Commenti

La provocazione: «Commissariamo Borsa Italiana per evitare la Brexit…

  • Abbonati
  • Accedi
Italia

La provocazione: «Commissariamo Borsa Italiana per evitare la Brexit sui listini»

È un bene o un male per la piazza italiana che la fusione tra le Borse di Londra e Francoforte sia saltata?

Secondo me è un bene perché escludere una gran parte delle Borse europee - mi riferisco a Euronext - sarebbe stato sbagliato. È bene che si torni a ragionare in termini di Borsa dell’euro.

Un’aggregazione tra Deutsche Börse e Borsa italiana, che fa parte del gruppo London Stock Exchange, non avrebbe potuto servire da base?

Sì, ma c’è Londra, che è la piazza finanziaria che si pone fuori dalla Ue. Non dico che è come avere un nemico in casa, ma è comunque un “non-amico”.

Ad ogni modo per noi il problema Brexit non è risolto.

La Brexit è una decisione tranchant. Sono convinto che per battere la concorrenza dell’Asia e di altre parti del mondo, l’Europa deve unirsi. Se l’Inghilterra esce, gli altri Paesi devono unire le forze per essere più competitivi. E le Borse sono un fattore-chiave di competitività perchè permettono alle aziende di farsi conoscere e di raccogliere capitali per lo sviluppo. È un campo dove c’è un interesse pubblico che prevale sugli interessi privati degli azionisti delle società-mercato.

Ma non è interesse anche della Borsa di Londra mantenere, grazie a Milano, un piede nella Ue?

È un interesse di Londra e della sua comunità finanziaria mantenere un piede nella Ue, ma non è interesse dell’Italia essere ostaggio di una situazione dove tutto rischia di restare congelato per almeno due anni.

E allora come se ne esce?

C’è la possibilità di uscirne: lo prevede il Testo unico della finanza laddove consente al Tesoro di commissariare la Borsa se ritiene ci sia un interesse nazionale prevalente sulla società-mercato stessa.

Vale anche per Mts, il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato che fa capo a Borsa italiana?

Per Mts vale ancora di più il tema della liquidità del mercato, con la metà degli aderenti, i primary dealer, che è basata a Londra.

Ma non stanno traslocando in conseguenza della Brexit?

Non è così, nessuno dei primary dealer lo sta facendo. Gli nnunci di trasferimento riguardano attività marginali, mai il front office. I trader sono fisicamente basati a Londra, città che offre un ambiente - in termini di mercato del lavoro, fiscalità, mentalità, lingua - che nessun’altra città europea è in grado di offrire. Gran parte della liquidità in euro oggi è negoziata a Londra, e non è affatto scontato che si trasferirà sulle piazze dell’euro.

E dunque?

Oggi questo va bene perchè c’è una condivisione di regole che tutti rispettano. Ma nel momento in cui divorzi, non sai cosa ne uscirà. Più Londra, che ha in mano le piattaforme di trading, controllerà i flussi e meno sarà disposta a fare concessioni alla Ue.

Pare di capire che questa è una situazione che preoccupa la Bce, anche per le strutture di post-trading che trattano la compensazione e la liquidazione di operazioni in euro, riguardanti anche i titoli di Stato.

Assolutamente sì. Non è pensabile attuare la politica monetaria con transazioni che si svolgono al di fuori delle aree in cui è esercitabile il controllo. Ma questo vale in generale per la vigilanza sui mercati. Se per esempio si stabilisce di limitare lo short selling, non lo puoi fare per le transazioni fuori confine. O se devi indagare sull’ipotesi di abuso di mercato devi avviare una rogatoria.

Commissariare i mercati vuol dire staccarsi da Londra?

Io spero si raggiunga un accordo con Londra dove tutto resta come oggi. Commissariare i mercati italiani sarebbe un incentivo anche per Londra a negoziare gli accordi tempestivamente. Il problema di base sono gli intermediari, la vigilanza: oggi all’interno della Ue c’è l’obbligo di scambio di informazioni.

Non potrebbe sorgere un contrasto tra i vigilanti, che hanno l’esigenza di mantenere i controlli, e i vigilati che potrebbero essere interessati a sottrarvisi?

Il rischio è che si vada nella direzione del “regulatory shopping”, che è sempre al ribasso.

La Consob si è mossa, chiedendo all’Lse di concordare con le autorità italiane tutti i passaggi della Brexit per quanto riguarda le strutture di mercato italiane, Borsa, Mts, Cassa di compensazione e garanzia, Montetitoli. Non basta?

È il Tesoro che dispone il commissariamento, sentite Consob e Banca d’Italia. Auspicherei che questo avvenisse più prima che poi: stimoliamo l’interesse della City a far pressione sul Governo britannico!

Quindi, la proposta è: non andiamo via da Londra, ma “costringiamo” il mercato londinese a restare in Europa?

Sì, esattamente così.

La SuperBorsa sull’asse Londra-Francoforte si è infranta sullo scoglio Ue che aveva posto come condizione per il via libera non solo la cessione della parte francese del clearing della London clearing house, ma anche quella dell’Mts, il mercato made in Italy che tratta all’ingrosso i titoli di Stato, in particolare quelli dell’eurozona. In settimana da Bruxelles è arrivata la bocciatura della fusione tra il London Stock Exchange e Deutsche Börse e il primo ministro britannico, Theresa May, ha inoltrato la richiesta ufficiale per il distacco del suo Paese dall’Unione europea.

I negoziati sul clearing che erano in corso con Euronext (la federazione della Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona) a questo punto si sono interrotti. L’Mts resta dov’è, cioè dentro la Borsa italiana che a sua volta fa parte del gruppo Lse. Ma per la società-mercato di Piazza Affari resta aperto il problema Brexit. Gianluca Garbi, amministratore delegato di Banca Sistema, ex Tesoro ed ex ad di Mts, nonchè tra i pochi esperti di architettura di mercato, lancia una proposta dirompente: commissariare Borsa italiana e le sue controllate - oltre a Mts, anche le strutture di post-trading e cioè Cassa di compensazione e garanzia e Montetitoli - per “costringere” la City a restare ancorata alla casa comune dell’euro.

© Riproduzione riservata