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La vigilanza unica bancaria ha bisogno di più regole

L'Analisi|Interventi

La vigilanza unica bancaria ha bisogno di più regole

L’importante inchiesta sulle possibili disparità della Vigilanza unica bancaria europea (sul Sole 24 ore del 17 e 18 marzo), al di là dei casi specifici citati, pone un oggettivo problema di fondo che riguarda complessivamente questa esperienza di cooperazione rafforzata in atto nell’Unione europea di cui non basta celebrare giustamente i successi di sessant’anni di pace, di libertà e di progresso.

Infatti, più si realizzano cooperazioni rafforzate, come la Vigilanza unica sulle Banche, più emergono le carenze e i limiti di una fase in cui le istituzioni europee debbono essere completate al più presto.

In Italia l’imparzialità delle pubbliche amministrazioni è garantita innanzitutto dall’articolo 97 della Costituzione della Repubblica. Inoltre l’articolo 28 dispone che «i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici».

Da queste prescrizioni costituzionali discendono leggi italiane attuative che specificano i criteri di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza delle attività della Pubbliche amministrazioni.

Si tratta complessivamente di norme giuridiche fondamentali in Italia che traggono origine innanzitutto da profonde convinzioni culturali ed etiche ben evidenziate fin dall’Ottocento da pensatori come Giuseppe Mazzini e da banchieri e statisti come Marco Minghetti che pubblicò anche un volume contro le ingerenze nella giustizia e nell’amministrazione, e un altro sull’economia pubblica e sulle sue attinenze con la morale e con il diritto.

Ora il primo problema dell’Unione europea è che, a sessant’anni dalla sua nascita, è ancora priva di una Carta costituzionale che definisca innanzitutto i doveri e i diritti di tutti e di ciascuno. Da questa fondamentale carenza discendono anche diversi limiti delle cooperazioni rafforzate come la Vigilanza bancaria unica che soffre altresì di carenze di Testi unici bancari, finanziari, di diritto penale dell’economia, di diritto fallimentare e tributario.

Pertanto, con tutte questi limiti di inquadramento giuridico, pur fra i lodevoli sforzi per sopperire, per quanto possibile, alle evidenti carenze di normative idonee, la Vigilanza bancaria unica è frenata nella sua crescita e rischia di essere una fuga in avanti in mancanza di norme costituzionali, di Testi unici e di un progetto complessivo di crescita istituzionale dell’Unione europea. Altrimenti rimane molto limitata la spinta a omogeneizzare i livelli di competenze e di responsabilità, mentre le sole prassi non hanno la forza giuridica per colmare i limiti dei vuoti normativi.

Pertanto, al di là dei casi specifici citati, non vi è da meravigliarsi più di tanto se l’integrazione con cooperazioni rafforzate, come la Vigilanza bancaria unica, proceda per quanto possibile, cosi come non vi sono certezze sull’imparzialità delle pubbliche amministrazioni europee.

Il sessantennale della nascita dell’Unione europea deve servire a stimolare un vero e proprio salto di qualità innanzitutto giuridico e costituzionale della Ue, altrimenti sarebbe un’occasione ampiamente sprecata.

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