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Nei primi mesi di Trump i lati più osceni della politica

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Nei primi mesi di Trump i lati più osceni della politica

La recente intervista del New York Times con il presidente Trump è stata raccapricciante, ma curiosamente prevedibile (la trovate qui). Sì, l’uomo più potente del mondo è pigro, ignorante, disonesto e vendicativo. Ma questo lo sapevamo già. In realtà l’elemento più rilevante dell’intervista probabilmente è la difesa di Bill O'Reilly, il commentatore della Fox accusato di molestie sessuali e abuso di potere: «È una brava persona», ha detto il presidente. È una frase che sull’uomo di Mar-a-Lago e le motivazioni della sua base a mio parere dice più cose dei suoi discorsi strampalati su infrastrutture e commerci.

Prima, però, c’è una domanda da farsi: finora sarebbe cambiato qualcosa se invece di Trump alla Casa Bianca ci fosse stato un repubblicano tradizionale?
L’amministrazione Trump è un disastro da tutti i punti di vista. Gran parte degli incarichi di nomina presidenziale che richiedono conferma da parte del Senato sono vacanti, e quelli che sono già insediati sono impegnati in lotte intestine. Il processo decisionale ricorda più una serie di intrighi di palazzo nel serraglio di un sultano che la formulazione di politiche di governo in una repubblica. E poi ci sono quei tweet…

Però nella prima grande débâcle politica di Trump, l’ignominioso tracollo del suo tentativo di far fuori la riforma sanitaria di Obama, la disfunzionalità dirigenziale ha giocato un ruolo molto marginale. Se il piano per abrogare l’Obamacare e sostituirla con la Trumpcare è andato a sbattere contro un muro non è stato per incapacità tattica, ma perché i Repubblicani per otto anni hanno raccontato bugie sulla sanità, e quando è arrivato il momento di proporre qualcosa di concreto tutto quello che sono riusciti a offrire erano vari modi per infiocchettare una perdita di copertura sanitaria di proporzioni apocalittiche.
Considerazioni simili sono applicabili anche su altri versanti. La riforma del fisco sembra un fiasco non perché l’amministrazione Trump non ha la minima idea di quello che sta facendo (anche se effettivamente è così), ma perché nessuno nel Partito repubblicano si è mai preso la briga di provare a capire cosa bisognava cambiare e come vendere questi cambiamenti.

E che dire delle aree in cui Trump a volte sembra discostarsi molto dai normali repubblicani, come le infrastrutture?
Puntare su un autentico piano infrastrutturale da mille miliardi di dollari (invece di sgravi fiscali e privatizzazioni), che necessiterebbe del supporto dei Democratici data la prevedibile contrarietà della destra, sarebbe un inizio. Ma considerando quello che abbiamo sentito nell'intervista (in sostanza, un’insalata di parole in libertà condita con osservazioni a casaccio sui trasporti nel Queens), è evidente che il Governo non ha nessun piano concreto sulle infrastrutture, e probabilmente non ce l’avrà mai.

Certo, ci sono delle aree in cui Trump un impatto rilevante sembra averlo, soprattutto gli sforzi per azzoppare la politica ambientale. Ma questo lo avrebbe fatto qualsiasi repubblicano: il negazionismo climatico e la convinzione che l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo siano troppo pulite sono posizioni standard nel Partito repubblicano odierno.
Insomma, la gestione trumpiana finora si sta rivelando una banale gestione repubblicana con capacità manageriali (molto) più scadenti. Il che mi riporta alla domanda originaria: la natura obbrobriosa dell’uomo al comando ha qualche importanza?

Io penso di sì. La sostanza delle politiche trumpiane non sarà così distinguibile nella pratica, ma anche lo stile conta, perché influenza il clima politico generale. E quello che fa Trump è dare un nuovo senso di potere agli aspetti più osceni della politica americana.

Ormai sui media c’è un intero filone di ritratti di proletari che sostengono Trump (esistono perfino delle versioni parodistiche). Sapete cosa intendo: interviste con bianchi della provincia in difficoltà economica turbati perché hanno scoperto che tutti quei liberal che li avvisavano che le politiche di Trump li avrebbero danneggiati avevano ragione, ma sostengono comunque Trump perché sono convinti che le élite liberal li guardino dall'alto in basso e pensino che siano stupidi. Hmm.

Comunque sia, una cosa che gli intervistati dicono spesso è che Trump è onesto, uno che dice le cose come stanno: affermazione strana considerando quante balle racconta su qualsiasi cosa, politica e personale, ma quello che intendono probabilmente è che Trump dà voce, apertamente e senza remore, al razzismo, al sessismo, al disprezzo per i «perdenti» e così via, sentimenti che sono sempre stati un’importante fonte di consenso per la destra, ma che da molto tempo sono cose di cui in teoria non bisogna parlare apertamente.

In altre parole, Trump non è né un uomo onesto né un tipo tosto, ma si può dire che sia meno ipocrita dei politici convenzionali riguardo ai motivi nascosti alla base della sua visione del mondo.

Da qui l’affinità per O’Reilly, e l’apparente percezione di Trump che le notizie sulle azioni di O’Reilly siano un attacco indiretto contro di lui. La Fox News in generale, e O’Reilly in particolare, possono essere visti come soggetti che offrono uno spazio protetto a persone che vogliono sentirsi dire che i loro impulsi più osceni in realtà sono giustificati e non hanno nulla di sbagliato. E la Casa Bianca di Trump può essere vista come un tentativo di allargare quello spazio protetto alla nazione tutta.

E il grande interrogativo sul trumpismo – più grande probabilmente del suo programma legislativo – è se questa oscenità senza vergogna sia una strategia politica vincente.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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