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Dossier Più scambi di docenti a livello internazionale

    Dossier | N. 22 articoliIl dibattito sull’Università - 40 anni persi

    Più scambi di docenti a livello internazionale

    L’intervento di Dario Braga e i seguenti di questi giorni sullo stato dell’Università italiana sono un contributo fondamentale a un dibattito che purtroppo passa troppo spesso in secondo piano, come se fosse un problema ristretto al mondo accademico. Si tratta invece del futuro del nostro Paese, in cui il determinante progresso dell’Università si lega in modo inscindibile a quello della scuola e della società. È tutto il sistema dell’educazione e della ricerca che deve avere il ruolo primario che merita, in termini di attenzione e di risorse. Negli ultimi decenni si è investito sempre meno e questo è il primo punto da capovolgere. Senza educazione e senza ricerca avanzate un Paese perde qualità e prestigio e sarà costretto sempre più a dipendere da altri, con costi economici, politici e culturali maggiorati.

    L’Università italiana è carente di organico. Che l’organico debba essere eccellente è fuori discussione. Ma anche un organico eccellente deve essere messo nelle migliori condizioni per lavorare e produrre ricerca. In primo luogo occorre quindi un piano straordinario di assunzioni che permetta di riequilibrare il numero dei docenti stravolto dallo squilibrato vincolo di cinque a uno tra pensionamenti e nuove assunzioni. Questo è accaduto non solo nell’Università ed è uno dei problemi più gravi di gestione dei beni pubblici. Purtroppo quei posti di lavoro si sono oggettivamente persi e senza un piano straordinario di reintegro il sistema è e resterà in sofferenza.

    Nel merito del reclutamento. Sono in corso le operazioni dell’abilitazione scientifica nazionale (Asn) per i docenti di prima e di seconda fascia (ordinari e associati). Sono conclusi o si stanno concludendo i lavori del secondo quadrimestre e si stanno ultimando quelli per l’iscrizione al terzo. Entro il 2018 incluso saranno effettuate le selezioni per cinque quadrimestri. Il sistema pare efficiente, sia per l’organizzazione sia per gli esiti. Ma perché sul piano strutturale l’operazione complessiva funzioni occorre che gli abilitati trovino al più presto la collocazione prevista nei ruoli indicati altrimenti al termine dei due anni si sarà formata una lista d’attesa troppo ampia e che già va ad aggiungersi a quella dell’abilitazione precedente.

    Il bisogno di nuove assunzioni c’è, il sistema Università ne ha assoluto bisogno per crescere e mantenere un livello di eccellenza. Qui sto parlando di docenti, ma servono risorse per il personale amministrativo, per le strutture, per l’acquisto e il funzionamento delle attrezzature, insomma per tutto.

    Tornando alle assunzioni. Nei punteggi internazionali le nostre Università sono penalizzate per l’età troppo alta dei docenti. Se il sistema non si muove il rischio è quello di peggiorare invece di migliorare. Perché i dottori di ricerca possano essere inseriti nel momento e nell’età migliore, quella in cui si hanno maggiori energie e idee, occorre appunto che ci sia movimento e non staticità. La staticità è lo stato peggiore delle cose.

    A questo proposito credo occorra favorire anche un maggiore scambio di docenti tra le varie Università, sul piano internazionale e su quello nazionale. Oggi un docente che voglia trasferirsi da una Università italiana a un’altra è praticamente impossibilitato a farlo perché i costi dell’operazione economica per le Università sono quasi proibitivi. Questa condizione alimenta la staticità dei percorsi interni dei singoli atenei. Sul piano legislativo bisognerebbe varare una modalità per cui i docenti durante la loro carriera possano con agilità lavorare in più Università, favorendo così lo scambio intellettuale e il lavoro collettivo. Uno dei punti cruciali dello sviluppo del sistema universitario è che il sistema è per sua natura comunicativo e interdipendente. Negli ultimi anni si è dato giusto rilievo all’autonomia degli atenei ma perdendo forse troppo di vista le necessità di trasmissione e costruzione comune del sapere, almeno sul piano nazionale (ma oggi la nazione, la nazione intesa come “area vasta”, è almeno l’Europa).

    Comunicazione del sistema universitario interna e naturalmente anche esterna. Anche da questo punto di vista occorre un’efficace mobilità legislativa e organizzativa oggi insufficiente. Nelle Università cerchiamo sempre di più il rapporto con le cosiddette parti sociali e veniamo anche valutati per questo, perché bisogna che l’Università dialoghi con la società e trovi prospettive professionali per i propri studenti. Ma i frutti che provengono da questo avviato ed essenziale dialogo faticano poi a trovare concrete e utili conseguenze perché i tempi di cambiamento dell’Università sono troppo lunghi rispetto a quelli della società. Si deve trovare il modo perché questo dialogo non resti lettera morta o giunga a compimento quando già i tempi sono cambiati. Anche da questo punto di vista occorre un intervento mirato perché il sistema comprenda i segni dei tempi e non solo si adegui ma li promuova. La ricerca è sempre avanguardia.

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