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La proposta Pd fa scattare il gioco del cerino ma con la «rete»…

L'Analisi|POLITICA 2.0

La proposta Pd fa scattare il gioco del cerino ma con la «rete» del Legalicum

L’annuncio della proposta Pd che un po’ ricalca il sistema tedesco e un po’ il Mattarellum ha un effetto politico: quello di far partire il gioco del cerino. Nel senso che il partito di Renzi, dopo mesi di attesa, mette finalmente il suo testo sul tavolo e lascia agli altri partiti l’onere di affossarlo. Sulla legge elettorale - infatti - è diventato più importante individuare le responsabilità di chi non vuole riscrivere le regole che i contenuti stessi della riforma. La tattica che si è innescata da tempo è quella di scaricare su altri la “colpa” di un fallimento che riprodurrebbe sulla prossima legislatura il rischio di larghe coalizioni o l’ingovernabilità.

Non si sa quante chance ha il testo del Pd di passare. I numeri che contano non sono quelli della Camera ma quelli del Senato dove – al momento – non si vede la maggioranza. Chi ha fatto le somme con le disponibilità attuali espresse dai partiti – insieme al Pd la Lega e il gruppo di Verdini – arriva fino a 148 «sì» mentre ne occorrerebbero 161 per avere il via libera. E dunque al momento non ci siamo. Ma la scommessa di Renzi è tutta qui: far approvare la sua legge a Montecitorio per poi inchiodare le altre forze politiche alla responsabilità di bocciarla al Senato. E se non ci dovessero essere i numeri, tornerebbe ad additare quel partito del «no», lo stesso che ha votato contro la riforma costituzionale, un partito trasversale che continuerebbe a bloccare il Paese.

Questo è un po’ il gioco tattico innescato dal leader Pd al quale va dato atto del tentativo di mettere in campo un sistema che non è tutto proporzionale e che riduce la frammentazione dei partiti. Una tattica che è anche una scommessa. Anzi due. La prima è che Renzi spera di poter spaccare Forza Italia a Palazzo Madama dove c’era già stata una disponibilità del capogruppo Paolo Romani poi fermato da Silvio Berlusconi. La seconda scommessa è quella di prendere i voti degli scissionisti, Mdp di Bersani e Speranza, con l’argomento che il testo ricalca in parte il Mattarellum. Una pressione politica che però non è detto vada a buon fine. A sentire Federico Fornaro, vicepresidente tesoriere del gruppo art.1 Mdp, c’è innanzitutto una «truffa semantica sia sul chiamarlo Mattarellum che tedesco: la proposta annunciata è un sistema che non avrebbe precedenti e in cui non c’è una prevalenza di maggioritario o di proporzionale. Con l’aggravante che ci sarebbe il 50% di listini bloccati e non il 25%. Comunque il testo non c’è ancora. Lo leggeremo».

Tutto questo lo si vedrà tra giugno e luglio, quando l’esame arriverà a Palazzo Madama ma intanto ieri in commissione Affari costituzionali si è arrivati al redde rationem, con il testo base del relatore Andrea Mazziotti che è stato azzerato con il nuovo punto di partenza costituito dalla proposta Pd. Un punto e a capo che però, se la legge di Renzi non dovesse passare, ha una rete di sicurezza pronta. Quella rete si chiama Legalicum, un sistema che tutti denigrano ma che in molti vogliono. Le convenienze per Pd, 5 Stelle e Forza Italia sono almeno due: i capilista bloccati e una soglia di sbarramento alta al Senato (8%) per far fuori i più piccoli. Ecco questa diventerebbe l’unica via d’uscita certa se al Senato non si riusciranno a trovare i numeri e il cerino si brucerà nelle mani di qualcuno. Un fallimento – sì - ma con alcune convenienze che ai partiti principali non dispiacciono.

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