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Solo qualità delle idee e dibattito salveranno giornali e informazione

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Solo qualità delle idee e dibattito salveranno giornali e informazione

Sono un anziano medico in pensione e, come spesso accade per la nostra categoria, non ho mai capito nulla, purtroppo, di economia.

Tuttavia, da qualche mese, leggo regolarmente Il Sole 24 Ore e seguo la versione online de Le Monde (la mia fu una generazione francofona). La ragione di questa scelta sta nella condizione ormai insopportabile in cui versa il giornalismo italiano. L’Europa è in una fase decisiva della propria esistenza e se non fosse per Il Sole in Italia nessuno ne parlerebbe come se Carlo Sforza, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi non fossero mai esistiti. Però dai nostri tribunali escono documenti secretati, i somari hanno spazi inusitati, le urla sono diventate il carattere usuale dei dibattiti. Non se ne può più. Esiste un’altra Italia che aspira a gesti misurati, al ragionamento rispettoso delle idee altrui, alla costruzione comune come fu per i padri costituenti? Non dovrebbero i giornali stare un passo davanti alla gente e non seguirne i borborigmi addominali?

Roberto De Marchi

Santa Margherita Ligure (GE)

Il Sole 24 Ore, compiaciuto, ringrazia. Più modestamente, io osservo come il lettore abbia messo il dito nella piaga che sta rischiando di far soccombere i giornali. Mi pare che essi stiano commettendo lo stesso errore che fecero quando cominciarono a sentirsi incalzati dalla televisione: anche allora, il piccolo schermo rivoluzionò l’informazione, che si fece immediata, coinvolgente e visiva. I quotidiani cercarono di adeguarsi: famosa è la non del tutto infondata leggenda che i direttori dei grandi giornali adeguassero ai temi e ai toni dei Tg serali i titoli dei loro quotidiani del giorno dopo. In questo modo, i giornali cominciarono a perdere la loro specificità e, fatalmente, favorirono la migrazione dei lettori dalla carta allo schermo.

Oggi, la concorrenza di Rete e social media è ancora più penetrante, instancabile è rivoluzionaria per l’illusione creata che di informazione se ne trovi in abbondanza, e gratis; e che, dunque, la “mediazione” di giornali e giornalisti sia del tutto inutile, se non dannosa, in quanto sospetta di indicibili connivenze. I giornali, di nuovo, anziché interrogarsi su come giustificare la propria esistenza presso un pubblico illuso ormai di essere autosufficiente, inseguono il modello della (non) informazione che dilaga dagli smartphone: che non è solo sguaiata ma, soprattutto, casuale, incontrollata e partigiana, perché ciascuno, più che notizie, cerca conferme ai propri pregiudizi. È il mondo delle “bolle” che, secondo l’ex presidente Barack Obama, costituisce una delle tre principali sfide alla democrazia moderna: perché di conformismo e di “fake news” la democrazia muore.

Perciò l’unica arma a disposizione dei quotidiani, anche di questo, è difendere la qualità, l’unico valore aggiunto che essi possono assicurare rispetto a quanto corre nel mare magnum digitale. E contare, naturalmente, su cittadini che comprendano l’importanza del dibattito delle idee, che parte dal rispetto per quelle che non si condividono.

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