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Ripartono gli investimenti

AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

Ripartono gli investimenti

Da tre anni viviamo con ritmi di crescita lenta. In questo periodo è apparso qualche dato economico positivo (da ultimo il +1,4% di Pil stimato dalla Banca d’Italia per l’anno in corso), che ha fatto aumentare l’aspettativa per una accelerazione. Ma, poi, alla pubblicazione del successivo report, la tendenza non è stata confermata e il risultato è quello che conosciamo tutti: una crescita che non decolla. È successo almeno tre volte negli ultimi tre anni: a inizio 2015, a cavallo tra fine 2015 e inizio 2016, e tra fine 2016 e inizio 2017.

La crescita è rimasta asfittica e, soprattutto, non è comparabile con quella delle principali economie dell’Eurozona.

Gli indicatori di sentiment del Club The European House-Ambrosetti sulla situazione economica attuale e sulle prospettive per il mercato del lavoro evidenziano un leggero arretramento, e confermano come il nostro sistema non riesca ad accelerare, o quantomeno a tenere il passo con le altre economie dell’Eurozona.

IL BUSINESS
La situazione attuale del business. In % (Fonte: Ambrosetti)

Le condizioni di contesto rimangono positive ed è lecito aspettarsi di più. Molti i fattori da considerare. La politica monetaria europea è espansiva. La Bce continua ad acquistare titoli e, al confronto, la Fed impallidisce. I tassi di interesse sono da tempo ai minimi storici, alleggerendo i bilanci pubblici come il nostro che è gravato da elevato debito. Il prezzo del petrolio rimane contenuto tra i 45 e i 50 dollari al barile, che in condizioni normali significherebbe una mini manovra espansiva.

Il Pil mondiale è in accelerazione con stime di crescita sopra al 3%, livello che, se confermato, sarebbe il più alto dal 2010. I fattori di incertezza e instabilità, pur presenti, sono al ribasso. Dopo il voto sulla Brexit e il risultato delle elezioni negli Usa, le elezioni in alcuni Stati chiave (Francia, Paesi Bassi, Austria) hanno rafforzato l’Europa e l’euro, affievolendo i possibili focolai di crisi.

Dobbiamo trovare il modo di fruire di questo positivo contesto globale. È essenziale per l’Italia attuare le riforme strutturali per consolidare la capacità di tenuta del sistema, agganciandolo alla ripresa internazionale, riducendo la disoccupazione e rilanciando la produttività.

Il sentiment della business community italiana circa le dinamiche dell’economia rimane leggermente positivo, ma tra i vertici delle imprese non emerge un forte e chiaro segnale di accelerazione dell’attività.

I nostri indicatori sono costruiti sui risultati di una indagine realizzata su oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano nel nostro Paese. Con cadenza trimestrale otteniamo informazioni sulla visione della business community italiana sulle prospettive a 360 gradi, sugli investimenti in programma, sull’andamento delle vendite e sull’evoluzione degli occupati. Valori sopra lo zero indicano un sentiment positivo e si prevede una espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano sentiment negativo e si prevede una contrazione.

GLI INVESTIMENTI A 6 MESI
Previsione sugli investimenti a sei mesi. In % (Fonte: Ambrosetti)

A giugno l’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia segna 28,3 punti in leggera discesa rispetto ai 30,9 di marzo e ai 31,7 di dicembre quando raggiunse il record storico. I valori rimangono positivi, ma con trend in leggera discesa. Imprenditori e manager confermano quindi un quadro economico di modesta crescita.

Sul fronte dell’occupazione il sentiment peggiora ulteriormente e si attesta a 4,7, poco sopra lo zero. In discesa rispetto ai 9 punti della rilevazione scorsa di marzo e ai 12,7 punti di dicembre. Siamo tornati quasi ai valori minimi degli ultimi 2 anni. Come nel caso precedente, il dato rimane positivo, anche se in modo contenuto. A conferma di quanto ha evidenziato il nostro indicatore l’anno scorso, cioè di leggera crescita del mercato del lavoro, la disoccupazione è scesa questo mese all’11,1%, dal 11,6% del giugno 2016.

Sul fronte degli investimenti, invece, il sentiment è molto più positivo. L’indicatore raggiunge il livello di 29,3, dai 25,8 di marzo, non troppo distante dai livelli massimi del dicembre 2016. Questo dato è importante, a fronte del fatto che gli investimenti si traducono nel medio periodo in aumento di produttività e competitività.

Mi ha molto colpito il report sulla redistribuzione del reddito in Italia pubblicato dall’Istat. L’intervento pubblico sui redditi che si compone di tasse, deduzioni e detrazioni abbatte il rischio di povertà delle famiglie anziane, mentre le coppie giovani e quelle adulte con minori sono più esposte al rischio povertà e non credo sia sostenibile a lungo questa situazione.

Durante gli incontri che teniamo con la nostra community, emerge, con forza, come una piena ripresa del Paese debba passare, oltre a un coinvolgimento dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso altri due elementi: la riduzione del divario Nord-Sud e l’allargamento della crescita a tutti i settori economici. Non ci potrà essere ripresa se il Sud continuerà ad avere un Pil pro capite pari a meno della metà di quello della Lombardia.

La nostra economia si regge sui consumi che rappresentano oltre il 60% del Pil: se metà del Paese non ha capacità di spesa, i tassi di crescita medi saranno sempre inferiori a quelli degli altri Paesi Ue. Così come non ci potrà essere una ripresa basata solo su export e forza del manifatturiero. Serve allargare la crescita ai settori penalizzati in modo particolare dalla crisi. È necessario recuperare spinta in tutti i settori economici. Manifattura, export, Milano e Nord Italia sono i nostri punti di forza, ma da soli non garantiscono una crescita di lungo periodo.

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