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Dossier Cinque chiese, una moschea e mille vigneti

    Dossier | N. 19 articoliVIAGGIO NELL’ANIMA DELL’EUROPA

    Cinque chiese, una moschea e mille vigneti

    Cerco qui i sentieri di William Melczer (1925-1995): lo incontrai a Tours, gi professore celebre di Syracuse (Usa), originario di questa terra che attraverso, inquieto rabdomante dei “segni dei tempi”; mi ha insegnato a viaggiare: Il viaggio l’appuntamento, il pi esigente possibile, che il me d all’io. Nel viaggio l’io tace; altrimenti si trova solo ci che l’io voleva sapere e non c’ posto per il mondo.

    Il suo Pilgrim’s Guide to Santiago de Compostela (New York, Italica Press, 1993) ne sapiente conferma: a te Willy e alla tua Elisabeth (ho ancora il vostro splendido La porta di Bonanno nel Duomo di Pisa, 1988) sia fiorito il giardino dell’eternit.

    Arrivo ora a Pcs, seguendo il tracciato e il racconto di Szilrd Rubin (1927-2010), Breve storia dell’amore eterno (Bur 2011): Ringrazio ancora una volta il destino di avermi permesso di crescere in quei luoghi, in quelle terre coltivate dai celti e dai latini, ben presto guadagnate al cristianesimo, all’ombra di Quinque Ecclesiae, la citt dove arriva per prima la primavera in Ungheria, dove primi germogliano gli alberi […]. Non era forse azzeccata l’espressione popolare con cui gli antichi definivano gli uomini di cultura come coloro che avevano girato per le contee di Tolna e Baranya? […] Io ero ringiovanito di cinque anni, quando avevo visto di lontano le giovani torri di Sopianae!.

    Quinque Ecclesiae il nome latino e tedesco, Fnfkirchen, di Pcs (Sopianae quello dato ad essa dai Romani, facendola capitale della Pannonia Valeria). Mi muove quel proverbio, quella certezza antica – visibile gi in Orazio – che la cultura ringiovanisce la mente, cos come i campi incolti invecchiano prima, divengono sterili. Lo ricorda nel libro il bel distico di Joseph von Eichendorff: Ci che oggi stanco tramonta, / si leva domani rinato (Zwielicht).

    Treviri ha teso le corde della memoria, troppo; c’ bisogno ora di un po’ di quiete, di penombre appunto, seguendo i miei lontani ricordi delle rive riposate del lago Balaton.

    Intanto siamo giunti alla moschea di Jkovli Hsszn: dei tanti strati di Pcs, questo (dopo Celti, Illiri, Romani, Unni, Avari, Ungheresi) il pi recente: dal 1543 al 1686 la citt fu sotto la dominazione ottomana. Con essa convive la Sinagoga grande di Pcs, per una comunit assai ridotta dopo lo sterminio nazista. E non solo questi ricordi: quando nel 2010 Pcs fu capitale europea della cultura, si celebr il primo Incontro degli artisti tzigani (17-20 giugno), altra comunit che conobbe l’orrore della deportazione. Stride, con questa storia plurale, l’avanzata in tutta Ungheria del partito xenofobo e antisemita Jobbik.

    E tuttavia, questa coscienza di essere crocevia storico di barbari e latini, di cristiani e musulmani, babele di lingue e di culti, trova il suo pi bell’emblema nel FVM Szőlszeti s Borszati Kutatintzete Pcs (Istituto di ricerca di enologia e viticoltura dell’Universit di Pcs) che non solo allinea oltre mille vitigni, da tutto il mondo, di uve da tavola o da vinificare, ma produce esso stesso nuove variet, quali: Zeus, Vulcano, Rose Stone, etc. una vertigine di nomi, di colori, di storie, rispetto ai quali la lista dello stesso Rabelais (Quinto Libro, cap. 33) impallidisce. Gi solo le variet del Balaton sono innumeri: lo Szrkebart ed il Kknyelu, ma anche l’Olaszrizling, il Rizlingszilvni, l’Ottonel Muskotly ed il Tramini, il Tokaj. Ma poi il Kekfrankos, da cui proviene il Villany burgundi, e scendendo a Pcs troviamo il pcsi Cirfandli...

