Commenti

Accertamenti, resta il vincolo di altri indizi per contestare chi non…

L’analisi

Accertamenti, resta il vincolo di altri indizi per contestare chi non dichiara

È auspicabile che alla riduzione degli accertamenti che derivano dalle indagini finanziarie, faccia seguito anche una corretta valutazione di quello che le stesse indagini effettivamente sono. Il procedimento di accertamento consta di più fasi, ognuna della quali ha una sua autonomia: la prima è la presentazione della dichiarazione (quando viene presentata) da parte del contribuente. C’è poi l’attività istruttoria dell’amministrazione, alla quale può (si sottolinea il «può») seguire l’atto di accertamento vero e proprio. La fase dell’attività istruttoria risulta diretta a far acquisire all’Agenzia le cosiddette «conoscenze fiscalmente rilevanti» ai fini dell’eventuale successivo atto accertamento. L’attività conoscitiva ha, quindi, una sua autonomia rispetto a quella successiva dell’accertamento vero e proprio.

In tutto questo occorre rilevare che la norma che si occupa delle indagini finanziarie (articolo 32, comma 1, n. 2), del Dpr 600/1973) prevede che i dati attinenti ai rapporti con gli intermediari finanziari possono essere posti a base degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41 del Dpr 600/1973, se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito o che non hanno avuto rilevanza allo stesso fine. Questa previsione riguarda tutti i soggetti - dai lavoratori dipendenti alle imprese - e si riferisce, in sostanza, a quelli che risultano i versamenti non giustificati.

La seconda parte della norma risulta, invece, specifica per coloro che svolgono un’attività d’impresa: viene disposto che i prelevamenti e gli importi riscossi nell’ambito dei rapporti intrattenuti con gli intermediari finanziari sono posti come ricavi a base dell’accertamento, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili. Nella conversione del decreto fiscale collegato alla manovra dello scorso anno (Dl 193/2016) è stato stabilito che risultano rilevanti soltanto i prelievi superiori a mille euro giornalieri e, comunque, a 5mila mensili. È evidente che la norma dell’articolo 32 del Dpr 600/1973 è diretta a fare acquisire all’amministrazione finanziaria «conoscenze fiscalmente rilevanti» ai fini dell’eventuale successivo accertamento. In sostanza, quella dell’articolo 32 non è una norma che legittima autonomamente l’accertamento. La norma, come si è visto, dice che le movimentazioni, per le quali non si è in grado di dare giustificazione, devono poi sottostare alle regole di specifiche disposizioni di accertamento (quelle degli articoli da 38 a 41 del Dpr 600/1973). In definitiva, i risultati delle indagini finanziarie non sono un automatismo: non rappresentano una presunzione di legge. I risultati delle indagini vanno canalizzati, se l’ufficio ritiene di dare corso all’attività istruttoria, in alcune specifiche norme disciplinanti l’accertamento vero e proprio. Quindi, non esistono gli accertamenti bancari ma solo le indagini finanziarie che possono portare, caso mai, all’accertamento.

© Riproduzione riservata