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Il debito pubblico e i fondi del Tfr, un dilemma insoluto

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Il debito pubblico e i fondi del Tfr, un dilemma insoluto

Caro Galimberti, ho letto l’articolo del dottor Patriarca (Il Sole 24 Ore online del 9 giugno 2017) sulla relazione della Covip sulla previdenza complementare, commentato da Giuliano Cazzola su www.ilsussidiario.net e il dubbio mio è il seguente: il debito pubblico continua a crescere senza sosta, nonostante il Pil in leggera crescita, per i miliardi che si continuano a investire nei titoli pubblici da parte dei fondi del Tfr.

In pratica il Tfr in questi anni di crisi è stato tolto come forma di finanziamento alle imprese, ma, per una eterogenesi dei fini, è finito come finanziamento del debito pubblico che non si arresta e noi promettiamo alla Ue l’impossibile, cioè la riduzione del debito e quindi il rendimento del Tfr in debito pubblico rimane l’unico investimento agevolato (12%) e più conveniente! Sarà vero? Saluti.

Antonio Petrina

Caro Petrina, la previdenza integrativa non ha tenuto fede alle sue promesse, è vero. La relazione della Covip dice che coloro che vi ricorrono se ne servono più per anticipi (spese eccezionali) che per pensioni vere e proprie.

Ci sono due ragioni per questo: la Grande recessione e la stagnazione dell’economia hanno impoverito molti ed è normale che si ricorra a questa fonte di fondi per le tante emergenze. Secondo, la previdenza integrativa è relativamente giovane e l’apporto che può dare alle pensioni è ancora modesto e si scagliona nel tempo, man mano che la gente va in pensione. Per quanto riguarda il debito pubblico e i fondi del Tfr, è normale che questi vadano a finanziare il debito, dato che i titoli pubblici continuano a essere l’investimento più sicuro, e il cielo sa se i soldi che devono essere usati per le pensioni hanno bisogno di essere spalleggiati da investimenti sicuri: quel che è importante, anche più del ritorno sul capitale è il ritorno del capitale. In ogni caso, non è impossibile ridurre il rapporto debito/Pil.

É già successo, in molti Paesi e anche in Italia. La chiave sta nel ritorno della crescita, che innalza il denominatore del rapporto.

L’articolo di Stefano Patriarca suggeriva di trovare un modo per rendere disponibili i fondi per le integrative anche prima di un’età di pensionamento che continua a crescere. Un’altra maniera di mobilizzare dei fondi “congelati” è quella delle “reverse mortgage”.

Ci sono tanti anziani – singoli o coppie – che hanno una casa come principale attività, ma si tratta di un capitale inaccessibile, e non possono chiedere un prestito immobiliare dando in garanzia la propria abitazione perché non si possono permettere le rate di un mutuo. Quindi devono rinunciare a una crociera attorno al mondo, o rinunciare a pagare gli studi di America di un nipote dotato. Con la “reverse mortgage” – che esiste in molti Paesi – si può avere un prestito subito e la restituzione – interessi e capitale – arriverà solo dopo il decesso, a carico degli eredi.

Chissà che qualche banca italiana non si decida a offrire questa forma di finanziamento...

fgalimberti@yahoo.com

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