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Il cigno nero beffa la May: capitali in fuga dal Regno Unito…

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Il cigno nero beffa la May: capitali in fuga dal Regno Unito all’Europa

Le quotazioni sterlina-yen sui mercati asiatici, primo contraccolpo del risultato shock del voto britannico
Le quotazioni sterlina-yen sui mercati asiatici, primo contraccolpo del risultato shock del voto britannico

Anche solo in termini di mera improbabilità, l’elettorato britannico ha appena dato vita a un “cigno nero” politico più nero per i mercati di quanto si potesse immaginare. Il fiasco di Theresa May – che non ha ottenuto la maggioranza in elezioni anticipate indette proprio perché era sicura di vincerle con ampio margine – è stato clamoroso. Questo risultato avrà il medesimo effetto imprevedibile sui mercati dei “cigni neri” dell’anno scorso, la vittoria dei sostenitori della Brexit e l’elezione di Donald Trump? La risposta è no, probabilmente, anche se il rischio che i politici britannici mettano in scena nelle prossime settimane un nuovo capitolo di “House of Cards” potrà ancora influire drasticamente su tale calcolo.

Prima di tutto, c’è da prendere atto che il risultato elettorale ha avuto un impatto sulla scena internazionale di gran lunga minore rispetto a quello che ebbe la decisione di uscire dall’Ue. E, di sicuro, passa quasi inosservato rispetto all’impatto globale dell’elezione di Donald Trump.

In secondo luogo, i cambiamenti di direzione in politica saranno limitati: sembra alquanto improbabile che Jeremy Corbyn sia in grado di formare un governo e, qualora ci riuscisse, non sarebbe abbastanza libero da mettere pienamente in atto il suo documento programmatico.

In terzo luogo, dall’anno scorso qualcosa è cambiato: finalmente sono state apprese alcune cose fondamentali e gli investitori si sono esposti meno nei confronti di un risultato preciso. Nel 2016 collegato al voto nel Regno Unito per restare nella Ue e all’elezione di Hillary Clinton c’era troppo denaro in ballo, e ciò ha inasprito le drammatiche reazioni dei mercati. Adesso che predomina di nuovo l’incertezza e il Regno Unito si trova alle prese con la possibilità di ritardi e rinvii nei negoziati per la Brexit o, addirittura, una seconda elezione generale, gli investitori non sono disposti ad assumere una posizione precisa.

Infine, altro fattore contrario che modera le reazioni è che su quell’unico punto che sta davvero a cuore alla maggior parte dei mercati esteri dei cambi, la Brexit, la politica di Theresa May è stata impopolare ed è stata considerata ostile ai mercati. I titoli di stato hanno un valore legato al presupposto che una “hard Brexit” sfavorevole fosse in teoria una certezza.

La gente preparata ad acquistare sterline e altri asset britannici adesso potrebbe procedere nella speranza di una “soft Brexit”, e ciò attenua la reazione dei mercati che, in caso contrario, ci si sarebbe potuti aspettare in presenza di un successo a sorpresa da parte di un ideologo socialista.

Sul lungo periodo, tuttavia, i rischi deragliano verso il negativo. Il rinvio dei colloqui per la Brexit aumenteranno il rischio di non pervenire a un accordo o, tutt’al più, di pervenire a un “cattivo accordo”. Ciò risulterebbe davvero rovinoso per i mercati. Un’altra consultazione elettorale, invece, spianerebbe la strada a un’ipotesi che nessuno avrebbe preso sul serio due mesi fa, quella di un Corbyn primo ministro con una maggioranza alle spalle. I primi ministri laburisti prima di Tony Blair in genere si sono sempre trovati in guerra con i mercati dei cambi stranieri, e difficilmente Corbyn potrebbe comportarsi diversamente.

L’assegnazione dei seggi in parlamento pare rendere più difficile per chiunque mettere insieme una coalizione stabile. Se è ancora valido il vecchio detto per cui i mercati non detestano niente più dell’incertezza, questo risultato elettorale appare davvero molto poco favorevole ai mercati. E così, se la reazione immediata è forse più pacata, sussiste la possibilità di ulteriori perdite per gli asset del Regno Unito, e così pure quella di una maggiore instabilità nei mesi a venire.

Per l’immediato futuro, si segnala già un considerevole spostamento dei flussi dei capitali internazionali dal Regno Unito verso il resto d’Europa. MSCI fa sapere che finora quest’anno le azioni nella zona euro hanno guadagnato in dollari circa il 18%, il doppio del Regno Unito. A spiegare in buona parte questo fenomeno contribuiscono una sorprendente forza economica europea abbinata a una minore incertezza politica all’indomani dell’elezione in Francia del presidente Macron e della sconfitta dell’alternativa populista di estrema destra nei Paesi Bassi.

Ora che nell’incertezza è piombato il Regno Unito, è ragionevole aspettarsi che lo slancio a monte della ripresa degli asset nella zona euro continui, mentre nel Regno Unito si affievolisca.

Traduzione di Anna Bissanti

Copyright The Financial Times 2017

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