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«Grande Normale», dal sogno alla realtà

Cultura & Società

«Grande Normale», dal sogno alla realtà

Gli studenti conquisteranno i primi diplomi congiunti già nel prossimo anno accademico. Si metteranno insieme anche laboratori e apparecchiature, favorendo lo scambio di docenti e ricercatori. Mentre un cda unico con un presidente, rappresenterà questo connubio nel segno dell’eccellenza scientifica e della formazione avanzata. Così a Pisa si lavora al sogno di una “Grande Normale”, un super polo capace di unire le forze di due eccellenze, la Normale e il Sant’Anna - due realtà universitarie piccole, ma già con una grande reputazione internazionale - che insieme proveranno a competere alla pari con tutti quei big che oggi nel mondo si contendono super cervelli, fondi per la ricerca e i migliori studenti.

Per ora si parte con una federazione tra le due scuole, ma l’idea è di andare avanti per creare un polo di eccellenza unico al mondo: «Pisa, insieme al sistema universitario toscano che è racchiuso in cento chilometri, può diventare insieme il posto giusto per creare un polo all’avanguardia su settori strategici per l’Italia come i beni culturali, l’agroalimentare, le scienze della vita e il biomedicale» avverte Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale di Pisa. Che punta in futuro a una unione sempre più stretta con la “sorella” accademica: «È stato il rettore del Sant’Anna Perata a suggerire per primo il nome per questo possibile futuro polo, la Grande Normale, e trovo sia un nome azzeccato». Barone chiarisce subito: «Attenzione, per far decollare questo progetto non chiediamo fondi in più al Governo. Quello che serve - spiega il numero uno della Normale - è flessibilità e meno burocrazia, dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter chiamare i migliori docenti e pagarli in modo adeguato».

A convincere le due scuole superiori a mettere da parte antiche rivalità - la tradizionale guerra dei gavettoni tra gli studenti a fine anno non sarà comunque messa in discussione - sono i risultati inanellati e la reputazione conquistata anche all’estero. Tanto che il «Times Higher Education» - nel suo ultimo ranking delle piccole università - ha piazzato i due atenei al quinto (Normale) e al sesto posto (Sant’Anna) nel mondo. Qui, come ha ricordato la stessa classifica del Times, sono stati formati «Nobel e menti politiche» di prestigio: dal poeta Giosuè Carducci al fisico Carlo Rubbia e all’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (per la Normale) a gli ex premier Enrico Letta e Giuliano Amato (per il Sant’Anna). A parlare sono anche altri numeri: dal numero di vincitori Erc, il più prestigioso riconoscimento a livello europeo per la ricerca, che si sono aggiudicati in 9 su un corpo docenti di 41 persone alla Normale, fino al numero di brevetti (quasi 2 per ricercatore)e spin off (1 ogni 2,5) che può vantare il Sant’Anna.

«La federazione a cui stiamo lavorando si concretizza sia con interventi sul fronte organizzativo che su quello della didattica e della ricerca, ma vogliamo andare ancora avanti», chiarisce il numero uno della Normale. Sul primo fronte questa federazione universitaria prevede innanzitutto la creazione di un cda unico con un presidente. Nel prossimo anno accademico ci saranno poi i primi diplomi congiunti con un corso (per gli studenti del quarto e quinto anno) in scienze politiche e sociali. L’obiettivo è di allargare presto anche ad altri settori: come le scienze della vita e un nuovo corso in farmacia (oggi non presente nelle due sedi). «Ovviamente metteremo in campo anche alleanze nella ricerca, a esempio organizzando un centro grandi strumentazioni e un laboratorio integrato di realtà virtuale». Sul fronte della didattica l’idea è anche quella di creare dei dipartimenti “comuni “alle due scuole per rendere intercambiabili i docenti provenienti dai due atenei facendo così sinergia.

La competizione universitaria , come noto, ormai si gioca a livello globale. «Già oggi i dottorati sono erogati in lingua inglese, ma l’idea è quello di assicurare i corsi in inglese anche per gli ultimi due anni delle magistrali», chiarisce Barone. L’obiettivo è richiamare sempre più studenti anche dall’estero, ampliando gradualmente il bacino degli iscritti senza perdere però una delle caratteristiche distintive delle due scuole pisane: la rigorosa selezione sul merito.

Oxford e Cambridge, soprattutto dopo Brexit, non fanno più paura all’ombra della torre pendente più famosa al mondo.

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