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Dopo gli Usa è l’Italia il mercato al top delle contraffazioni

in italia stimato un «fatturato» da 6,9 miliardi

Dopo gli Usa è l’Italia il mercato al top delle contraffazioni

(Fotogramma)
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Se l'Italia, dopo gli Stati Uniti, è il Paese più interessato al mondo dal fenomeno della contraffazione, un motivo ci sarà. Anzi, più di un motivo che, guardando alla criminalità organizzata, si declina con le parole camorra e ‘ndrangheta. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della contraffazione ha approvato la relazione conclusiva e il ruolo delle due mafie emerge in tutta la sua potenza. «Camorra, ‘ndrangheta e, purtroppo, anche casi riconducibili al terrorismo internazionale – dichiara Susanna Cenni, capogruppo Pd nella Commissione parlamentare sulla e relatrice dell'indagine – emergono da numerose indagini svolte a livello nazionale ed internazionale, firme di criminalità che controllano ed impongono mercati e scelgono di investire sulla contraffazione perché più remunerativa e meno rischiosa penalmente di altri comparti. Sappiamo che il fenomeno contraffazione si prevede in ulteriore crescita nei prossimi anni, e ciò ci impone di alzare la guardia sia sul terreno delle azioni di contrasto che delle pene».

La posta in gioco nel mondo
I numeri della contraffazione sono impressionanti. Lo studio “Trade in counterfeit and pirated goods” del 2016, a cura dell'Ocse e dell'Ufficio per la proprietà intellettuale dell'Unione europea stima che il 2,5% degli scambi mondiali sia costituito da beni contraffatti, per un valore corrispondente a 338 miliardi di euro al tasso di cambio dell'epoca, che al tasso odierno equivale a 461,85 miliardi di dollari, una cifra pari al Pil dell'Austria o alla somma del Pil di Irlanda e Repubblica Ceca (le importazioni di merce contraffatta in Europa riguardano il 5% del totale). Si tratta della prima voce mondiale all'interno dell'”Illicit Trade”, molto superiore al traffico di stupefacenti. Il trend è in forte crescita, in quanto nel 2008 il volume globale si attestava a 200 miliardi di dollari, pari all'1.9% del totale del traffico commerciale.

La posta in gioco in Italia
Nel rapporto del Censis “La contraffazione: dimensioni, caratteristiche ed approfondimenti”, del giugno 2016, si stima che il fatturato della contraffazione in Italia nel 2015 ammonti a 6,9 miliardi di euro, con un incremento del 4,4% rispetto ai 6,5 miliardi di euro stimati per il 2012. La perdita di gettito fiscale conseguente a tale giro d'affari illecito è stimata in 5,7 miliardi di euro (1,7 miliardi di euro per la produzione diretta e 4 miliardi di euro per la perdita di gettito sulla produzione indotta in altri settori connessi), con un valore aggiunto sommerso di 6,7 miliardi di euro ed oltre 100.000 posti di lavoro in meno. Un'eventuale immissione sul mercato di un equivalente di merci legali al valore di quelle contraffatte sarebbe suscettibile di determinare un incremento della produzione interna pari a 18,6 miliardi di euro (lo 0,6% del totale), con aumento del valore aggiunto del Paese di 6,7 miliardi.

Tutti i settori merceologici
Il settore maggiormente esposto è quello dell'abbigliamento, con un valore della produzione di 2,2 miliardi di euro, pari al 32,5% del totale. Seguono il comparto degli audiovisivi, con quasi 2 miliardi di euro (28,5% del totale), il materiale elettrico e i prodotti informatici con un 1 miliardo di euro, i prodotti alimentari anch'essi con un miliardo di euro. In termini di sequestri effettuati dalla Guardia di finanza nel periodo 2012/2016, su un totale di oltre un miliardo di pezzi, i macro-settori beni di consumo (439 milioni di unità) e giocattoli (251 milioni di unità) coprono il 63% del totale, seguiti dagli articoli elettronici (al 22% con il sequestro di oltre 245 milioni di pezzi) e dal settore moda (al 15% con oltre 164 milioni di pezzi).

Il giro si amplia
La relazione appena approvata testimonia che tendenza in atto è quella all'ampliamento della gamma di beni oggetto di contraffazione, con sempre maggiori pericoli per la salute del consumatore a causa dei materiali utilizzati: dal pellet per uso domestico di provenienza est-europea ai cuscinetti a sfera importati dalla Cina via internet; dai tappi in plastica e copri lattina con marchio di note bibite; dai capi di maglieria realizzati con pelo di coniglio in luogo del cachemire ai cosmetici e profumi contenenti alte percentuali di toluene e benzene ai termo caloriferi assemblati con fibre di amianto; dai rubinetti che rilasciano il piombo ai giocattoli contraffatti contenenti ftalati; dai gioielli contraffatti con un'alta concentrazione di nichel alle scarpe e alla pelletteria con anomale percentuali di cromo esavalente; dalle sigarette contraffatte con valori di catrame, piombo ed arsenico centinaia di volte superiori alla norma alle “cheap white”, sigarette originali prodotte in Russia, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Cina e Ucraina, ma non commercializzabili nell'Ue in quanto non conformi ai parametri di produzione e commercializzazione previsti dalla normativa comunitaria.

