude Sacconi - il mondo è radicalmente cambiato, abbiamo sentito il bisogno di ridisegnare il modello sociale ancorandolo alle relazioni industriali cui Biagi assegnava una fondamentale funzione sussidiaria».

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