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I Banchi napoletani fondatori della banca moderna

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I Banchi napoletani fondatori della banca moderna

Da ieri a sabato 17 giugno, alla Fondazione Banco di Napoli, sede dell’Archivio storico, si parla de “La nascita della banca moderna a Napoli. Una prospettiva comparativa” (“The rise of modern banking in Naples. A comparative perspective”). È l’occasione, nel rendere omaggio alla più antica banca del mondo, per definire tratti unici rivenienti dall’esperienza dei Banchi napoletani, protagonisti di rilievo per la nascita della banca moderna. Tra i partecipanti prestigiosi analisti e storici di finanza e banca, in particolare di scuola anglosassone oltre che nostrana.

Il convegno, promosso dalla Fondazione, dall’Università degli studi di Napoli Federico II e dalla Banca d’Italia, vede infatti intervenire alcuni prestigiosi studiosi di banca e finanza italiani e provenienti da tutto il mondo, nonché “banchieri centrali” (Federal Reserve Bank of Chicago, Federal Reserve Bank of Atlanta, Banca Nazionale Austriaca).

Le loro relazioni contribuiscono a “certificare” la straordinaria importanza e originalità dell’esperienza dei banchi pubblici nel contesto del mondo occidentale. Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco presiede la sessione conclusiva.

Perché i Banchi napoletani sono fondatori della banca moderna?

Per tre elementi sui quali ha aperto i lavori l’economista Lilia Costabile alla luce delle analisi dell’imponente letteratura storica e delle ricerche svolte con l’Archivista Eduardo Nappi su carte contabili e patrimoniali nelle 300 sale dell’Archivio. I tratti identitari della “banca moderna” che maturano a Napoli sono: una circolazione cartacea basata sulle fedi di credito (il primo esempio al mondo di deposito bancario circolante); la capacità di accrescere il volume della moneta in circolazione attraverso la creazione di credito; l’introduzione dello scoperto di conto corrente, anticipando al 1612 quanto finora attribuito per il 1728 alla Royal Bank of Scotland. I Banchi, dunque, protagonisti pazienti e scrupolosi e portatori di fondamentali innovazioni finanziarie.

Altro elemento identitario (attualissimo) è la loro nascita da istituzioni filantropiche. Ciò li distingue per governo e prassi operativa dalle banche a fini di lucro: la filantropia, a Napoli, apre le porte al credito. Ne deriva una matrice mutualistica del tutto originale (esportata in Europa) diversa da quelle orientate al profitto ma anche dal mutualismo delle società cooperative (oggi Banche popolari e di Credito cooperativo). Un mutualismo-bene-pubblico che caratterizzerà dal 1861 la storia del Banco di Napoli, diventato poi Istituto di Credito di Diritto Pubblico, il cui bilancio sarà fino al 1991 “Bilancio di Fondazione”.

Ma perché le fedi di credito venivano accettate come mezzo di pagamento dai venditori di beni e servizi? La fiducia è l’elemento fondante di questo modello di circolazione, che pertanto acquista il nome di circolazione fiduciaria. Significativo ricordare, oggi, che nel dicembre 1996, nel pieno della crisi che mise in ginocchio il Banco di Napoli, mentre si temeva la corsa agli sportelli e il rapido calo dei depositi, assistemmo increduli all’ aumento della raccolta e a testimonianze di “appartenenza” che il territorio dette a quella Istituzione-Banco Pubblico. Diversa e parimenti significativa è la nota vicenda della SGA.

E oggi? All’attualità del modello dei banchi pubblici ci riporta nel 1990 la legge Amato-Carli con un rapido e radicale percorso nei secoli: preterintenzionalmente? Consapevolmente? Allora le Case Sante, proprietarie dei Banchi; oggi le Fondazioni: enti conferenti, privati, autonomi, “azionisti pazienti” che hanno (finora) reso scarsamente contendibili i gruppi bancari partecipati. La distinzione giuridica tra enti (conferenti e conferitari) ha riproposto, dopo secoli d’oblio, l’antico modello e dato vita, dal nulla, a un influente attore, mutualistico per definizione, in un settore decisivo dell’economia e del sociale. Ora che la marea dell’intervento pubblico è in ritirata è forse tempo di pensare a cosa potrebbe accadere se e quando la bassa marea verrà anche per i Banchi Pubblici di oggi.

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