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Roma, capitale senza rating

IL NODO DEL DEBITO

Roma, capitale senza rating

(Agf)
(Agf)

Che il comune di Roma abbia deciso di fare a meno dell’ultimo rating pubblico che le restava, la “BBB” di Fitch, è un atto che risponde a una logica finanziaria di corto raggio, in assenza di emissioni di bond e BoC. Il rating valuta la capacità e la volontà dei debitori di rimborsare puntualmente e integralmente i creditori. E di questo giudizio, la giunta Raggi che ha messo alla porta gli analisti di Fitch non ne vuole sapere.

Esiste però un’altra logica dietro il rating, che ha a che fare con le prassi di mercato, con la trasparenza e l’accountability degne di una grande capitale europea (Parigi, Berlino e Madrid ce l’hanno). Roma senza rating è minacciata dai conti di Ama e Atac, ha un debito che punta a 1,5 miliardi e un debito pregresso da oltre 5 miliardi sotto gestione commissariale che però continua a pesare su contribuenti, cittadini romani e turisti .

IL DETERIORAMENTO DEL RATING (RITIRATO QUEST’ANNO)
La storia dei voti di Fitch per il Comune di Roma

Il Comune di Roma in qualità di debitore è uscito dal radar del mercato nel maggio 2010 quando la montagna del debito pregresso da circa 14 miliardi, accumulata fino all'aprile del 2008, è finita sotto la gestione commissariale. Il rimborso del debito passato, tuttavia, continua a pesare oggi sul Campidoglio. La gestione commissariale, infatti, ha una dote pari a 500 milioni l'anno per pagare interessi e capitale, di cui 300 a carico dello Stato e 200 a carico del Comune tramite l'addizionale comunale Irpef allo 0.9% e la tassa di €1 sugli sbarchi negli aeroporti di Roma. Sono risorse di cui il Campidoglio deve fare a meno per risanare il pregresso e che rischiano di aumentare nel momento in cui la gestione commissariale (che risponde al ministero dell'Economia) dovesse aver bisogno di maggiori entrate. Difficilmente, per contro, gli oneri del Comune sul pregresso potranno diminuire, a meno di rinegoziazioni o ristrutturazioni con i creditori (tra i quali la Cdp e sottoscrittori di un bond scadenza 2048 da 1,4 miliardi con cedola fissa al 5,345%).

Neanche guardando al futuro, i conti capitolini brillano. Gli spazi di manovra sono esigui. Il debito per mutui a lungo termine del Comune è stimato in circa €1,2 miliardi. E a questo, stando ai calcoli degli esperti della materia, si aggiunge la minaccia da 1 miliardo del debito “esterno”, accumulato sui bilanci di Ama (500 milioni circa) ed Atac (200 milioni con le banche e 300 con i fornitori). Raffaele Carnevale, senior director di Fitch che ha seguito il Comune di Roma ai tempi del rating, spiega: «Il debito con le banche dell'Ama, di circa 500 milioni a fine 2016, non è contabilizzato né sullo stato patrimoniale del Comune di Roma, né come debito pubblico perché Ama è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione per Eurostat». Nel momento in cui il debito Ama verrà contabilizzato nello stato patrimoniale del gruppo Comune di Roma, «avrà un valore prevalentemente statistico avendo il Campidoglio concesso solo una lettera di patronage nel 2009 in occasione dell'allungamento del debito con le banche». Carnevale puntualizza tuttavia che in quanto ad entrate e spese, i flussi dell'Ama sono già ricompresi nel bilancio del Comune nella voce della tassa rifiuti da circa 800 milioni.

«Nella misura in cui la tassa non viene riscossa il Comune si fa carico della copertura per la percentuale non incassata (circa il 20%) riconoscendo ad Ama l'intera somma. Ama quindi pesa negli equilibri di bilancio capitolino, salvo eventuali ritardi nel pagamento del corrispettivo che genera accumulo di crediti di Ama verso il Comune», mette in chiaro Carnevale. Diverso il caso di Atac che avrebbe impatto sul bilancio capitolino solo per i trasferimenti ricevuti dal Comune e/o dalla Regione:  i proventi da biglietti non girano sul bilancio del Comune. Il rapporto tra Regione e Comune resta fondamentale. «Su Roma, Ama e Atac pesa la partita dei crediti vantati da Ama e Atac verso il Comune e dal Comune verso la Regione». ammonisce Carnevale, che aggiunge: «A fronte di mancati incassi di entrate aumentano in via corrispondente i debiti commerciali, in alternativa al ricorso al debito bancario a breve termine; il debito con i fornitori non ha i limiti del pareggio di bilancio cui deve sottostare il debito per mutui e prestiti a lungo termine fatto a fronte di investimenti». Insomma, gli enti in crisi di liquidità trovano una scappatoia nel ritardare i pagamenti ai fornitori.

La Regione Lazio intanto sta valutando di portare a termine tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2018 la ristrutturazione su base volontaria (la prima senza il coinvolgimento dello Stato come avvenuto in passato) della cartolarizzazione di crediti sanitari risalente al 2001, emessa dal veicolo SAN.IM. spa e con un valore residuo di 927 milioni allo scorso luglio: l'operazione, se andasse in porto su 600 milioni di asset-backed securities, genererebbe un risparmio di 20 milioni l'anno secondo Moody's.
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