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Lavoro, Milano supera l’Italia

le vie della crescita

Lavoro, Milano supera l’Italia

Non più tardi di un mese fa l’Inps archiviava un deludente 2016 sotto il profilo delle assunzioni: rispetto al 2015, 500mila in meno in Italia (-7,4%) e oltre 100mila in meno in Lombardia (-8,9%), con un crollo più consistente delle assunzioni a tempo indeterminato: -37,6% in Italia e - 32,7% in Lombardia.

I primi dati del 2017, anche se relativi al solo mese di gennaio, sembrano disegnare uno scenario in positiva evoluzione: il saldo tra assunzioni e cessazioni migliora sensibilmente rispetto a un anno fa, sia in Italia (+21,4%) sia in Lombardia (+11,6%).

Sono numeri più coerenti con quelli forniti dall’indagine Istat sulle forze di lavoro - la fonte statisticamente più affidabile nel registrare le variazioni dell’offerta di lavoro - che qualche settimana hanno fatto il quadro dell’occupazione nel 2016, con dettagli anche a livello provinciale.

Emergono alcune informazioni interessanti e, in qualche caso, inaspettate.

Cominciamo col dire che il numero di occupati nel 2016 è cresciuto rispetto al 2015: 300mila in più a livello italiano (+1,3%) e oltre 70mila in Lombardia (+1,7%). Milano, Monza e Lodi - l’importante area economica dove si concentrano quasi 2 milioni di lavoratori (poco meno della metà dell’intera Lombardia) - fa addirittura meglio: +1,8%, pari a 33mila occupati in più.

Forse sorprende vedere, date le premesse, che (in proporzione) sono proprio gli occupati a tempo indeterminato quelli che aumentano di più: +280mila in Italia (+1,9%) e +70mila in Lombardia (+2,4%).

Nonostante i minori sgravi alle assunzioni - dimezzati rispetto all’anno precedente - il risultato del 2016 bissa quindi quello del 2015 e permette un altro passo verso il ritorno ai livelli occupazionali pre-crisi.

Un recupero che, va detto, non procede alla stessa velocità in tutti i territori: mentre l’Italia è ancora impegnata ad inseguire il picco del 2008, la Lombardia e Milano l’hanno non solo raggiunto, ma anche superato.

Posto uguale a 100 il numero di occupati del 2008, nel 2016 l’Italia è ferma a 98,6, mentre la Lombardia ha ormai raggiunto quota 101,3 e il territorio di Milano, Monza e Lodi marcia spedita verso il +3%.

È una dinamica, quella degli occupati, coerente con l'andamento dell’economia nei tre contesti territoriali considerati: il Pil italiano si trova ancora sotto il pre-crisi (2008) di -6,0 punti percentuali e quello lombardo di -3,1%, mentre a Milano siamo al +1,2 %. Questo conferma che le agevolazioni normative possono essere utili ma che per un vero sviluppo dell’occupazione è necessaria la crescita economica.

Il 2016 riserva buone notizie anche per i giovani, forse la componente più debole del nostro mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile continua a rimanere su livelli troppo elevati (37,8% in Italia, 29,9% in Lombardia), ma nell’ultimo anno è nella fascia 15-24 anni che il numero di disoccupati si riduce di più.

Nella stessa classe di età si registra anche un consistente calo dei Neet, giovani a metà del guado tra formazione e mondo del lavoro: gli ultimi dati indicano che la loro incidenza è scesa in Italia sotto il 20% e in Lombardia al 15%. In pratica il numero di questi giovani, bloccati in una sorta di “limbo professionale”, è diminuito in un solo anno di quasi l’8% in Italia e in Lombardia di oltre l’11%.

Segnali positivi, infine, anche dall’indicatore che misura la criticità di accesso al mercato del lavoro: il tasso di mancata partecipazione. È una accezione più ampia del tasso di disoccupazione, dal momento che include non solo chi cerca attivamente un lavoro ma anche gli “scoraggiati” (ovvero chi sarebbe disponibile a lavorare ma non mette in atto azioni di ricerca).

Il numero di scoraggiati si è sensibilmente ridotto in Lombardia: dai 298mila del 2015 ai 261mila del 2016 (-37mila unità, pari al -12,4%). È un calo significativo, anche se non ancora sufficiente a restituirle il primato perduto: è bene ricordare, infatti, che nel 2008 la nostra regione poteva vantare un tasso di mancata partecipazione del 7,5%, il più basso nel confronto con i principali Paesi europei.

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