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La guerra alla scienza della destra americana

L'Analisi|ISTRUZIONE E POLITICA

La guerra alla scienza della destra americana

Il Pew Research Center ha recentemente diffuso i risultati di un sondaggio che mostra che i Repubblicani, che già avevano un atteggiamento molto meno positivo dei Democratici sull’istruzione superiore, ora hanno un’opinione fortemente negativa sul ruolo dei college in America. Come da copione, la cosa ha suscitato la preoccupazione di alcuni commentatori liberal, che hanno invocato uno sforzo di coinvolgimento: le università dovrebbero esaminare i loro pregiudizi impliciti, fare uno sforzo per assumere più professori di destra eccetera.

E non hanno tutti i torti: dopo tutto, tra i professori universitari, il 59% si identifica con i Democratici, contro solo il 13% che si identifica con i Repubblicani. E i vertici delle facoltà sono ancora più a sinistra: pochissimi si definiscono conservatori.

Ah no, aspettate: quello non era un sondaggio tra i professori universitari, era un sondaggio del 2004 tra le forze armate, e il rapporto 59 a 13 era invertito. Da allora il sostegno per i Repubblicani tra le forze armate si è ridotto, ma gli ufficiali continuano a essere molto più a destra del Paese in generale. Stranamente, però, non ho visto molti editoriali chiedere che le forze armate cambino i loro metodi di reclutamento e introducano politiche di discriminazione positiva in favore dei militari di sinistra.

Il punto è che l’orientamento politico non è qualcosa che ti ritrovi appiccicato alla nascita, come l’etnia. È una scelta che riflette i tuoi valori, e quegli stessi valori probabilmente influenzano la professione che ti scegli, e magari anche il tuo rendimento in quella professione. C’è discriminazione contro gli aspiranti accademici che esprimono convinzioni di destra? Sicuramente ci sono casi del genere, ma non è la ragione principale del fatto che nel mondo accademico ci siano meno conservatori che progressisti, così come la discriminazione ai danni di aspiranti ufficiali con idee di sinistra non è la ragione principale delle tendenze di destra all’interno delle forze armate.

Ma l’inclinazione anticonservatrice del mondo accademico non si è accentuata? Sì, ma sicuramente ha molto a che fare con la trasformazione della destra: quando la negazione dei cambiamenti climatici e della teoria dell’evoluzione diventano segni identitari di una tribù, non c’è da stupirsi che gli accademici, anche e soprattutto gli studiosi delle scienze esatte, rifiutino di identificarsi con quella tribù.

Il che mi porta al repentino cambiamento in negativo delle opinioni dei Repubblicani sulle università. Qual è la ragione? Le università si spostate molto più a sinistra? Ne dubito.

I Repubblicani sono cambiati nell’era di Donald Trump: la vena antintellettualista, già prima molto forte, ora è assolutamente dominante. L’idea che sia esistita un’età dell’oro di intellettuali di destra è sostanzialmente un mito, ma prima facevano finta, almeno un po’, di prendere sul serio i fatti e le analisi esperte. Ora, chiunque faccia notare fatti scomodi – per esempio che gli immigrati non hanno portato un regno del terrore, che i posti di lavoro nell’industria del carbone non possono ritornare o che Trump ha perso il voto popolare – è il nemico. Arrivo a dire che l’antintellettualismo, a modo suo, ha influito sul risultato elettorale tanto quanto il razzismo.

Tutto ciò non promette bene per il futuro. L’America è il Paese che di fatto ha inventato la società istruita moderna, facendo da battistrada all’istruzione universale, costruendo il sistema di istruzione superiore più avanzato e completo al mondo. E questo, a sua volta, ha contribuito notevolmente a farci diventare la guida del mondo libero. Ora, un potente movimento politico in sostanza vuole tornare a fare ignorante l’America.

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