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Cina, India e lo scontro di due civiltà antagoniste

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Cina, India e lo scontro di due civiltà antagoniste

Nell’ultimo decennio la Cina ha sempre primeggiato, diventando il più grande produttore al mondo, il più grande esportatore al mondo, il paese con le più grandi riserve di valuta estera al mondo, il più grande mercato automobilistico al mondo. Nel 2014 il Fondo monetario internazionale ha riportato che, in base al potere d’acquisto, la Cina è anche la più grande economia al mondo.
C’è un unico titolo di “più grande al mondo” che la Cina potrebbe in ogni caso aver perso: le ultime ricerche demografiche avrebbero infatti appurato che il paese più popoloso al mondo è l’India, non la Cina.

Stime non ufficiali hanno rivisto al ribasso la popolazione cinese, collocandola poco al di sotto di 1,30 miliardi di abitanti, rispetto alla popolazione indiana che sarebbe di 1,33 miliardi di abitanti. Questa notizia potrebbe confermare la sensazione, sempre più percepita in India, per cui i prossimi trent’anni saranno il suo periodo d’oro, proprio come gli ultimi trent’anni sono stati caratterizzati a livello globale dall’ascesa della Cina.
Rispetto a quelli cinesi, i trend demografici indiani di sicuro sembrano più favorevoli per una crescita economica a lungo termine. E ciò non dipende soltanto dal fatto che la popolazione dell’India potrebbe aver superato quella cinese per numero di abitanti e continuerà ad aumentare più rapidamente in futuro. La cosa più importante, infatti, è che la popolazione indiana è di gran lunga più giovane di quella cinese, il che implica che l’India avrà una popolazione in età da lavoro numericamente superiore rispetto alla Cina e meno pensionati da mantenere. La storia recente del Giappone dimostra che una popolazione sempre più vecchia e numericamente inferiore ha un effetto assai negativo sulla crescita economica.

Queste forze demografiche potrebbero incidere sui tassi di crescita. Dopo aver dovuto sopportare per decenni prese in giro sul “tasso indù di crescita”, adesso l’India cresce più rapidamente della Cina: le proiezioni danno la sua crescita in rialzo di ben oltre sette punti percentuali, contro i 6,5 ufficiali della Cina.
Vi sono nondimeno anche alcune puntualizzazioni importanti da fare rispetto all'idea che Nuova Delhi sia pronta a recuperare il distacco nei confronti di Pechino e addirittura a superarla. Prima di tutto, l’economia cinese già adesso è grande il quintuplo, in termini reali, di quella indiana. Ciò significa che, nonostante in questo periodo l’India stia crescendo in termini percentuali un po’ più velocemente della Cina, il divario tra le due economie sta aumentando, non si sta riducendo.
In secondo luogo, mentre il fattore demografico depone a favore dell’India, sotto taluni aspetti altrettanto importanti tutto sommato la Cina è in condizioni migliori: il trenta per cento della popolazione indiana è analfabeta, rispetto al cinque per cento di quella cinese. Anche le infrastrutture sono di gran lunga migliori in Cina che in India, soprattutto in termini di strade, ferrovie, servizi igienico-sanitari e di smaltimento dei rifiuti. Ancora oggi la metà degli indiani non ha accesso ai servizi igienici.

Questi confronti sono qualcosa di più di semplici giochi da salotto: hanno la loro importanza perché Cina e India sono le due superpotenze emergenti del XXI secolo, già ora impegnate in uno scontro geopolitico e ideologico di basso profilo.
Nuova Delhi ha reagito con preoccupazione agli ambiziosi programmi di Pechino di costruire infrastrutture di collegamento attraverso tutta l’Asia, temendo che così si possa venire a creare una sfera cinese di influenza che accerchierà l’India. Il mese scorso, quando la Cina ha ospitato a Pechino il forum “Una cintura, una strada” per promuovere i suoi piani di spesa di svariati miliardi per la realizzazione di infrastrutture di collegamento in tutta l’Eurasia, oltre cento paesi hanno inviato le loro delegazioni ufficiali, l’India no. Gli indiani, infatti, temono che Pechino stia cercando di ricreare quel sistema tributario col quale le economie asiatiche potrebbero essere vincolate a un sistema economico nel quale “tutte le strade portano a Pechino”.

Le implicazioni di questi sviluppi infrastrutturali sono di ordine strategico ed economico. Nel momento in cui la Marina cinese si sta espandendo molto rapidamente, i porti realizzati a Sri Lanka e in Pakistan con il finanziamento dei cinesi suscitano particolare sospetto a Delhi. Anche i rapporti sempre più stretti tra Cina e Pakistan provocano inquietudine e preoccupazione in India, che ha combattuto ben quattro guerre contro Islamabad. Le stesse Pechino e Delhi hanno dispute territoriali irrisolte che risalgono ai loro scontri nel 1962, e gli indiani temono che i cinesi stiano esercitando pressioni crescenti anche per rivendicare la provincia indiana dell’Arunachal Pradesh.

I budget militari sono aumentati moltissimo sia in Cina sia in India. La prima ha già varato la sua seconda portaerei e sta costruendo la terza. L’India è diventata il maggior importatore al mondo di armamenti dopo l’Arabia Saudita. Gli indiani hanno moltiplicato le esercitazioni militari congiunte con Stati Uniti e Giappone, entrambi paesi considerati avversari strategici dalla Cina. Shashank Joshi del Royal United Services Institute di Londra sostiene che col montare della tensione le relazioni tra India e Cina siano già «al punto più basso in oltre dieci anni».

Una delle lamentele cinesi riguarda il fatto che il leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, detestato da Pechino, continui a vivere in India. La sua presenza sottolinea l’elemento ideologico alla base dell’ostilità tra India e Cina. Gli analisti cinesi hanno spesso contrapposto il successo del loro modello di sviluppo alla più lenta crescita prodotta dalla “caotica” democrazia indiana. Gli indiani rispondono a queste critiche assicurando che il loro sistema democratico alla fine si rivelerà più stabile dello stato monopartitico cinese. Ma c’è anche un aspetto morale legato a tutto ciò: gli indiani vantano libertà di espressione e tribunali indipendenti. Dal canto loro, i cinesi affermano che la popolazione cinese vive in modo più confortevole e decoroso della media indiana.
Queste divergenze di opinione riflettono il fatto che Cina e India non rappresentano soltanto due potenze antagoniste, ma due sistemi politici antagonisti, due ideologie antagoniste e addirittura due civiltà antagoniste. Gli analisti politici occidentali sono preoccupati dall’emergente lotta di potere tra Stati Uniti e Cina. Ma, nel momento in cui il potere economico e politico si sposta sempre più verso l’Asia, in definitiva a plasmare il XXI secolo potrebbe essere proprio la rivalità tra Cina e India.
Traduzione di Anna Bissanti
gideon.rachman@ft.com
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