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Una Ue troppo barocca è riuscita a partorire il mostro dei populismi

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Una Ue troppo barocca è riuscita a partorire il mostro dei populismi

Ci risiamo, parlare male dell'euro è come sparare sulla croce rossa. Dimentichiamo che ogni medaglia ha due facce. La Brexit ha dato slancio ai movimenti populisti, quasi che la scelta degli euroscettici sia la panacea di tutti i mali. Non so, e forse ci vorrà tempo, valutare la scelta determinata dal voto in Gran Bretagna, ma per il momento sono riaffiorate difficoltà. Non parlo solo delle rinnovate velleità indipendentiste scozzesi e dei problemi di confini in Irlanda del Nord. Penso anche a un eventuale deprezzamento della sterlina e ai fondi che la Ue ha destinato in passato alle regioni più povere del Regno Unito, e che in parte torneranno a Bruxelles. Pensare che la fine dell'euro possa verificarsi, con la conseguente fine del percorso iniziato 60 anni fa, lascia sgomenti. Credere che l'eventuale ritorno della lira in un batter d'occhio possa portare solo benefici e nessun problema è assurdo.
Lettera firmata

Nonostante i sonni tornmentati del premier britannico Theresa May che l'hanno portata a convocare elezioni anticipate per avere almeno le mani libere nel negoziare a modo suo l'uscita dalla Ue, credo che il divorzio dall'Unione nel segno di Brexit vedrebbe impallidire le sue enormi complessità di fronte a una secessione di Italia o Francia dall'euro e ai pesantissimi contraccolpi sulla stabilità politica, economica, sociale, finanziaria, monetaria che si verificherebbero in entrambi i Paesi e nell'Unione in generale. Svalutazione, inflazione, alti tassi di interesse, fuga di capitali degli investitori esteri e dei risparmi dalle banche, banche in ginocchio, servizio del debito insostenibile: sono solo alcune delle conseguenze della scelta. Soprattutto se si facesse come è avvenuto nel Regno Unito: la Brexit ha vinto per caso e per questo non è stata preceduta da un'attenta e adeguata preparazione. Perché i populismi e il loro successo, lei si chiede. Perché l'Europa si è fatta troppo barocca nelle sue decisioni e invece c'è bisogno di semplificazioni e trasparenza democratica. Ma anche perché nessuno, a qualsiasi livello nazionale, ha voglia di guardarsi allo specchio e porre mano seriamente ai troppi problemi irrisolti accumulati. Più facile gridare all'Europa. Ormai così fan quasi tutti, purtroppo ma prima o poi la corda che ci tiene insieme potrebbe strapparsi.

Ancora sui «Giovani Turchi»
Caro Direttore,
vorrei esprimere il disagio che abbiamo provato leggendo gli argomenti avanzati/proposti nella lettera pubblicata sul Sole 24 Ore del 4 aprile, con il titolo “A proposito di Giovani Turchi”, firmata dal Consiglio per la comunità armena di Roma. Le affermazioni “che i Giovani Turchi sono stati un movimento che ha pianificato e messo in pratica il genocidio armeno” contenute nella lettera non corrispondono alla realtà. Le illazioni degli armeni riguardanti gli eventi accaduti nel 1915 non si basano su sentenze di tribunali internazionali o su prove storiche, bensì rappresentano esclusivamente un'interpretazione soggettiva che essi tentano di presentare, all'opinione pubblica dei Paesi terzi e ai loro parlamenti, come se fosse l'unica assoluta realtà. Il genocidio è un crimine ben definito nella giurisprudenza internazionale. Nella Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e punizione del reato di genocidio, vengono definiti gli elementi materiali e morali di tale crimine. Un reato del genere può essere riconosciuto come tale solo da un tribunale internazionale competente.

La Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con la sentenza del 15 ottobre 2015, numero di fascicolo 27510/08 del processo “Perinçek-Svizzera”, ha confermato che gli eventi del 1915 sono oggetto di legittima discussione, e ha messo in evidenza che gli eventi del 1915 non possono essere considerati uguali all'Olocausto.

Alcuni circoli che si adoperano per applicare la definizione di “genocidio” agli eventi del 1915 non sono riusciti a trovare un solo documento valido che dimostri la volontà di sterminio del Governo Ottomano, mentre i documenti da loro presentati si sono rivelati falsi. D'altro canto esistono numerosi documenti ufficiali del Governo Ottomano di tale periodo inviati alle amministrazioni locali per la tutela degli Armeni trasferiti. Questi documenti conservati negli archivi, sono a disposizione del pubblico. Tali documenti sono stati pubblicati per i ricercatori.

La Turchia ha in ogni occasione sostenuto lo studio scientifico della realtà dei fatti del 1915 da parte degli storici, proponendo la costituzione di una commissione internazionale composta di storici turchi e armeni e di altri esperti che faccia una ricerca ampia sui fatti e gli sviluppi di quel periodo non solo in Turchia o in Armenia ma anche negli archivi di Paesi terzi, e che dichiari il risultato della loro ricerca all'opinione pubblica internazionale. In merito ai Protocolli di Zurigo siglati tra la Turchia e l'Armenia il 10 ottobre 2009 essi prevedevano la costituzione di una commissione composta da storici e accademici imparziali per condurre ricerche in tutti gli archivi e registri, ma a causa della sospensione nel 2010 dell'iter di ratifica dei protocolli da parte dell'Armenia, non è stato possibile attivare tali Protocolli. La Turchia non nega le sofferenze vissute dagli Armeni nell'ultimo periodo dell'Impero Ottomano.

Infatti, questo elemento è contenuto in modo molto chiaro nei messaggi che il presidente della Repubblica ha inviato nel 2015 e 2016 in occasione delle cerimonie commemorative ospitate dal Patriarcato Armeno di Istanbul sui fatti avvenuti del 1915. Gli Armeni non sono l'unica nazione colpita dagli eventi del 1915. Le difficili condizioni del periodo della Prima Guerra Mondiale hanno rappresentato un'esperienza tragica per tutti i popoli che vivevano sul territorio dell'Impero Ottomano.

L'interpretazione selettiva, di parte e lontana dalla realtà degli eventi del 1915 che hanno lasciato profonde conseguenze sia sulla comunità Turca che su quella Armena e sono stati causa di uguale sofferenza per le due nazioni ed il proseguimento delle iniziative volte a trarre inimicizia dalla storia, non contribuiranno alla normalizzazione delle relazioni tra la Turchia e l'Armenia e all'instaurazione di un dialogo tra le comunità Turca e Armena.

Murat Salim Esenli*|

*Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia

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