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Salone del libro, code agli ingressi Franceschini:…

al via la kermesse torinese

Salone del libro, code agli ingressi Franceschini: «Insostituibile»

La prova di forza tra Milano e Torino è andata in scena con l’apertura della trentesima edizione del Salone del Libro del Lingotto. Sulla carta, è l’edizione del riscatto, costruita ex novo dal direttore Nicola Lagioia e dal presidente Massimo Bray. Arrivata dopo lo strappo con Milano e andata in scena mettendo al centro piccoli editori, librai e i lettori di sempre, senza i grandi stand di Mondadori, Rizzoli ed Einaudi, ad esempio, ma con i numeri a posto. Oltre 56mila biglietti venduti online, code agli ingressi nella prima giornata, un format rinnovato ma che ripropone gli scrittori - ieri sera il reading di Daniel Pennac al Grattacielo di Intesa, poi oggi la conversazione con la sua traduttrice Yasmina Mélaouah e l’incontro con i lettori - accanto ai protagonisti della cultura e della letteratura italiana e al calendario serrato di incontri e iniziative dedicate ai giovani lettori e alle scuole, da sempre un canale ben alimentato.

Al taglio del nastro il ministro della Cultura Dario Franceschini, la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli e il presidente del Senato, Piero Grasso, con la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione, Sergio Chiamparino. Franceschini definisce il Salone di Torino «un appuntamento insostituibile», parla di possibili sostegni alla lettura sul modello di quanto si fa per il cinema e rilancia l’ipotesi di una collaborazione con Milano. «Aspettiamo la fine del Salone – dice – vediamo come sono andate le due fiere e poi bisogna capire se c’è spazio per una qualche forma di collaborazione e se si può passare dalla non competizione alla collaborazione e all’integrazione». Una mediazione, a dire il vero, il ministero l’aveva già tentata, poi tutto è andato avanti su percorsi paralleli, l’Aie ha puntato su “Tempo di Libri” a Rho, Torino ha organizzato il suo trentesimo Salone. Il mondo dei libri e dei lettori ha mostrato una sua resilienza in realtà, anche i grandi editori senza stand hanno portato a Torino alcuni autori – ieri ad esempio uno degli appuntamenti più affollati è stata la conversazione tra Luciana Littizzetto, autrice de La bella addormentata in quel posto, e Maria De Filippi, organizzato da Mondadori – e moltissimi editori le fiere del libro le hanno fatte tutt’e due.

Una cosa a questo punto sembra certa, Torino resta ancorata al suo Salone di maggio – lo hanno detto le istituzioni, Chiamparino in testa, e i vertici della Fondazione del libro – da qui sembra difficile potersi schiodare. Il resto dovrà essere ricostruito.

«Luogo di condivisione tra scrittori e lettori», come lo descrive il presidente Bray, il Salone si apre con l’omaggio in video degli “amici di sempre”, da Saviano a Baricco. «Il Salone è inimitabile», aggiunge Lagioia. Senza dimenticare che la lettura è emozione, cultura, impegno e per certi versi trincea. «I 1.200 incontri in programma, gli 80 festival della cultura confluiti nel salone sono il segnale - dice Bray – di un Paese differente, che crede nella cultura, librerie e biblioteche sono avamposti di promozione della vita civile e di tutela del bene comune. Ma non possiamo dimenticare che dal 2010 a oggi abbiamo perso tre milioni di lettori, una tendenza che va contrastata andando incontro alle nuove generazioni».

A pochi metri di distanza dalla Sala dove si celebra l’apertura del Salone, l’industria della carta – che a cavallo degli anni della crisi ha perso in Italia il 40% dei volumi – si dà appuntamento, tra stampatori, grafici e cartotecnici, per ribadire la necessità di andare oltre il mito negativo della carta come respondabile del depauperamento delle aree verdi. «Il processo che in questi anni ha spinto a ridurre l’utilizzo della carta per comunicare - sottolinea Daniele Borlatto presidente dell’Associazione degli Industriali fabbricanti carta – è legato alla necessità di ridurre i costi da parte di molti operatori e non dalla questione ambientale. La carta è un materiale naturalmete sostenibile grazie al suo ciclo di vita molto breve e grazie al fatto che è naturalmente biodegradabile». A questo si aggiunga poi, sottolinea Riccardo Pesce, a capo dell’Associazione Industriali Grafici e Cartotecnici, «la carta nasce grazie a un processo industriale certificato, che prevede la piantumazione degli alberi, inoltre carta e digitale sono due canali destinati a coesistere e a valorizzarsi a vicenda».

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