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Londra, il falò della burocrazia e la maledizione dei grattacieli…

ARICHITETTURA E TRAGEDIE

Londra, il falò della burocrazia e la maledizione dei grattacieli popolari

Il consiglio comunale quasi certamente ricevette ingenti incentivi quando, negli anni 60, fu progettata la Grenfell Tower – l’edificio di 24 piani di West London, devastato dalle fiamme mercoledì scorso. E la realizzò con molti piani. I sussidi governativi, infatti, a quei tempi incoraggiavano l’edificazione di palazzi alti sei piani o più adibiti all’edilizia popolare. I palazzi molto alti erano considerati il futuro, il contraltare degli squallidi quartieri degradati di periferia di casette a perdita d’occhio, e divennero il simbolo concreto del welfare state, la prova tangibile che si stava facendo qualcosa di concreto e la società riceveva l’aiuto di cui aveva bisogno per rinascere.

Oggi i palazzoni di Londra sono simboli dell’esatto contrario: gli edifici di molti piani sono una sorta di segnale di proprietà nelle quali investire, il simbolo di una città polarizzata.

Fin dai primi edifici di questo tipo realizzati a Chicago alla fine del XIX secolo, i palazzi di molti piani si sono dimostrati resilienti in modo particolare. Ma, come ha dimostrato la spaventosa tragedia della Grenfell Tower, questi palazzi comportano anche la possibilità di causare un disastro. Come disse il filosofo francese Paul Virilio, l’invenzione del treno è coincisa con l’invenzione dello scontro ferroviario. Le fiamme che hanno avviluppato l’intera Grenfell Tower ci offrono un’immagine indimenticabile dell’incubo urbano contemporaneo.

Eppure, sembra che a Londra questi disastri colpiscano soltanto gli alti edifici adibiti all’edilizia popolare: il Ronan Point è crollato nel 1968, la Lakanal House è andata in fiamme nel 2009, Shepherds Court l’anno scorso e la Grenfell House adesso.

Naturalmente, le spese di manutenzione sono direttamente collegate a questo problema. Per ironia della sorte, sembra che quest’ultima tragedia sia stata addirittura inasprita dalle spese sostenute. L’intero complesso, infatti, era stato ristrutturato da poco con un intervento costato 8,7 milioni di sterline. Ma a quale scopo?

Il rivestimento esterno oggi sotto esame è stato aggiunto in parte per migliorare l’isolamento termico e acustico, ma in parte anche per rivestire la facciata di cemento in una sorta di imitazione liscia e uniforme dei grattacieli commerciali privati disseminati in città. I pericoli riconducibili ai materiali infiammabili di rivestimento e alle cavità che si vengono a creare dietro di essi e nelle quali le fiamme possono diffondersi facilmente senza essere rilevate sono noti da molto tempo. Questi pannelli disarmonici, da quattro soldi, e talvolta addirittura nocivi, rappresentano il tentativo di ricoprire la natura originaria dell’architettura dei palazzi modernisti dell’edilizia popolare.

Le mode cambiano. I palazzoni di cemento un tempo irrisi e denominati “slum verticali” sono stati riscoperti e rivalutati. La Trellick Tower, il palazzo di cemento a più piani realizzato dall’architetto Erno Goldfinger due anni fa accanto alla vicina Grenfell Tower, oggi è un indirizzo molto ambito dove trasferirsi. I residenti della Balfron Tower a East London, disegnata dallo stesso architetto, sono stati mandati via e i loro vecchi alloggi sono stati trasformati in appartamenti di lusso molto ricercati. L’estetica intransigente del cemento che il consiglio circoscrizionale di Kensington e Chelsea stava cercando di occultare oggi è di moda a tal punto da essere commercializzata come “autenticità urbana”. Ciò che hanno cercato di nascondere, in verità, è l’immagine di “edifici poveri” dei palazzi a più piani.

Il lascito di interventi architettonici dalle buone intenzioni può scivolare facilmente in una sorta di pulizia sociale: le strutture immobiliari in quartieri miseri ma dall’eccellente ubicazione per certi aspetti non riescono a offrire una sistemazione alternativa agli inquilini che hanno “sgomberato”. In parallelo, però, c’è stata anche una campagna politica, lunga e di successo, che ha preso di mira i regolamenti.

I regolamenti edilizi in vigore quando fu progettata la Grenfell Tower prevedevano standard generosi per gli spazi (abbandonati poi dal governo di Margaret Thatcher nel 1980) e normative antincendio per le vie di fughe e la divisione degli spazi in compartimenti stagni, codificate in modo molto rigoroso. Tutto ciò è andato perduto poco alla volta negli interventi di risistemazione e ristrutturazione della Grenfell Tower, a mano a mano che ai vecchi alloggi si andavano ad aggiungere nuovi appartamenti per aumentare la capienza dell’edificio.

I regolamenti edilizi sono stati criticati alla stregua di semplici “intralci burocratici” e i conservatori hanno sistematicamente bocciato un disegno di legge concepito per migliorare gli obblighi previsti a carico dei padroni di casa. Le norme edilizie per la prevenzione degli incendi e la sicurezza non sono state riviste per oltre un decennio, sebbene di norma i regolamenti di questo tipo siano aggiornati e modificati ogni due anni al massimo per restare al passo con l’evoluzione tecnologica e dei materiali.

La destra ha esultato indicando nella Brexit l’occasione giusta per fare “un bel falò” della burocrazia. Tuttavia, occorre essere molti attenti con i falò: in qualche caso le scintille si diffondono e appiccano incendi.

L’autore è il critico di FT specializzato in architettura - Traduzione di Anna Bissanti

Copyright The Financial Times 2017

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