    Se c’ un simbolo dell’“eterno migrante” che l’uomo, esso risiede proprio nella storia dei vitigni qui catalogati: prendiamo una traccia a noi domestica, il Carignano del Sulcis. Per la sua qualit e la sua resistenza un vino di tutto il Mediterraneo: presente in Tunisia, Algeria, Marocco, in Spagna ha nome Carinena, in Francia Carignane Noire; ed giunto ad essere dominante in Cile, il “Carignan”. I nostri poveri contadini partivano per il Sud America con pochi soldi e qualche vitigno, unica speranza.

    E persino nell’arcigno Nord America, uno dei primi viaggiatori italiani, Luigi Castiglioni, ebbe a ricordare nei suoi Travels in the United States of North America, 1785-87, che, nelle contrade visitate, this wine can be made more fragrant by mixing in small pieces scraped from magnolia root, or from other aromatic substances; un vino da conversazione, con scorza di magnolia...

    Pcs il crocevia europeo di tutto ci che discende dal biblico No; persino il severo poeta Mihly Babits (1883-1941) che tradusse in ungherese la Divina Commedia (1913-1923), drammi di Shakespeare, le liriche di Heine, e del quale un altro ungherese illustre, Gyrgy Lukcs annot: La sua poesia sul profeta Giona un bell’esempio di lotta onesta ma disperata con se stesso, pure – proprio nel pometto su Giona – lascia circolare l’ebbrezza di aromi che danzano nelle vie e nella mente: Allora le donne a gara, in schiera folleggiante, / s’aggrapparono intorno al profeta imprecante. / Si stringeano, annusavano il suo odore marino / e fiutavano assorte l’animo suo ferino. // Cos con quel chiassoso stuol femminile intorno / Giona giunse al palagio reale, il terzo giorno (Libro di Giona, 1937-39).

    Tale memoria variopinta di mondi e di forme rimane nell’opera di Victor Vasarely (Pcs, 1908 – Parigi 1997), il pi importante artista del Novecento nativo della citt: la sua “Op art” (optical art) , in fondo, una geometrica ridda di colori: con Jean Tinguely, Marcel Duchamp e Alexander Calder ha rinnovato il linguaggio figurativo, attivando – come afferm – l’insostenibile vibrazione dei colori complementari, il baluginante intreccio di linee e le strutture permutate (Jean-Louis Ferrier - Victor Vasarely, Entretiens avec Victor Vasarely, 1969). Il suo alfabeto plastico endogeno: Una stessa forma si modifica all’interno d’essa stessa, secondo un’infinit di trasformazioni possibili. La pluralit non pi la somma dell’altrove, ma il mutarsi in s del corpo della forma.

    Penso a questi suoi corrugamenti geometrici come al concrescere della sua Pcs, che mi sta davanti, mi assorbe, mi articola; ognuna di quelle losanghe, quadratini, chiaroscuri e controluce di linee un particolare, una variazione, insensibile eppure inespungibile. Viene a mente la meditazione del suo coetaneo Sndor Mrai (1900-1989), il pi italiano degli scrittori ungheresi, il quale, ne Le braci, cos concludeva: Possiamo comprendere l’essenziale solo partendo dai particolari, questa l’esperienza che ho tratto sia dai libri che dalla vita. Bisogna conoscere tutti i particolari, perch non possiamo sapere quale sar importante in seguito.

    Lascio Pcs, ricordando quando a dieci anni passai ore e ore, e lacrime, alla radio ad ascoltare delle giornate e degli insorti di Budapest: fu la mia prima coscienza d’Europa, che qui trascrivo con le parole di Mrai: Perch sull’albero [di Natale] non ci sono dolci, / ma l’Ungheria, il Cristo dei popoli. // E le passano tanti davanti; / il soldato che l’ha trafitta; / il fariseo che l’ha venduta; / chi l’ha negata tre volte; / chi, dopo che intinse con lei nel piatto, / l’ha offerta per trenta monete d’argento, / e mentre la insultava e la picchiava, / le beveva sangue e mangiava il corpo. / Ora tutti stanno a guardare, / ma nessuno di loro osa parlarle. // Perch lei non parla pi, non accusa, / guarda solo gi dalla croce, come Cristo(Scendi dalle stelle, New York 1956).

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