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Le famiglie come mattoni della società

L'Analisi|Cultura & Società

Le famiglie come mattoni della società

Ho l’impressione, a volte, che il parlare e lo scrivere del divario tra realtà vera e realtà percepita sia fatto apposta per ... “rimandare tutto alla prossima volta”. Al prossimo convegno, alla prossima consultazione, al prossimo Governo, alla prossima “Conferenza”. Ammesso che qualcuno abbia voglia di mantenere la parola e assumersi la responsabilità di convocare convegni, consultazioni e conferenze in una società, come la nostra, che sempre di più “cammina stando seduta”. Eppure, a leggere editoriali bene informati, risultano sempre più insopportabili le contraddizioni che il politicamente corretto ci sta spingendo ad accettare in maniera rassegnata. Senza far perdere il sonno a nessuno, compreso a chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli. Della denatalità, sembra basti prenderne atto ma senza toni allarmistici, semmai continuando a farci credere che tra poco non avremo più spazi sufficienti per starci tutti ed essere costretti a far scendere qualcuno dalla barca, come Giona. Della famiglia, sembra non abbia troppo senso parlarne dal momento che, da alcune parti sanno vederla solo come il luogo in cui si esprime il peggio dell’uomo e della donna con prole. A proposito di droga che scorre a fiumi e a proposito di tossicodipendenza, meglio svegliarsi solo e per poco tempo quando a rimetterci la vita sono ragazzi minorenni, i cui compagni non trovano di meglio da dire che ... «l’avevamo fatto altre volte e non era successo niente». Senza parlare della mobilità umana. Il presidente dell’Inps ha rischiato il linciaggio mediatico solo perché si è permesso di metterci davanti la realtà vera e non quella presunta. Si è permesso di ricordarci che al Pil nazionale contribuiscono anche gli immigrati e che questi contribuiscono in maniera rilevante anche per assicurare la pensione a molti italiani. Qui “Non si discute la posizione più che legittima – scriveva in maniera ironica Gramellini qualche giorno fa – di chi è favorevole alla lenta autodissoluzione per garantire la sopravvivenza di un pianeta già sufficientemente popolato”. Si vuole piuttosto trovare e percorrere varchi di speranza. Quella vera. Per questo ho voluto ancora una volta trascorrere qualche giorno a contatto con famiglie composte di padre, madre e figli. Ho voluto mettermi in ascolto dell’esperienza faticosa richiesta loro per attraversare questo momento senza sentire attorno a sé l’attenzione di chi è chiamato a governare bene il presente e, proprio per questo, preparare un futuro vivibile. Ho scoperto con piacere una fatica che non toglie la voglia di guardare avanti e non distoglie lo sguardo da ciò che succede intorno, soprattutto a quelli che non ce la fanno. Esistono tante famiglie fatte così. Credetemi. E sono la stragrande maggioranza. Capaci di reagire alla “scomparsa del senso di missione che ogni civiltà reca con sé” (Gramellini). Guardarle e rispondere seriamente alle loro giuste attese è come guardare i mattoni che costituiscono la nostra società, parlare con loro serve per riscoprire la bellezza del vivere insieme ma anche toccare con mano le difficoltà quotidiane di chi rischia di diventare povero solo perché sceglie di mettere al mondo un figlio, oggi. È anche questo Paese reale, che merita attenzione e non distrazione e dilazioni, il più delle volte ingiustificate!

Oggi fare famiglia, e in queste condizioni, sembra proprio essere affare da eroi. Eppure i sogni di tanti nostri giovani sono semplici: un lavoro, una casa, dei figli. Stando con famiglie fatte di tutto questo mi sono reso conto che la famiglia non è il malato della nostra società. Ne è la cura. Non mi sembra di esagerare e di meritare la gogna se ricordo che le famiglie producono ricchezza, anche economica. Concorrono naturalmente alle spese pubbliche facendo, così, risparmiare lo Stato. Le famiglie come le imprese e, più delle imprese rischiano. Sanno bene che una delle prime cause di povertà, oggi in Italia, è mettere al mondo un figlio, eppure corrono il rischio. Perché è più bello che difficile. Quante storie di donne costrette a nascondere il pancione per evitare il licenziamento! Quanti racconti di precarietà e di fatica anche solo per cercare di arrivare a fine mese. Ma quanto potremo andare avanti in questo modo? Per quanto tempo, con un fisco così iniquo – e non da oggi - le famiglie continueranno a essere l’ammortizzatore sociale del nostro Pese? Un Paese può contare solamente sulla caparbietà delle mamme e dei papà lasciati ormai soli? Una speranza è riposta da tanti nella prossima Conferenza nazionale sulla famiglia. Occasione importante per approfondire i temi della natalità e di una fiscalità che, finalmente metta al centro la famiglia. So che si è lavorato tanto per prepararla con il coinvolgimento e l’impegno dell’associazionismo, a ben sette anni dal precedente confronto di Milano 2010. Penso che chi ha responsabilità di governo abbia tutto l’interesse a restituire la centralità dovuta a questo vero motore del futuro. Speriamo davvero, come cittadini e senza aspettare la prossima tornata elettorale, di sentire voci decise a sostenere politiche familiari strutturali. Non elemosina, ma giustizia e riconoscimento per la famiglia; bene comune che assicura futuro. In tutti i sensi.

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