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Un’alleanza nell’Fmi per contenere gli Usa

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Un’alleanza nell’Fmi per contenere gli Usa

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Si aprono con un duplice obiettivo, anche se non formalmente dichiarato, i primi incontri ministeriali dell’Fmi nell’era Trump

Il duplice obiettivo: socializzare l’amministrazione Trump all’agenda internazionale e creare un’alleanza trasversale tra i membri dell’istituzione di Washington per contenere, all’occorrenza, le incursioni del suo principale azionista.

Profittando che l’amministrazione si presenta a questi primi incontri ancora con i ranghi sguarniti poiché solo in estate, o più tardi, il Senato confermerà l’alta dirigenza politica che, dal Tesoro americano, coordinerà la posizione americana in seno all’Fmi, Christine Lagarde, la direttrice generale, cerca di incassare un paio di risultati. Il primo è di mostrare, negli incontri bilaterali con la delegazione americana e al riparo da orecchie indiscrete, che la sua organizzazione è funzionale all’agenda dell’amministrazione; il secondo quello di accreditare un metodo di lavoro pragmatico tra l’amministrazione e il resto dell’azionariato mondiale dell’Fmi che, al riparo da slogan ideologici, si basi su un confronto centrato su analisi ed evidenze empiriche per trovare il massimo comune denominatore, per quanto piccolo.

In tal senso, può già contare sull’appoggio incondizionato della Cina che nei lavori preparatori per questi incontri sembra aver assunto il ruolo un tempo svolto dal Tesoro americano, fatto di puntuali e forti richiami alla globalizzazione dell'attività economica, al rispetto per le forze di mercato, al libero commercio internazionale e alla necessità di uno sforzo cooperativo per smussarne le asperità. In ogni caso, con o senza la Cina, l’amministrazione riconoscerà presto l’utilità di un’istituzione a cui subappaltare le crisi finanziarie nei vari focolai del mondo e della quale utilizzare la credibilità istituzionale per sanzionare quei paesi che maggiormente contribuiscono agli squilibri di parte corrente, come, del resto, reciterà lo stesso comunicato che verrà rilasciato al termine del comitato ministeriale di sabato.

L’agilità tattica della Lagarde non è comparabile, invece, al sentiero stretto dell’attuale presidenza tedesca del G20. Avendo scommesso la cancelliera Angela Merkel sulla vittoria elettorale di Hillary Clinton, si ritrova isolata rispetto all’attuale amministrazione americana in seno al foro delle economie sistemiche. Non è un caso che il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha deciso di dare un basso profilo all’incontro di oggi, sempre a Washington, dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20, rinunciando probabilmente a emettere un comunicato congiunto come è, invece, consuetudine.

Pesa la negativa esperienza dell’incontro inaugurale avvenuto a Baden-Baden il mese scorso, dove le migliori energie sono state spese a negoziare il comunicato, in effetti, piuttosto inconcludente e i paletti posti dall’amministrazione su alcuni temi salienti dell’agenda tedesca quali il libero commercio internazionale, i cambiamenti climatici e la resilienza. Quest’ultimo punto, in particolare, intendeva rappresentare il contributo originale della presidenza tedesca centrato sull’esigenza di rafforzare la capacità delle economie di resistere agli choc avversi attraverso politiche fiscali prudenti volte alla riduzione del debito, secondo un percorso temporale scadenzato da una opportuna metrica. Probabilmente unico punto di convergenza tra l’ex amministrazione Obama e quella Trump, l’una timorosa
che potesse giustificare un nuovo ciclo
di austerità in Europa e nel mondo,
e l’altra avversa a qualsiasi vincolo
esterno, anche solo potenziale, si sono entrambe adoperate per eliminarne le implicazioni normative, oltre le mere dichiarazioni di principio.

Di fronte alla evidente difficoltà di ingaggiare l’azionista di maggioranza, la presidenza ha ripiegato su un’agenda assai più modesta che riduce gli attriti ma ne compromette l’ambizione, centrata su alcune iniziative a favore dell’Africa, cooperazione in materia tributaria contro l’elusione fiscale delle multinazionali, il dibattito sull'economia digitale e, infine, il dialogo in materia di regolamentazione finanziaria su cui l'amministrazione non si è ancora espressa in via contraria, almeno in questo foro. Dopo la riunione di oggi, il prossimo appuntamento è ad Amburgo per il primo Summit del presidente Trump che ne deciderà, per i prossimi anni, il destino.

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