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Dalle banche oltre 9 miliardi per i salvataggi

OLTRE LA CRISI

Dalle banche oltre 9 miliardi per i salvataggi

La relazione del Governatore della Banca d’Italia ha diradato molte nebbie e corretto “luoghi comuni” innanzitutto sui crediti deteriorati delle banche operanti in Italia. Infatti il Governatore ha rilevato che l’ammontare di circa 350 miliardi di crediti deteriorati si riferisce al valore nominale delle esposizioni, ma non tiene conto delle perdite già contabilizzate nei bilanci delle banche. Quindi, il dato dei deteriorati “lordi” non è indicativo degli effettivi rischi che gravano attualmente sulle banche.

Il numero vero totale dei crediti deteriorati “netti” che gravavano, a fine 2016, sulle banche italiane è di 173 miliardi, di cui 81 miliardi sono crediti in sofferenza, a fronte dei quali, rileva il Governatore, le banche operanti in Italia detengono garanzie reali per oltre 90 miliardi e personali per quasi 40. I 92 miliardi di altre esposizioni deteriorate sono stati già svalutati ampiamente dagli istituti di credito, mentre è atteso un parziale ritorno alla puntualità dei pagamenti.

Pertanto sono molto più limitati i rischi effettivi che gravano sul mondo bancario operante in Italia, quando è da mesi molto rallentato il flusso di nuovi crediti deteriorati. Quindi le banche in Italia hanno realizzato e stanno sviluppando colossali sforzi di risanamento che si evidenziano anche negli accresciuti tassi di copertura delle rettifiche sui prestiti deteriorati, per tutte le fasce dimensionali delle banche in Italia, superiori rispetto alla media europea.

Oltre a quanto illustrato dalla relazione del Governatore, occorre tenere in conto anche i colossali sforzi posti in essere dalle banche in Italia per salvataggi di taluni istituti di credito o comunque per attività similari.

Infatti, per i due anni 2015-2016 di più acute crisi bancarie, si può stimare l’onere ingente che le altre banche hanno sostenuto e previsto. Quasi 1 miliardo e 100 milioni di euro sono stati impiegati per le contribuzioni ordinarie del Fondo interbancario di tutela dei depositi e per il Fondo di garanzia delle banche di credito cooperativo, nonché per le contribuzioni al “ramo volontario” della gestione separata del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Inoltre ammonta fino a 300 milioni l’onere per il Fondo interbancario, come disposto dalla legge italiana, per il rimborso di sottoscrittori di prestiti subordinati delle quattro banche risolute.

Quasi altri 3 miliardi e 900 milioni sono stati obbligatoriamente destinati come contributi ordinari bancari al Fondo di risoluzione nazionale e soprattutto come contributi straordinari e addizionali per tale Fondo per le quattro banche risolute.

Poco noti sono gli obblighi che gravano sulle banche anche italiane a favore del “Fondo di Risoluzione Unico” europeo che li incassa non dopo crisi bancarie, ma prima di tali eventualità. Anche per questo Fondo europeo gli oneri sono stati cospicui a carico delle banche in Italia per circa 770 milioni.

Da non trascurarsi nemmeno il contributo ordinario per le attività di vigilanza a carico delle banche italiane, a favore della Bce per 77 milioni nel biennio.

Tutto ciò fa stimare questi oneri per le banche in Italia, nel biennio, ad oltre 6 miliardi, a cui va aggiunta la stima degli impegni assunti dalle banche in Italia per finanziare la contribuzione volontaria del Fondo Atlante (1 e 2) per circa 3 miliardi di euro.

Insomma, tenendo in conto i colossali accantonamenti prudenziali per i crediti deteriorati, gli accantonamenti a riserve e ancor più gli anche giganteschi aumenti di capitale, tenendo conto pure degli oneri ordinari e straordinari dei fondi di garanzia, risoluzione e solidarietà variamente denominati per il salvataggio di banche in crisi, si ottengono numeri impressionanti che misurano gli sforzi che le banche in Italia hanno sviluppato e stanno realizzando per voltare decisamente pagina con le conseguenze della più lunga e grave crisi economica che l’Italia abbia subìto al di fuori dei tempi di guerra e per rendere più robusta la ripresa.

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