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Strabismi presidenziali e squilibri commerciali

L'Analisi|GLOBAL VIEW

Strabismi presidenziali e squilibri commerciali

Il recente tweet di Donald Trump sull’ingiustizia dello squilibrio commerciale fra Germania e Stati Uniti è stato, non serve nemmeno dirlo, profondamente stupido e distruttivo. È evidente che non capisce come funziona l’Unione europea: è un’unione doganale, il che significa che non esiste una politica commerciale bilaterale Usa-Germania.

Trump è convinto anche che i saldi commerciali bilaterali siano un test di equità, e sbaglia anche questo. La cosa fastidiosa è che dietro tutto questo si nasconde un problema reale: l’eccessivo surplus complessivo della Germania, conseguenza di una spesa e di una reflazione troppo basse dopo la crisi dell’euro. Ma insultare un alleato chiave su basi palesemente sbagliate non è di alcun aiuto al riguardo.

Ma lasciamo perdere tutta la faccenda. Mi sono interrogato sulle cause del dato di fondo: la Germania ha effettivamente un’eccedenza commerciale enorme negli scambi bilaterali con gli Stati Uniti, visto che esporta verso di noi due volte e mezzo di più di quello che importa. Perché? Gli economisti della Columbia Donald Davis e David Weinstein nel 2002 pubblicarono un’analisi empirica ben fatta, che giungeva alla conclusione che le spiegazioni classiche non spiegavano molto e che nel mondo c’erano molti più squilibri di quelli che «dovrebbero» esserci. Come dicono Davis e Weinstein, una delle teorie sugli squilibri è di ordine macroeconomico: i Paesi che risparmiano più di quello che investono saranno in surplus e quelli che investono più di quello che risparmiano saranno in deficit. Perciò, quando un Paese risparmioso commercia con un Paese spendaccione, ci si possono aspettare grossi squilibri. Complessivamente, la Germania esporta circa il 25% in più di quello che importa, mentre l’America importa circa il 50% in più di quello che esporta. Lo squilibrio bilaterale è molto più ampio di quello complessivo, sia che lo si guardi dal lato tedesco sia che lo si guardi dal lato Usa. L’altra storia che Davis e Weinstein raccontano riguarda il commercio triangolare. Ve la spiego così: pensate a un mondo dove esistono tre Paesi: Spendaccionia, Austeria e Petrostan. I primi due vendono principalmente beni lavorati, che sono prodotti differenziati, quindi c’è un forte flusso di scambi bidirezionale. Il terzo vende materie prime, che scambia con beni lavorati. Spendaccionia, però, produce anche grandi quantità di materie prime (attraverso la fratturazione idraulica, per esempio), e questo la rende relativamente meno dipendente dalle importazioni. Quello che ci aspetteremmo di vedere in questo caso, anche se gli scambi commercial complessivi i di ogni Paese fossero in equilibrio, sarebbe uno schema di squilibri bilaterali: Austeria in deficit con Petrostan, Spendaccionia in surplus con Petrostan, ma Austeria in surplus con Spendaccionia. Ora sovrapponete questo effetto agli squilibri macroeconomici e avrete qualcosa che assomiglia più da vicino alla situazione degli scambi bilaterali tra Stati Uniti e Germania.

Ma aspettate, c’è di più. Il mio sospetto è che parte dello squilibrio bilaterale sia un’illusione ottica, prodotta dal trasbordo. Se andiamo a guardare più attentamente i dati sui commerci statunitensi, scopriamo che abbiamo un flusso di scambi enorme con l’Olanda, e largamente in attivo per di più. Siamo nettamente in attivo anche con il Belgio. Questi dati sono senza dubbio influenzati da prodotti di esportazione che vengono scaricati a Rotterdam o ad Anversa e poi spediti verso altre destinazioni all’interno dell’Unione Europea, Germania compresa. Non so bene per quale motivo le esportazioni tedesche verso gli Stati Uniti non seguono la stessa strada; i suggerimenti di persone che lo sanno sono i benvenuti.

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