Il primato della Camorra
La camorra è ritenuta dalla Guardia di Finanza (audizione del Comandante generale della Guardia di Finanza Toschi del 28 settembre 2016) e dai Carabinieri l'organizzazione più dinamica ed attiva nel controllo e nella direzione di questo genere di attività illecite. Le organizzazioni camorristiche campane risultano aver diversificato le aree di azione criminale (la contraffazione di merci insieme al riciclaggio, ai traffici di armi e di stupefacenti) anche all'estero. I proventi di tale attività sono reinvestiti in settori ad alta redditività, quali la ristorazione, il turismo e le scommesse clandestine.
Nell'audizione di Napoli del 4 maggio 2017 è emersa con chiarezza, nell'analisi del raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei Carabinieri, l'intreccio tra il fenomeno della contraffazione e la criminalità organizzata, che controllano alcuni mercati degli ambulanti (ad esempio il mercato rionale della Maddalena), addirittura con estorsioni ai danni dei commercianti stessi, al fine di controllare la filiera del falso.

Nella relazione consegnata alla Commissione dal Comando provinciale della Guardia di finanza proprio nel corso della missione della Commissione a Napoli il 3 e 4 maggio 2017, si legge che in Italia le aree più rilevanti per la produzione di merci contraffatte sono concentrate in alcuni quartieri di Napoli (Sanità, Pendino-San Lorenzo, Gianturco e zona Porto) e della provincia (Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Palma Campania, Casoria, Arzano, Melito, Mugnano, Afragola), oltre che a Milano e Prato.

Nella provincia di Napoli, come si legge nella relazione sul primo semestre 2016 della Dia, i clan camorristici più coesi hanno spostato i propri interessi verso settori amministrativi, economici e finanziari, acquisendo, attraverso l'impiego di capitali illeciti, «il controllo dell'intera filiera di alcuni comparti dell'industria della contraffazione: dall'import-export di merci fino alla vendita, potendo contare su una fitta rete di punti di distribuzione disseminati in Italia ed all'estero». Circa le dimensioni del fenomeno è stato rilevato che «facendo le dovute proporzioni, nella provincia di Napoli il fenomeno della contraffazione ha sostituito quello che era una volta il contrabbando di sigarette. Il posto sul territorio viene preso dalle bancarelle di merci contraffatte»..

Il ruolo della ‘ndrangheta
Per una volta la ‘ndrangheta insegue. L'interesse della ‘ndrangheta per la contraffazione è stata accertata già dal 2009, nel corso di un'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, conclusasi con il processo, al termine del quale i soggetti arrestati sono stati tutti condannati, in rapporto alla gestione delle attività portuali a Gioia Tauro. Questa indagine ha rivelato la sussistenza di tre poli criminali tra di loro connessi ma indipendenti, operanti sulla base di un accordo: la ‘ndrangheta gestiva le attività di controllo criminale del porto e lucrava sulla movimentazioni delle merci, senza entrare direttamente nel business della contraffazione; un imprenditore operante come spedizioniere, non affiliato ma colluso penalmente con la ‘ndrangheta, si occupava di sdoganare le merci nel porto di Gioia Tauro; un'organizzazione molto agguerrita di cinesi importava merci contraffatte di vario genere, dai giocattoli fino a prodotti di abbigliamento, attraverso container per via marittima, spostati da Napoli a Gioia Tauro, in forza delle protezioni criminali fornite. Le merci contraffatte erano indirizzate, da una parte, a Roma e dall'altra alla Repubblica Ceca.

La Procura della Repubblica di Firenze ha riferito in audizione di indagini legate all'infiltrazione nella provincia di Arezzo di esponenti della cosca Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, con l'introduzione e la commercializzazione di capi di abbigliamento e calzature con marchi contraffatti, proveniente da laboratori clandestini turchi ed esportata in Germania e di qui in Italia. Sequestri di merce nell'ambito di queste indagini sono stati effettuati in Toscana, Lombardia, Veneto, Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna.

La Guardia di Finanza ha riferito in Commissione dei risultati conseguiti nel giugno 2016 dal Gruppo di Reggio Calabria che, all'esito di una complessa attività investigativa, ha smantellato un'intera filiera di produzione e distribuzione di capi d'alta moda ed accessori falsificati, che si approvvigionava dei materiali da assemblare in Turchia, Cina e Romania. Sono stati sequestrati oltre 150.000 pezzi illegali, 4 laboratori clandestini e 25 macchinari industriali; dei 37 soggetti denunciati alla magistratura 16 sono stati tratti in arresto in stato di custodia cautelare per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione.

L'operazione “Bucefalo” condotta nella prima metà del 2015 dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria, dal Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata e dal Nucleo speciale di polizia valutaria, sono venute in evidenza le ingerenze della cosca “Piromalli-Molè”, imperante nella piana di Gioia Tauro. Sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare verso 11 soggetti e sequestrate di società e patrimoni per circa 210 milioni di euro, accertando l'esistenza di una fiorente attività di vendita di articoli di abbigliamento ed accessori recanti marchi contraffatti posta in essere da un noto imprenditore locale sodale alla cosca.
r.galullo@ilsole24ore.com

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