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Raccontare in modo nuovo l’impresa bella e sostenibile

Cultura di impresa

Raccontare in modo nuovo l’impresa bella e sostenibile

Una “bella impresa”. Efficiente, trasparente, innovativa. E sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale. Una “bella fabbrica”, insomma, ben progettata da grandi architetti (Renzo Piano, Michele De Lucchi, ecc.) e tecnologicamente competitiva, come tante che ne sono oramai in Italia, da Settimo Torinese al Veneto, dalle Marche all’Emilia dei distretti della meccanica hi-tech. Eccellenze del made in Italy. Competitività internazionale. Strutture produttive in grado di garantire ricchezza, lavoro, coesione sociale. La neo-fabbrica di meccatronica e farmaceutica, gomma e agroalimentare, chimica, arredamento e tessile come conferma economica della virtuosa sintesi greca del “kalòs kai agathos”.

“Una bella impresa” si chiama appunto un programma varato nel 2016 dall’Aspen Institute Italia e rilanciato adesso con il contributo di Assolombarda, Fondazione Edison, Università Cattolica e Politecnico di Milano e con il sostegno di numerose imprese e istituzioni. È necessario fronteggiare criticamente un ampio fronte “anti-industriale”. E costruire un migliore racconto del fare impresa, e in particolare industria manifatturiera, superando le percezioni negative di settori della pubblica opinione, e in particolare dei giovani.

Se in altri tempi, ovvero negli anni della ricostruzione del secondo dopoguerra, in Europa e in Italia emergeva una narrativa epica dei cambiamenti dovuti all’industrializzazione, oggi i toni sono molto diversi. Si è incrinata la relazione virtuosa vita – lavoro – industria. L’industria non è più un bene di tutti, non è un bene “sociale” che contribuisce alla crescita del territorio e del Paese. I suoi valori non godono più di un riconoscimento diffuso e della dovuta autorevolezza. Ma questi non sono tempi in cui si possa accettare lo status quo. E allora che fare? In primo luogo ricostruire una nuova narrativa. Non più epica, senza dubbio, ma razionale, efficace e capillare, anche attraverso studi e ricerche su scenari e prospettive dell’industria italiana. E cominciando proprio dai fondamentali: dai giovani e dalla scuola. Per un anno intero autorevoli manager e imprenditori di successo hanno incontrato moltissimi ragazze e ragazzi in ogni tipo di istituti secondari: licei, scuole professionali e tecniche. Andando nel “luogo di lavoro per eccellenza “ dei ragazzi: la scuola. Ne sono usciti confronti interessanti, provocazioni, idee. Per ridare fascino e centralità all’impegno di fare l’imprenditore, lavorare creativamente in un’impresa industriale.

Anche la comunicazione può aiutare nella costruzione della nuova visione: non soltanto attraverso i new media, ma anche con tradizionali interviste a imprenditori di successo e con una storia per immagini dell’industria italiana composta da foto, disegni e filmati tratti dagli archivi storici delle più importanti imprese italiane. Tutto questo fa parte integrante del progetto “Una bella “impresa” (www.unabellaimpresa.it) di cui si parlerà lunedì prossimo in un dibattito organizzato da Aspen e Assolombarda.

L’incontro «Una bella impresa! Riflessioni per una nuova narrativa del fare», organizzato da Aspen Institute Italia in collaborazione con Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza si terrà lunedì 8 alle ore 17 presso la sede di Assolombarda (Sala Falck, piano interrato), via Chiaravalle 8.

Modera e introduce Alberto Quadrio Curzio (Presidente Accademia dei Lincei). Partecipano Giorgio Bigatti (Direttore Fondazione ISEC), Antonio Calabrò, Marco Fortis (Vice Presidente e Direttore Fondazione Edison), Aldo Fumagalli (Presidente Candy Hoover Group), Aldo Fumagalli Romario, (Presidente e Amministratore Delegato Sol), Giulio Tremonti (Presidente Aspen Institute Italia).

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