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Non è vero che la Bce non è imparziale

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Non è vero che la Bce non è imparziale

L’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 17 marzo scorso dal titolo «Mps, Deutsche Bank e la Vigilanza Bce “flessibile” sui derivati» sostiene erroneamente che la vigilanza europea manchi di imparzialità nel trattamento delle banche. In veste di autorità di vigilanza, esaminiamo tutte le tipologie di rischio alle quali sono esposti gli intermediari, compresi i crediti deteriorati, i modelli interni e le attività di terzo livello. L’articolo confronta il trattamento prudenziale dei crediti deteriorati con quello delle attività di terzo livello sulla base di un insieme molto limitato e incompleto di informazioni. Cerca di tracciare il quadro di una vigilanza iniqua, influenzata dalla nazionalità e dalle esperienze di coloro che la esercitano.

Ben diversamente da quanto si sostiene nell’articolo, gli ispettori non ricevono un mandato dall’esito già scritto: sono esperti indipendenti che rispondono dei risultati delle ispezioni e li sottoscrivono nei loro rapporti. È spiacevole che ci si riferisca solo ad alcuni ispettori e revisori appartenenti a una più ampia squadra europea di esperti, revisori e alti dirigenti impegnati ad assicurare la coerenza dell’impostazione, della qualità e degli esiti della vigilanza.

Dagli esordi del Meccanismo di vigilanza unico nel 2014, nelle attività di indagine a distanza e in loco abbiamo dedicato grande attenzione alle potenziali problematiche di valutazione, che fossero connesse ai crediti deteriorati o alle attività di terzo livello. La Bce ha esaminato anzitutto le esposizioni valutate al fair value, incluse le attività di terzo livello, nel contesto dell’esame della qualità degli attivi (Asset quality review, Aqr) del 2014. Su un importo di 47,5 miliardi di euro per rettifiche di valore contabili totali, 4,6 miliardi erano riconducibili alle esposizioni valutate al fair value (comprese le attività di terzo livello). La parte delle rettifiche senza dubbio più consistente, 42,9 miliardi di euro, scaturiva dalla necessità di accantonamenti supplementari derivanti dall’esame del portafoglio creditizio, e un importo significativo del rischio di credito è connesso ai crediti deteriorati. Malgrado i progressi conseguiti, le consistenze dei prestiti deteriorati su un campione di 122 banche significative si attestava ancora a 921 miliardi di euro nel terzo trimestre del 2016, valore di gran lunga superiore a quello dello stock totale di attività di terzo livello detenute in quel periodo dalle banche dell’area dell’euro.

Quanto al trattamento prudenziale delle attività di terzo livello, conduciamo rigorose analisi delle valutazioni e dei modelli di pricing presso le banche che presentano esposizioni rilevanti verso queste attività ed esaminiamo gli aspetti connessi al rischio di mercato su base regolare. Rappresentano entrambi elementi fondamentali della nostra analisi dei modelli interni. I rischi posti dalle attività di terzo livello sono anche esplicitamente considerati nella valutazione del rischio di mercato nell’ambito del processo annuale di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory review and evaluation process, Srep) e il numero di ispezioni in loco incentrate sulle attività di terzo livello è aumentato costantemente.

Confidiamo che i lettori del Suo quotidiano apprezzino il nostro massimo impegno volto ad assicurare la solidità delle singole banche e la capacità del sistema bancario di sostenere l’attività economica, il che significa salvaguardare i depositi e gli investimenti dei cittadini.

Danièle Nouy è Presidente del Consiglio di vigilanza bancaria della Bce

La Presidente del Consiglio di vigilanza della Bce non smentisce un singolo fatto o dato che abbiamo presentato nella nostra inchiesta limitandosi a parlare genericamente di un’imparzialità del Single supervisory mechanism, o Ssm, che i fatti e i dati da noi trovati invece non confermano affatto.

A riprova di quell’imparzialità, Danièle Nouy continua a riproporre i risultati di Asset quality review, o Aqr, che la nostra inchiesta ha dimostrato essere state condotte in modo asimmetrico e insoddisfacente. Così insoddisfacente, da spingere adesso lo stesso Ssm ad aprire una “thematic review” per rivedere approccio e metodologie finora usati per valutare prezzi – e dunque rischi – reali dei derivati in pancia a molte banche.

I risultati concreti di questo recente sviluppo saranno sicuramente qualcosa che lettori del Sole 24 Ore – e cittadini europei – avranno modo di apprezzare.

Claudio Gatti

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